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INCHIESTA 17 Marzo Mar 2015 2144 17 marzo 2015

Giulio Burchi, super manager che ha 'svelato' il sistema Grandi appalti

Finte consulenze e leggi distorte. L'intercettato che parlava di Incalza e Perotti: «Siamo un Paese di m...».

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Giulio Burchi.

C'è il superburocrate insediato al ministero da una quindicina d'anni che maneggia i Grandi appalti sempre con un occhio di riguardo per gli amici.
C'è l'imprenditore acchiappa-tutto allergico al libero mercato e alla concorrenza.
Ci sono i figli da sistemare, prima di tutto. La famiglia.
E ci sono i regali, le lusinghe, i favori al giro ristretto di chi fa parte del “sistema”.
I SOLITI VIZI ITALIANI. Un copione, quello scritto negli atti di indagine della procura di Firenze che indaga sul presunto sistema di corruzione creato intorno ad alcune grandi opere, già visto nelle inchieste Expo, Mose, Alta Velocità, L'Aquila, G8, che nulla dice sulla colpevolezza degli indagati - tutti innocenti fino a sentenza passata in giudicato -, ma molto racconta dei vizi di una parte della società e della imprenditoria italiana.
Insofferente al libero mercato, abituata a gestire gli affari pubblici come se fossero cosa privata, con una quasi naturale inclinazione al familismo.
BURCHI, MANAGER RIVELATORE. A raccontarla a sua insaputa ai magistrati fiorentini è Giulio Burchi, 64 anni, di Pavullo, provincia di Modena.
Manager dai molti incarichi - è stato presidente del consiglio di amministrazione di Italferr spa dal 2004 al 2007 e attualmente siede in diversi cda (Autocamionabile della Cisa spa; autostrade lombarde; società di progetto autostrada diretta Brescia Milano; serenissima A4) - Burchi è stato anche socio in affari dell'imprenditore Stefano Perotti, ora agli arresti, personaggio centrale insieme con Ercole Incalza nell'inchiesta fiorentina.
FINTA CONSULENZA DA 200 MILA EURO. A lui i pm contestano il reato di traffico di influenze illecite. Il manager avrebbe stipulato un contratto di collaborazione con Perotti per la direzione dei lavori nell'ammodernamento di un tratto dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria (compenso previsto: 50 mila euro all'anno per un quattro anni), ma senza che fosse stata effettuata alcuna reale attività, secondo l'accusa.
Per i magistrati, in sostanza, l'accordo era fittizio e i 200 mila pattuiti un importo «arbitrario e non corrispettivo di una precisa prestazione».
IL TRUCCO DELLA LEGGE OBIETTIVO. È Burchi, intercettato dai carabinieri, a rivelare il rapporto privilegiato tra Perotti e Incalza - con i favori che quest'ultimo avrebbe fatto all'ingegnere garantendogli lavoro in decine di cantieri - e a criticare le distorsioni del “sistema” degli appalti pubblici create dalla legge Obiettivo.
Varata nel 2001, la normativa dà al general contractor il potere di nominare il direttore lavori, cioè colui che dovrebbe vigilare sulle opere.
Bisognerebbe, dice Burchi parlando al telefono, «togliere dalla legge Obiettivo il fatto che il general contractor possa nominarsi il direttore dei lavori», perché «le imprese sono obbligate tutte a nominare direttori dei lavori di gradimento... vedi, Incalza ha fatto nominare Perotti direttore dei lavori anche sui prossimi allunaggi, no?».

E così i costi delle grandi opere «si gonfiavano a dismisura»

Ercole Incalza.

Il controllato, insomma, si sceglie il controllore.
Un meccanismo, annotano i pm, che non fa altro che far lievitare i costi: «Un direttore dei lavori compiacente verso l'impresa esecutrice delle opere ha, quindi, consentito sistematicamente che l'importo dei lavori delle grandi opere si gonfiasse a dismisura, assecondando ogni richiesta o 'riserva' e anzi svolgendo la propria attività nell'esclusivo interesse di tale impresa».
«ALL'ESTERO NON CI CREDONO». Burchi stesso critica il sistema in cui sembra essersi mosso con molto agio per lungo tempo: «Nella spartizione fantastica di queste direzioni lavori commissionate dai general contractor», dice in una conversazione intercettata dai carabinieri, «una delle vergogne grandi di questo Paese perché hai depotenziato la funzione di controllo dello Stato... no? ...affidando alle stesse imprese la propria direzione dei lavori... una cosa che se tu la spieghi ad un inglese non ci riesci... io ho provato a spiegarlo al mio amico inglese che... le direzioni lavori... quindi il controllo lo facevano le stesse imprese... e lui mi ha detto...”ma è impossibile... ti sbagli!” ... gli ho detto... no guardi non mi sbaglio... è così».
«PAESE DI M... DEREGOLARIZZATO». Nei Paesi anglosassoni non sarebbe nemmeno concepibile, aggiunge il manager in un'altra conversazione. «Nei Paesi dove ci sono le regole secondo me si sta molto peggio... io ti dico la verità... che sono sempre stato assolutamente... anzi nessuno mi può dire un cazzo... anche se qualche compromesso l’ho fatto anche io naturalmente come tutti... però i soldi che ho guadagnato a stare in questo Paese di merda deregolarizzato... non li avrei mai guadagnati in Inghilterra o in America...».

A Perotti la direzione lavori in decine di opere pubbliche

Maurizio e Luca Lupi.

Parla, Burchi, e racconta dei regali fatti da Perotti al figlio di Lupi e del lavoro che gli ha procurato in un cantiere dell'Eni.
Delle numerose consulenze date al figlio di Antonio Acerbo, responsabile unico del padiglione Italia per Expo, già arrestato per l'appalto sulle vie d'acqua, per spianarsi la strada nelle commesse.
E soprattutto dice dell'amicizia con Incalza che gli è valsa una sorta di monopolio nella direzione lavori delle più grandi opere pubbliche italiane.
«UNA ROBA DA MATTI». Riportando a Giovanni Gaspari il quadro completo degli incarichi ricevuti da Stefano Perotti, annotano i magistrati, Burchi dice, riferendosi al “sostegno” di Incalza: «... recentemente gli ha fatto avere altre tre direzioni lavori... gli ha fatto avere la Pedemontana Veneta... poi gli ha fatto avere anche un lotto che non volevano dargli a tutti i costi quando c'era ancora Bortoli della Roma Metropolitane... poi gli ha fatto avere uno della Salerno-Reggio Calabria con Ghella... poi gli ha fatto avere... perché non è mica finita... ha obbligato ltalferr a prenderlo in quello del Brennero... non è finita, non è finita... sta obbligando.... adesso non so se cederanno a questo punto... sta obbligando Anas lntemational a dargli tutta la parte informatica del progetto Libia senza gara... poi sta obbligando il Gruppo Gavio a fargli avere la direzione dei lavori del nodo di Ancona... che, tra l'altro, Gavio c'ha una società in ingegneria che si chiama Sina e loro sono piuttosto imbarazzati... dice “noi, ai nostri, cosa gli facciamo fare?”... le barchette, intanto che paghiamo milioni a Perotti?... è veramente una roba da matti... hanno obbligato Collinvitti a prenderlo... e, poi, gli hanno dato anche la Bergamo-Treviglio-Brescia come Alta Velocità».
Tutte dichiarazioni, scrive il gip, che hanno trovato riscontro.

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