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AMBIZIONI 18 Marzo Mar 2015 0942 18 marzo 2015

Cgil, le mire di Landini sulla poltrona di Camusso

Il sindacato non ha la forza di diventare partito. Ma il leader Fiom vuole scalarlo.

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Roma: Susanna Camusso durante la manifestazione nazionale degli statali (8 novembre 2014).

Susanna Camusso non crede che Maurizio Landini abbia velleità politiche.
È convinta che se il suo ex compagno della Fiom dovesse proprio scegliere cosa fare da grande, punterebbe senza remore alla guida della Cgil, riportando un metalmeccanico alla segretaria che manca dai tempi di Antonio Pizzinato.
Due cose però non sono andate a genio alla Camusso nella deriva politica di Landini: la scelta di presentare “Coalizione sociale” nella sede romana dei metalmeccanici e il fatto che pubblicamente il capo dei metalmeccanici venga percepito come un leader delle troppe minoranze alla sinistra del Pd.
«NON FA BENE AI LAVORATORI». «Il problema non è fondare una cosa e chiamarla partito oppure no. Ma se si basa su un programma politico generale, e si va oltre la rappresentanza del mondo del lavoro, diventa una formazione di ordine politico. E questo, come Maurizio sa, non fa bene al sindacato e quindi nemmeno ai lavoratori», ha detto in un'intervista al Corriere della sera.
Camusso e Landini si sono visti in corso d’Italia anche il 17 marzo. Hanno discusso per un’ora. Ma non è stato un incontro risolutore il loro.
«CANCELLIAMO LE AMBIGUITÀ». «Bisogna cancellare qualsiasi ambiguità, il sindacato ha una sua soggettività politica, ma anche una sua fortissima autonomia e proprio per questo non può essere confuso con la costruzione di movimenti politici», ha detto la segretaria, facendo intendere che o si fa politica attiva o si resta nel sindacato (anche un padre nobile come Luciano Lama dovette sottostare a questa regola).
«Ho chiesto che la Cgil debba essere parte di quel percorso di coalizione sociale, perché c'è bisogno di riformare tutto il sindacato confederale», la replica del leader Fiom.
IL 28 IN PIAZZA CONTRO IL JOBS ACT. I due duellanti sono rimasti sulle loro posizioni. E la distanza si annuncia ancora più acuita il 28 marzo, quando i metalmeccanici hanno deciso di scendere in piazza contro il Jobs act.
Ma per certi aspetti questo non è stato neppure il loro più duro sconto: al congresso generale che nel 2014 segnò la rielezione della Camusso a segretaria, Landini mise in dubbio anche la regolarità delle votazioni e delle raccolte delle deleghe.
Allora come sempre capo della Confederazione e capo delle tute blu - loro malgrado - sono riusciti a trovare un equilibrio.

Nessun aut aut sull'espulsione di Landini

Un sostenitore della Cgil contro l'abolizione dell'articolo 18.

Sbaglia chi pensa ad aut aut o processi che portino all’espulsione di Landini.
La Cgil è un corpaccione mastodontico e ridondante che - pur nella centralità della direzione nazionale - rivendica la pluralità di strutture e di soggetti.
Senza contare che i due duellanti hanno strategie diverse, ma gli stessi obiettivi: riportare la Cgil ai grandi tavoli di contrattazione e riconquistare quella moral suasion sul governo che corso d’Italia ha sempre avuto grazie alle forza della piazza e del partito di riferimento.
CGIL, TANTI SUCCESSI POLITICI. Come dimostra il successo della manifestazione del 25 ottobre 2014 contro le politiche dell'esecutivo Renzi, la confederazione riesce a mobilitare le folle quando si protesta per motivazioni - in quel caso era «la dignità e l’uguaglianza nel lavoro» - che rientrano più nell’azione politica che nella rivendicazione salariale.
Il successivo sciopero generale del 12 dicembre ha visto un’adesione complessiva del 60%.
DISTANTI DAL PD RENZIANO. Per quanto riguarda il partito di riferimento, questo non può essere certo il Pd renziano che fa saltare definitivamente l’articolo 18 e rivendica posizioni liberali.
In questo schema la Cgil vede crescere i suoi consensi, ma è ai margini nelle grandi trattative sulla politica economica.
FIOM DEBOLE NELLE FABBRICHE. Allo stesso modo Landini vanta una maggiore autorevolezza di tanti leader di sinistra, ma come fa il pieno di comparsate televisive, non riesce ad aumentare il peso della Fiom nelle fabbriche, come dimostrano i fallimenti degli ultimi scioperi in solitaria organizzati negli stabilimenti Fiat di Pomigliano e di Melfi.
Nel primo caso parteciparono soltanto cinque operai, nell’altro l’adesione fu del 2,8%.

Landini da mesi gioca sull'ambiguità del suo ruolo

Roma: Roma: Maurizio Landini, leader della Fiom, durante la manifestazione degli operai della Ast di Terni (29 ottobre 2014).

Landini da mesi tratteggia pubblicamente la strategia di “Coalizione sociale”: le assemblee di base, il raccogliere proposte, il confronto con il territorio e la collaborazione del sindacato con i moventi e le associazioni per veicolare idee e mobilitare le masse.
E da mesi gioca sulla ambiguità del suo ruolo: semplice mentore oppure leader pronto a fare di questo rassemblement un soggetto politico?
I suoi obiettivi sono sempre stati chiari anche a Susanna Camusso, che nel lavoro preparatorio della manifestazione del 25 ottobre non soltanto accettava di partecipare a dei seminari organizzati dalla Fiom, ma si diceva pronta a firmare il referendum lanciato dalla Lega Nord contro la riforma Fornero delle pensioni.
INTERFACCIARSI CON LA SINISTRA. Ad alcuni vecchi sindacalisti la Coalizione sociale ricorda il vecchio progetto del “partito delle fabbriche” lanciato quasi 40 anni fa da Claudio Sabattini, storico leader delle tute blu e maestro di Landini e di tutti gli ultimi leader della Fiom.
Sabattini non voleva fare della Cgil un partito, ma spingere la sinistra a essere soprattutto l’interfaccia del mondo del lavoro.
FRENO ALLA DERIVA A DESTRA DI RENZI. Allo stesso modo, anche se Landini dice che «fa fatica con l’italiano, figuriamoci con le lingue straniere», è facile vedere nel suo progetto una ripetizione di quanto avvenuto in Grecia con Syriza e in Spagna con Podemos: cioè la creazione dal basso di un soggetto per frenare la deriva a “destra” dei partiti storici della sinistra.
Un tempo questo progetto piaceva anche Susanna Camusso. La quale, per formazione socialdemocratica, vede naturale l’esistenza di un partito che appoggi le istanze in difesa dei lavoratori.
E che in camera caritatis non ha mai nascosto sia la delusione per tutti gli esponenti del Nazareno di provenienza sindacale (i Damiano, gli Epifani, i Cofferati) sia la speranza che il Pd imploda per diventare qualcos’altro.

La Camusso è più realista: sa che la Cgil non può diventare partito

Un momento della manifestazione della Cgil a Roma.

Ma la Camusso - vittima sacrificale in Fiom degli allievi di Sabattini come Cesare Damiano o Gaetano Satariale - è più realista di Landini: sa bene che la Cgil non ha la forza (organizzativa ed economica) di farsi promotore di un partito in opposizione del Pd e non ha alcun interesse a creare l’ennesimo atomo nel mercato politico della sinistra.
A un seminario a porte chiuse tenuto il 15 gennaio ha spiegato ai suoi (c’era anche il leader della Fiom) che la Cgil oggi appoggia la battaglia della Lega contro la Fornero, incontra Renato Brunetta in parlamento o discute con i cinque stelle.
Ma resta indipendente e non dà al momento la patente di forza di riferimento della prima confederazione sindacale italiana.
DIRIGENTI CGIL CON LANDINI. Attende che prima o poi passi il cadavere del renzismo. L’aspetto più straordinario in questa vicenda è che molti dirigenti della Cgil - a differenza dei leader della sinistra antagonista - avrebbero fatto sapere a Landini di essere pronti ad appoggiarlo, qualora lasciasse il sindacato e si desse alla politica.
Ma il nostro non ha intenzione di fare questo passo e guidare un partitino. L’ha chiarito ben due volte anche incontrando la Camusso.
Prima quando la segretaria gli ha chiesto una nota pubblica per ricordare al mondo che quella del 28 è una manifestazione organizzata della Cgil in difesa del lavoro e non l’happening di un nuovo social forum.
Richiesta alla quale Landini avrebbe annuito. Quindi in conferenza stampa, ricordando di essere un soldato della Cgil e di aver fatto «sempre il sindacalista. Fra tre anni farò quello che la Cgil mi chiederà di fare. Non sono un ragazzo ambizioso». Guarda caso fra tre anni si libererà anche la poltrona della Camusso.

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