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PAESE ALLE URNE 17 Marzo Mar 2015 2245 17 marzo 2015

Elezioni Israele: verso un governo di unità nazionale

Exit poll: Likud e laburisti alla pari. Si profila un esecutivo di unità nazionale. Netanyahu non vince. Ma può restare alla guida del governo. Herzog frena.

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Benjamin Netanyahu.

Si profila un governo di unità nazionale in Israele. Dalle urne non è uscito un chiaro vincitore e i due principali partiti (Likud e Campo sionista, entrambi a quota 27 seggi) hanno bisogno dell'appoggio degli altri per formare un esecutivo.
Il premier uscente Benjamin Netanyahu non ha vinto, come invece ha scritto su Twitter, ma ha comunque ribaltato le previsioni della vigilia che lo davano sfavorito: in questo modo, infatti, conserva teoricamente la possibilità di restare alla guida dell'esecutivo.
HERZOG NON SFONDA. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, adesso Netanyahu lavorerà a un governo di unità nazionale con il centrosinistra guidato da Isaac Herzog, che non ha sfondato come molti si aspettavano.
Dal canto suo, Herzog ha lanciato un appello «ai partiti sociali che si uniscano» in una coalizione sotto la sua guida per «un governo di pace vera, in modo che possa riportare Israele ad essere un Paese democratico e che vuole la pace con i vicini».
RIVLIN: APPELLO PER GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE. Dopo il sostanziale pareggio fotografato dagli exit poll, il presidente israeliano Reuven Rivlin ha invocato un governo di unità nazionale capace di «impedire la disintegrazione della democrazia israeliana e nuove elezioni molto presto».

LISTA ARABA TERZO PARTITO. Un dato sorprendente è stato quello della Lista araba unita, che avrebbe ottenuto 13 seggi, quanti assegnati dai sondaggi. Se i dati fossero confermati, sarebbe un ottimo risultato, e la Lista araba diventerebbe la terza forza della Knesset, il parlamento di Gerusalemme. Il leader Ayman Odeh ha già parlato di un «successo storico».
Salto indietro (da 12 seggi del 2013 ai possibili 8 del 2015) di Naftali Bennett, leader di 'Focolare ebraico', vicino ai coloni. Appena 5 seggi per Avigdor Lieberman, con il suo 'Israele casa nostra'.
Un altro ago della bilancia per la formazione del nuovo governo, oltre alla Lista araba unita e al centrista Yair Lapid (12 seggi), è Moshé Kahlon di 'Noi tutti' (10 seggi).
RISIKO DELLE ALLEANZE. Nella complessa partita che ora si aprirà non è quindi da escludere un governo di unità nazionale. Fonti del Likud hanno detto che «Netanyahu non vuole un governo di unità, ma a volte ti trovi in situazioni in cui non hai scelta. In questo caso, lo scenario più probabile è che il primo ministro accetterà di pagare a 'Campo sionista' un prezzo alto». Ed è probabile che il prezzo sia lasciare a casa il ministro dell'Economia Bennett o il 'falco' Lieberman, attuale ministro degli Esteri.
ALTA AFFLUENZA. I seggi si sono chiusi alle 22 locali (le 21 italiane). In 6 milioni di israeliani sono stati chiamati alla scelta dei 120 deputati della Knesset e del nuovo primo ministro. L'affluenza definitiva è stata del 71,8%, la più alta dal 1999.

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