Riforma Lavoro 150316170513
POLEMICHE 16 Marzo Mar 2015 1710 16 marzo 2015

La riforma del lavoro non è uguale per tutti

Si applica alle aziende private. Ma non alla Pa. Il doppio volto del Jobs Act. Che offre trattamenti privilegiati ai dipendenti pubblici. Ed è scontro nel governo.

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Una manifestazione contro il Jobs Act di Renzi.

Il Jobs Act fa bene al lavoro nelle imprese, ma non nella Pubblica amministrazione, volutamente tenuta fuori dalla riforma del Lavoro del governo di Matteo Renzi.
Così, mentre il presidente dell'Inps Tito Boeri ha rivelato che tra il primo e il 20 febbraio sono state 76 mila le imprese che hanno fatto richiesta di decontribuzione per assunzioni a tempo indeterminato, come previsto dalla legge di Stabilità, e che le persone coinvolte «potrebbero essere molte di più», il ministro della Pa Marianna Madia è tornata a parlare di licenziamenti nel settore pubblico.
REINTEGRI NELLA PA. «Un dirigente inadeguato potrà essere licenziato dallo Stato», ha detto in un'intervista a La Repubblica il rappresentante dell'esecutivo, spiegando che verrà istituita una commissione super partes composta da tecnici che deciderà quali siano i dirigenti adatti per un determinato incarico.
Chi non sarà confermato, «decadrà e tornerà nel ruolo unico in attesa di un nuovo incarico». Se però, dopo un congruo periodo, un dirigente continuerà a essere senza incarico, perderà l'abilitazione fino a restare senza lavoro.
Ma niente Jobs Act, dunque: «Nel pubblico impiego resterà il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato».
TENSIONI NEL GOVERNO. Parole che hanno scatenato tensioni all’interno dello stesso governo, con il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, che è anche segretario politico di Scelta civica che ha contestato in pieno la linea di Madia: «Dire che la specificità del pubblico impiego rende opportuno non estendere il Jobs Act ai dipendenti della Pa è profondamente sbagliato, oltre che ingiusto nei confronti di chi lavora nel settore privato».
NIENTE DISCRIMINAZIONI. Secondo Zanetti «semmai è giusto dire che la specificità del pubblico impiego rende opportuni appositi accorgimenti procedurali per l'applicazione anche ai dipendenti pubblici di una normativa che non può fare figli e figliastri». Insomma Zanetti, come altri, sembra essere convinto che sia sbagliato offrire un trattamento diverso - che finisce per essere privilegiato - ai dipendenti pubblici, in nome della peculiarità del lavorare per la Pa e non per un privato.

Renzi aveva promesso le regole per la Pa nel ddl Madia

Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione.

Un problema emerso già in sede di approvazione del Jobs Act, quando si alzarono numerose proteste alla decisione del governo di 'scorporare' gli statali dal provvedimento.
«Il Jobs Act non si occupa di disciplinare i rapporti del pubblico impiego. Le regole del lavoro pubblico le riprenderemo nel ddl Madia», aveva annunciato il premier nella sua conferenza stampa di fine anno. Le accuse rivolte al rottamatore furono le stesse di sempre: la sinistra non rinuncia a salvaguardare il rapporto con quelle sacche di consenso tradizionalmente di un certo orientamento presenti nell’impiego pubblico e fortemente sindacalizzate, una ritornello ripetuto da decenni.
MILIARDI DI SPESA. Nel nostro Paese si contano 58 impiegati nella Pa ogni 1.000 abitanti, un numero che si traduce in una spesa per il pubblico impiego, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, di ben 157,21 miliardi di euro nel solo 2013, nove in meno rispetto a cinque anni prima e in ulteriore riduzione con la chiusura delle Province, anche se quella partita è ancora da vedere. E se il numero dei dipendenti, di pari passo con la spesa, è andato via via scemando, non sono mancati i tentativi di riforma, in ultimo quello del ministro del governo Monti Filippo Patroni Griffi, che lavorò all’ipotesi di equiparare il trattamento tra dipendenti pubblici e privati.
MERCATO DIVERSO. «Quello dei dipendenti pubblici non è un mercato, perché ha regole diverse, ma qualcosa di simile a ciò che abbiamo fatto per i dipendenti privati, relativamente alla possibilità di licenziare, sia inserito in una delega per i dipendenti pubblici», disse l’allora titolare del Lavoro Elsa Fornero, scatenando l'ira dei sindacati.
Un rischio, a quanto pare, che il governo Renzi non vuole correre.

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