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ALTA TENSIONE 14 Marzo Mar 2015 1306 14 marzo 2015

Ucraina, lo spettro del terrorismo destabilizza Kiev

Nuovo attentato a Kharkiv. Ma dietro bombe e morti non ci sono soltanto i russi. Le forze contro il potere centrale di Poroshenko studiano altre rivolte nel Paese.

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Soldati dell'esercito ucraino.

L’attentato di domenica 22 febbraio a Kharkiv, nell’Est dell’Ucraina, che ha provocato la morte di quattro persone, tra cui un ragazzo di 15 anni, non è il primo della serie a matrice filorussa, ma è la prima volta che un attacco del genere causa vittime.
IL FRONTE DEL TERRORE. La bomba, esplosa nel capoluogo della regione omonima durante una manifestazione per il ricordo delle vittime di Maidan del 2014 a Kiev, è il segnale che per il Paese si apre ufficialmente un altro fronte: dopo quello di guerra nel Donbass è la volta di quello terroristico, che per ora ha solo investito le regioni orientali e meridionali, in particolare quelle di Kharkiv e di Odessa.
Ma se la situazione non si normalizzerà, rischia di arrivare sino nella capitale.
DIETRO CI SAREBBE MOSCA. Secondo i servizi segreti di Kiev, dietro l’ultimo l’attentato ci sarebbe una cellula denominata “Partigiani di Kharkiv” riconducibile direttamente a Mosca.
Markian Lubkivskyi, speaker della Sbu, l’intelligence ucraina, ha affermato che dietro gli attentatori ucraini addestrati in Russia ci starebbe direttamente il Cremlino.
PUTIN ANCORA COINVOLTO. Negli ultimi giorni è la seconda volta che Vladimir Putin viene chiamato in causa, dopo che il capo della Sbu Valentin Nalivaychenko aveva affermato che a fare da regista alla strage di Maidan nel febbraio del 2014 c’era Vladislav Surkov, consigliere personale del presidente russo.

Ma il problema attentati non si esaurisce dando le colpe ai russi

Soldati ucraini giocano a calcio poche ore dopo la proclamazione della tregua.

Al di là della propaganda di guerra e della retorica anti-russa, la questione del terrorismo può rappresentare per Kiev un grosso problema, proprio perché non si esaurisce nella longa manus russa sulle regioni del Sud-Est e non è un problema solo di infiltrazioni teleguidate dai territori occupati dai separatisti nel Donbass.
Ha invece radici che vanno in quel tessuto politico-economico-sociale che nel corso degli ultimi mesi ha preso ancora più le distanze dal potere centrale.
IL NEMICO È IN CASA. Le decine di attentati tra Kharkiv e Odessa avvenuti nel corso dell’ultimo anno non sono un fulmine a ciel sereno, né possono essere ricondotti tutti al Cremlino.
Il fatto che il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk raccontino di non avere nemico al di fuori di Mosca è una sottovalutazione del quadro casalingo che è altamente instabile per conto suo.
DIALOGO MANCANTE. Basta ricordare come durante le proteste contro Victor Yanukovich buona parte delle regioni in questione si fossero schierate con l’allora presidente e come non solo nel Donbass i movimenti anticentralisti fossero diffusi, per capire che l’assenza di quel dialogo nazionale promesso e mai mantenuto può portare a conseguenze pericolose.
TUTTI CONTRO L'ESTABLISHMENT. Sia a Kharkiv come a Odessa, dove dopo la tragedia del primo maggio 2014 - quando una quarantina di persone, tutti filorussi, morirono tra le fiamme della Case dei sindacati durante gli scontri con gruppi per così dire filogovernativi - il potenziale per nuove rivolte è elevato: non si tratta necessariamente di un allineamento con il Donbass per la separazione da Kiev, ma più di un posizionamento contro il nuovo-vecchio establishment che sino a oggi, complice ovviamente anche la guerra, si è incagliato proprio sulla questione fondamentale delle richieste di autonomia e decentramento.

In parlamento il dialogo con l'opposizione è fermo

Un bombardamento in Ucraina.

Anche il parlamento, dove il governo ad ampia maggioranza filoccidentale è preoccupato di ricevere gli aiuti essenziali della comunità internazionale più che di redistribuire a Sud-Est quello che può, il dialogo con l’opposizione, costituita essenzialmente dai rappresentanti delle regioni orientali e meridionali, è fermo.
GIUSTIZIA SELETTIVA. Anzi, come aveva fatto Yanukovich ai suoi tempi, ora la giustizia selettiva si è messa al servizio del governo e a farne le spese sono i deputati del Blocco dell’opposizione (ex Partito delle regioni): da Olexandr Yefremov - ex governatore di Lugansk arrestato per abuso di potere - a Yuri Boiko, leader del partito, che secondo alcune voci potrebbe finire presto nelle patrie galere.
LOTTA FRA OLIGARCHI. L’apertura del fronte terroristico non è insomma solo da mettere in relazione alla guerra nel Donbass e al duello tra Kiev e Mosca, ma anche al conflitto nemmeno troppo sottotraccia che coinvolge i poteri oligarchici del Paese: se nel Donbass si muove ancora Rinat Akmetov, tra Kharkiv, Dnipropetrovsk e Odessa è Igor Kolomoisky a tenere le briglia con la volontà di arrivare sino a Kiev, dove per ora rimangono in sella Poroshenko e Vitaly Klitschko, collegati al gruppo più conservatore di Dmitri Firtash.
Bombe e attentati, da qualsiasi parte provengano, non hanno altro che lo scopo di destabilizzare e modificare situazioni già fragili per cambiare gli equilibri a livello locale e nazionale.

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