Cuperlo Vendola 150125134013
MAMBO 12 Marzo Mar 2015 1059 12 marzo 2015

Sinistra Pd, se ti serve un capo prova coi talent

Urgono facce nuove. E una carta d'intenti. Solo così la minoranza dem può risorgere.

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Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e Nichi Vendola alla convention Human Factor a Milano.

Le paure della sinistra Pd sono le seguenti: teme che il combinato disposto riforma del Senato-legge elettorale accresca il numero dei nominati, quindi lo strapotere del premier, quindi, ancor di più, lo svilimento della democrazia rappresentativa; teme politiche sociali ultraliberiste con nessun dialogo con le parti sindacali; teme un partito volta a volta liquido-solido, ma piegato all’affermazione del premier e dei suoi nuovi compagni di cordata (vedi Orfini a Roma); teme che l’insieme di queste cose diminuisca lo spazio per un dibattito vero e per la contendibilità della leadership.
Infine teme, ma non è l’ ultima cosa, che cambi la natura del Pd, da partito di centro-sinistra a rassemblement “renziano” tout court.
LA SINISTRA PD HA TANTE COLPE. Queste preoccupazioni, prese una per una e prese tutte assieme, sono fondate. Nel senso che la sinistra Pd coglie il processo di radicale modifica dell’assetto politico conosciuto e che riguarda le istituzioni, il rapporto fra legislazione e mondo del lavoro, il tema dei partiti, la natura della rappresentanza.
È tempo perso analizzare quanto questo prevalere di Renzi sia frutto delle colpe della sinistra Pd, delle sue divisioni, della sua incertezza a ingaggiare una vera battaglia riformatrice (ne ha fatte tante, ma per esempio sul Senato non ha mosso un dito pur volendone modificare il ruolo), sul dominio via via svanito su un partito di cacicchi e burocrati, sulla rinuncia ad allevare una leva di giovani dirigenti veri e “cazzuti” meno fotocopie dei leader e più aggressivi di quelli che costituiscono la covata fiorentina, nell’aver accettato la demonizzazione del proprio passato cercando solo di non far rottamare le persone che quel passato, nel bene e nel male, rappresentavano.
UN PARTITO SENZA PASSATO. Tutti sanno che in un partito senza passato non ci sono dirigenti che da lì vengono. È lapalissiano. Se tutti fanno i nuovi, i nuovi per età, quelli veri, vincono.
Questi sono i capitoli del libro della sconfitta.
Guardando al presente e al futuro, la sinistra Pd rischia di diventare qualcosa di indecifrabile che induce al sorriso e alla commiserazione. Ogni volta annuncia una battaglia campale seguita da una ritirata disordinata. Ogni volta evoca una scissione che nessuno vuole e che nessuno può fare (D’Alema e Landini nello stesso partito a guida Fiom? Non scherziamo).
La sinistra Pd ha un problema grave di credibilità anche perché si è divisa in tanti filoni che per comodità di comprensione possiamo raggruppare in due fondamentali: uno cerca di trovare il modo per accostarsi a Renzi senza perdere la faccia (modello Orfini-Speranza), altri cercano di discostarsene senza passare per scissionisti (modello Cuperlo).
MANCANO LEADER E IDEE. È come se in una festa, ma se è un funerale fa lo stesso, vi fosse un dubbio se stare al centro dell’evento o vicino all’uscio.
Alla sinistra Pd, se le cose stanno come sommariamente ho raccontato, servono due vie d’uscita: l’una riguarda la ricerca di una leadership che sia del tutto diversa dai leader attuali.
Facciano un concorso, un “talent”, ma si presentino con facce nuove senza Fassina, Orfini se n’è già andato, e , mi dispiace dirlo, anche senza Cuperlo.
Serve poi una piccolissima carta di intenti. Poche cose da chiedere subito e tassativamente a Renzi (va bene la modifica dell’Italicum togliendo i troppi nominati). Poi bisogna che la sinistra Pd si dedichi al lavoro meno renziano possibile, cioè progettare culturalmente il futuro.
Le opposizioni che si agitano sono come le squadre che, sotto di uno o due goal, vanno all’attacco confusamente subendo altre reti.
Tutti sanno, invece, che la regola è riorganizzare le forze, bloccare i talenti altrui e costruire azioni di gioco con calciatori di una vera “cantera” e qualche vecchia gloria.

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