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MALCONTENTO 14 Marzo Mar 2015 1500 14 marzo 2015

Brasile, scandalo mazzette e crisi: Rousseff trema

Austerity. Pil che crolla. Tangenti della Petrobras. La presidente impopolare rischia l'impeachment. Mentre scoppiano proteste in strada e boicottaggi.

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da Curitiba

Una piattaforma petrolifera offshore di Petrobras.

Mentre la crisi economica si aggrava e lo scandalo nella Petrobras si allarga a macchia d'olio, in Brasile continua a montare il malcontento.
Tanto che ormai la popolarità della presidente Dilma Rousseff, rieletta nell'ottobre 2014, è in caduta libera. E adesso, tra la popolazione, c'è chi arriva perfino a chiederne l'impeachment.
A far montare la protesta sono, da un lato, le misure di austerità adottate dal governo per far quadrare i conti e, dall'altro, un gigantesco schema di corruzione all'interno del colosso nazionale del petrolio che sta scuotendo i vertici della politica.
INDAGATI 36 PARLAMENTARI. Gli ultimi a finire tra gli indagati dell'operazione Autolavaggio (l'indagine infatti è partita da un car wash di Brasilia) sono stati 36 parlamentari della maggioranza, tra cui Eduardo Cunha e Renan Calheiros, rispettivamente presidente di Camera e Senato.
Il nome di Aécio Neves, principale sfidante di Dilma Rousseff alle ultime elezioni, è stato invece stralciato dall'inchiesta.
OLTRE 600 MILIONI DI MAZZETTE. Le indagini hanno portato alla luce un giro di mazzette che coinvolgerebbe manager pubblici, politici e imprenditori allo scopo di condizionare gli appalti in una delle compagnie petrolifere più grandi al mondo.
I soldi sarebbero finiti nelle casse dei partiti e nelle tasche di politici e dipendenti pubblici.
A oggi, i pm stimano un volume di 2,1 miliardi di reais (oltre 600 milioni di euro) di fondi dirottati, anche se la somma potrebbe essere di gran lunga superiore.
DILMA NON SAPEVA NULLA? La Rousseff non è indagata e al momento non ci sono prove del suo coinvolgimento, ma sotto la lente degli investigatori ci sono parlamentari che sostengono la maggioranza, ex ministri del suo governo, e manager in quota ai due principali partiti di governo, tra cui il partito dei lavoratori, a cui appartengono la presidente stessa e Lula.
Per molti rimane difficile da credere che sia all'oscuro di tutto, anche perché la Rousseff è stata presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda pubblica dal 2003 al 2010. Le indagini dei magistrati si concentrano sul periodo che va dal 2004 al 2012.

Boicottaggi e proteste spontanee per le strade

La presidente del Brasile Dilma Rousseff.

Che la situazione intanto stia scivolando di mano, il governo se ne è accorto domenica 8 marzo quando in molte città è scattata una protesta spontanea proprio in concomitanza del messaggio della presidente trasmesso in tivù e alla radio in occasione della Giornata della donna.
CLACSON E PENTOLE. In segno di boicottaggio, gli automobilisti hanno cominciato a suonare il clacson all'impazzata per le strade, mentre dalle case proveniva il fragore delle pentole percosse.
Il 'panelaço', come è stato ribattezzato, ha preso a viaggiare sul web e, attraverso i social network, altre manifestazioni spontanee per chiedere l'impeachment della Rousseff sono state indette per domenica 15 marzo nelle principali città del Paese.
L'OPPOSIZIONE FRENA. I socialdemocratici, principale partito d'opposizione, però se ne sono chiamati fuori. «L'impeachment non è auspicabile e nessuno vuole portarlo avanti. L'impeachment è come la bomba atomica, serve a dissuadere, non a usarlo», ha affermato l'ex presidente socialdemocratico Fernando Henrique Cardoso, che ha anche precisato che preferisce cuocere la Rousseff a fuoco basso per i prossimi quattro anni.
ECONOMIA A PICCO. A giocare a favore dell'opposizione d'altronde c'è lo scenario economico fortemente deteriorato.
Il pezzo del petrolio è calato, mentre l'inflazione è in rialzo e, secondo la Banca centrale, quest'anno è destinata a sfiorare l'8%.
Da gennaio, quando è cominciato il secondo mandato, la Rousseff ha chiesto «sacrifici temporanei a tutti» ed è stata costretta a varare misure di austerity: tagli alla spesa pubblica, riduzione delle esenzioni fiscali per le imprese, aumento delle tasse su combustibili, importazioni e credito, e innalzamento dei tassi di interesse.
PIL IN PEGGIORAMENTO. Mentre la presidente attribuisce i motivi della crisi alla congiuntura internazionale e alla siccità che sta colpendo gravemente il Sud-Est del Paese, le previsioni di crescita del prodotto interno lordo sono in continuo peggioramento e per il 2015 il Banco centrale stima una contrazione dello 0,7%.

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