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TENDENZE 12 Marzo Mar 2015 1242 12 marzo 2015

Tivù, Renzi mette in soffitta i radical chic

Bignardi e Formigli rischiano di "estinguersi". Vespa e Giletti si riposizionano. Soltanto Fazio resiste. Gli effetti del cambio culturale impresso dal premier.

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Fabio Fazio e Matteo Renzi.

Ogni epoca ha la sua stagione d’oro. E ogni stagione ha un suo perno culturale attorno al quale ruota il cosiddetto mondo che conta. Che magari canta e balla pure.
Perché le corti di nani e ballerine sono senza tempo, con attrici e attricette, registi e manipolari d’immagini.
L’epoca che ci stiamo lasciando alle spalle ha avuto nei cosiddetti radical chic il punto di riferimento della sua stagione d’oro.
D’oro e d’argento, a dire il vero, essendo nata con il Partito comunista e prosperata con il berlusconismo, unico frammento politico passato senza lasciare una segno culturale, un’impronta ideale, pur priva di ideologia.
CON RENZI FINISCE UN'EPOCA. L’avvento di Matteo Renzi non rappresenta solo la fine del berlusconismo, ma anche il passaggio da un’epoca all’altra. E la sua stagione d’oro è già iniziata, a scapito proprio dei radical chic.
E quando si parla di radical chic il pensiero va alla borghesia ricca e un po’ snob nata e cresciuta nella pancia di quella classe media italiana che oggi va scomparendo a causa della crisi. Una borghesia che per seguire la moda, per esibizionismo o per inconfessati interessi personali, ha sempre ostentato idee e tendenze politiche affini alla sinistra radicale o comunque opposte al loro vero ceto di appartenenza.
Seguiva la moda per essere alla moda, senza una vera aderenza intellettuale, capace di elaborare un pensiero che veniva annaffiato sulle terrazze romane come una pianta di rose.
CONTA LO SPOT, LA BATTUTA BRILLANTE. I renziani no, sono traversali e vanno oltre, senza elaborare alcunché. Tutto il movimento avviene dentro e attorno alla televisione, non sulle terrazze. Conta lo spot, la battuta, la metafora brillante e il giro di parole sfolgorante. Non la sostanza.
Mutuando il concetto dall’optical art, gli 'optical renziani' puntano tutto sulle illusioni, visive e verbali, tipiche di quel movimento nato a cavallo tra Anni 60 e 70. Fondamentale è l’uso del futuro, un buonismo spinto, corroborato da tanti «faremo» e «cambieremo».

Tra i radical chic resistono solo i duri e puri

Daria Bignardi.

Il risultato concreto è che fra i radical chic resistono solo i duri e puri come Fabio Fazio, indisposto a vendere l’anima al diavolo ma disponibile a trattare con il nuovo monarca a patto che gli lasci il suo orticello, ovvero quell’ufficio marketing che è Che tempo che fa. O scrittori tosti come Sandro Veronesi, non ancora pronto ad assecondare Renzi come invece ha fatto il deputato-scrittore pratese Edoardo Nesi.
Per non dire del direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, pronta alla guerriglia pur di difendere la sua storia professionale. E la sua poltrona, ovviamente, messa in discussione dal piano del direttore generale Luigi Gubitosi.
LA CRISI DELLA BIGNARDI. I radical chic di maniera, invece, sono destinati a sparire. Come Daria Bignardi con le sue Invasioni barbariche e Corrado Formigli con Piazzapulita, seppellito dagli applausi al leghista Gianluca Buonanno dopo aver definito i rom «feccia della società».
Sul salotto televisivo di Daria, clone di quello di casa Bignardi-Sofri – ovvero i radical chic per antonomasia –, non solo sta calando il silenzio degli ascolti, ma l’eclissi culturale è talmente evidente da rendere le ultime puntate una sorta di Titanic del talk show, genere che - a prescindere da tutto - pare entrato in un tunnel senza fine.
GILETTI CAMBIA VERSO. Quasi certamente la prossima stagione sarà la trasversale Myrta Merlino a prendere il posto della Bignardi. La conduttrice di L’aria che tira ha smesso da tempo i panni della radical chic per indossare quelli della optical renziana, ma con moderazione. Cosa che vorrebbe fare anche Michele Santoro, che comunque resta il signore dei talk televisivi, ma non potendo tradire il suo zoccolo duro di ascoltatori è costretto a clonare se stesso.
Diverso il discorso per Nicola Porro, conduttore frizzante di Virus su RaiDue. Lui, editorialista del Giornale, dopo aver garbatamente salutato i radical chic, adesso annusa da vicino gli optical renziani invitandoli in trasmissione. Un po’ come sta facendo Massimo Giletti su RaiUno.
ANCHE VESPA SI METTE IN SCIA. La sua Arena della domenica, in realtà, è un altalena, sospesa fra il 'vorrei esser tutto renziano' e il 'non posso'. E così nelle varie trasmissioni optical ecco apparire in video imprenditori illuminati (come Roberto Colombo o Oscar Farinetti), scrittori folgorati sulla via di Bagno a Ripoli (dove Renzi ha la sua casa privata) e politici stregati dal nuovo verbo.
Tutta roba che ha costretto uno come Bruno Vespa a mettersi in scia. E non c’è solo il mondo catodico a essersi opticalizzato. Perché se uno come Giuliano Ferrara o l’enfant prodige montezemoliano e poi montiano Andrea Romano virano rispettivamente dall’azzurro e dal moderatismo di centro al rosso tenue significa davvero che siamo dentro a un’altra epoca. All’inizio di una nuova stagione. Dove uno come Jovanotti ha trovato finalmente l’acquario perfetto per crescere e moltiplicarsi. Tutti gli altri, ovviamente, stanno a guardare.

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