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MAMBO 16 Marzo Mar 2015 1046 16 marzo 2015

Cari Landini e Camusso, imparate da Cofferati

Più intrigati dalla politica che dal futuro del sindacato. L'ex Cgil invece fece l'opposto.

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Susanna Camusso e Maurizio Landini.

Quasi 15 anni fa Sergio Cofferati si ritirò dalla prima scena politica poco dopo la trionfale manifestazione Cgil di Roma forse per un eccesso di paura o un eccesso di responsabilità.
Si rese conto, cioè, che stava trasformando il sindacato confederale in un partito concorrente con il maggior partito di sinistra.
Questa preoccupazione non l’ha avuta Maurizio Landini e neppure ce l’ha Susanna Camusso, che pure di Landini è una competitor.
TUTTI CONTRO TUTTI A SINISTRA. Il segretario Fiom ha lanciato la sua “cosa” politica anche se non vuole che la si chiami partito come dicono tutti quelli che da qualche anno fondano partiti.
La leader Cgil si appresta a fare “cose” assieme alla sinistra Pd e ad altre forze. Nel frattempo sono tutti contro gli altri armati. Non c’è alcuna proposta che riunifichi non solo la sinistra radicale ma anche quella sinistra non radicale che si oppone a Renzi.
La scelta di Landini, e in subordine quella di Camusso, è del tutto opposta a quella di Cofferati. Lì il vecchio segretario si ritirò dalla scena per salvaguardare il sindacato, la sua autonomia, il suo ruolo.
Qui il segretario Fiom prende atto che il sindacato, per come per decenni l’abbiamo inteso, non esiste più. E per dare forza al suo ingresso in politica descrive il territorio della politica come un deserto attraversato da predoni e quindi invita i suoi iscritti, più altri, a occupare questi territori, un po’ come i sindacati fecero in Inghilterra quando dettero vita al Labour.
LA MALEDIZIONE DEL 'SOCIALFASCISMO'. Il paragone non regge e non vale la pena confutarlo. Né vale la pena stigmatizzare tutte le “scissioni” a sinistra che hanno bisogno di descrivere il mondo che viene lasciato come in mano a traditori o avventurieri.
È un lascito terribile del “socialfascismo”, cioè quella tara ereditaria dello stalinismo che tutte le sinistre hanno come malattia genetica. Il fatto vero è che il sindacato non esiste più e non vuole dare più conto della sua fine per incapacità dei suoi leader di inventarne uno nuovo.
LA GUERRA AUTOLESIONISTA CONTRO MARCHIONNE. Prendete Landini. Ha condotto una dura battaglia contro Marchionne sui temi della democrazia in fabbrica. Bene. Ha chiesto che Renzi si impegnasse per una nuova legge sulla rappresentanza sindacale. Bene. Tuttavia ha coinvolto i lavoratori Fiat in una battaglia all’ultimo sangue con la tesi che l'amministratore delegato Fca avrebbe fatto chiudere la fabbrica.
Accade invece che in Basilicata ci siano migliaia di assunti e che la stessa Fiat abbia ripreso piccole fette di mercato. L’autocritica? Niente, a questo punto Landini fonda il suo partito.
Nessuno scandalo, per carità. Il sindacato è così fuori ruolo in un’epoca di disoccupazione crescente e di precariato dilagante che forse i suoi leader non sanno fare di meglio che trasformarsi in politici. Del resto lo ha fatto Grillo perché non può farlo Landini?
Solo che prima o poi qualcuno dovrà fare il sindacato.
Vuoi vedere che questo sarà un altro terreno che la sinistra lascia e che verrà occupato da cattolici più o meno adulti.
Poi non lamentatevi se anche nel mondo confederale verrà fuori un Renzi.

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