GRANDI APPALTI 17 Marzo Mar 2015 2231 17 marzo 2015

Lupi abbandonato dal governo Renzi e dalle opposizioni

Alfano tace. Il premier spinge per il passo indietro. M5s, Sel e Lega lo sfiduciano. Se il ministro lascia, il Ncd si squaglia. Se resiste, gli svuoteranno le deleghe.

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Maurizio Lupi.

Maurizio Lupi è di fronte a un bivio: dimettersi e provare a far calmare la bufera che lo ha investito o restare al suo posto e rischiare un fuoco di fila quotidiano. Sia dalle opposizioni sia da buona parte della maggioranza.
Per ora il ministro - finito nell’occhio del ciclone per le intercettazioni allegate agli atti della procura di Firenze che ha portato all’arresto del superburocrate Ercole Incalzi - non ci pensa proprio a lasciare il dicastero dei Trasporti e delle Infrastrutture.
«UNA MANOVRA ELETTORALE». «Non mi dimetto, contro di me non c’è niente, è tutta una manovra in chiave elettorale in Lombardia», avrebbe detto Lupi ai pochi interlocutori che sono riusciti a scambiare due parole con lui.
E in serata ha lanciato segnali importanti, firmando il decreto che ripartisce i 50 milioni di euro destinati ai provveditorati per le opere pubbliche per interventi urgenti in materia di dissesto idrogeologico concordati con la struttura tecnica di missione insediata presso la presidenza del Consiglio.

Renzi l'ha sentito al telefono: «Riflettici»

Maurizio Lupi con Matteo Renzi a un vertice italo-francese sulla Tav.

Vuole continuare con la routine di tutti i giorni, ma queste sono ore di fuoco per l’ex forzista, stretto nel pressing del Partito democratici, e di buona parte della maggioranza che sostiene il governo.
E anche di Matteo Renzi, che ha più volte sentito al telefono il suo ministro, al quale ha offerto solidarietà per la vicenda umana, pur rimarcandogli che un chiarimento pubblico è doveroso, oltre a una riflessione personale sul suo futuro.
DELRIO «PRUDENTE». Posizione ribadita anche dal sottosegretario Graziano Delrio, fedelissimo del premier, che ha parlato di «prudenza» per una vicenda di cui «ancora non conosciamo tutti i dettagli», non nascondendo che il governo segue con attenzione le evoluzioni del caso.
Aggiungendo, poi, che resta la possibilità «di una riflessione personale» da parte dello stesso Lupi.
DOPPIA MOZIONE DI SFIDUCIA. Un invito - nemmeno troppo velato - a trarre delle importanti conclusioni politiche. Soprattutto in vista del voto per le mozioni di sfiducia presentate alla Camera da Movimento 5 stelle e Sel, mentre la Lega ne ha presentata una contro Angelino Alfano, per responsabilità transitiva del leader Ncd.

Se si dimette: il Nuovo centrodestra deflagra

Maurizio Lupi e Angelino Alfano.

Se Lupi dovesse decidere di lasciare il suo posto, i primi effetti collaterali li subirebbe di sicuro il partito.
Secondo quanto rivelano le indiscrezioni raccolte da Lettera43.it in Transatlantico, infatti, il ministro potrebbe dimettersi solo nel caso in cui non sentisse più l’appoggio e la fiducia dei vertici, ovvero di quell’Angelino Alfano, che finora se n’è guardato bene dall’intervenire pubblicamente sulla vicenda, ma ha avuto modo di discutere più volte (anche di persona) con Renzi della posizione di Lupi.
DIASPORA TRA FI E RENZI. Ciò provocherebbe la deflagrazione del Nuovo centrodestra, che a quel punto si scomporrebbe in piccoli gruppi che a loro volta proverebbero a trovare riparo sotto le insegne di Forza Italia o nel rifugio sicuro del Partito democratico, mentre in pochi si accaserebbero nell’Udc di Pier Ferdinando Casini.

Se non si dimette: gli svuotano le deleghe a poco a poco

Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.

Qualora l’inchiesta dovesse rivelare nuovi particolari, ma Lupi provasse a forzare la mano resistendo al suo posto, il pressing di Renzi e del Partito democratico diventerebbe sempre più asfissiante per l’esponente ciellino.
Al punto che sono in molti a ipotizzare una sorta progressivo “svuotamento” delle deleghe, che a poco a poco potrebbero passare sotto l’egida di Palazzo Chigi.
ANGELINO IN SILENZIO. Una sorta di lavorio ai fianchi del ministro per convincerlo a rassegnare le dimissioni. Anche in questo caso, però, la collaborazione di Angelino Alfano sarebbe determinante. «Anche solo rimanendo in silenzio, come ha fatto finora», suggerisce un deputato toscano, renziano doc, a Lettera43.it.

L'inchiesta prosegue: potrebbero uscire nuove intercettazioni

Ercole Incalza, capo della struttura tecnica di missione che cura le grandi opere al ministero delle Infrastrutture.

Infine, non va perso di vista il lavoro della procura di Firenze, che di certo non si ferma ai primi provvedimenti di lunedì 16 marzo.
E anche se Lupi non risulta iscritto nel registro degli indagati, non è escluso - stando ai rumor di Palazzo - che a breve potrebbero uscire nuove intercettazioni che riguardano proprio il ministro.
ADDIO PALAZZO MARINO. Intercettazioni che potrebbero aggravare la posizione (politica, non giudiziaria) dell’ex assessore che sogna di tornare al Comune di Milano.
Che nel frattempo ha preso consapevolezza del fatto che la sua candidatura a Palazzo Marino nel 2016, dopo la bufera mediatica di questi giorni, è definitivamente tramontata.

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