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DIFESA 18 Marzo Mar 2015 1216 18 marzo 2015

Lupi non si dimette: «Riferirò alle Camere»

Il ministro non arretra dopo lo scandalo Incalza. «Non ho raccomandato mio figlio. Riferirò in parlamento». Il governo lo abbandona. Alfano lo difende.

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Maurizio Lupi.

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi non fa vuole fare mezzo passo indietro. «Voglio andare in Parlamento a riferire sulle scelte». Intervenuto a Milano ha aggiunto: «Devo dare tutte le risposte politiche e individuali, la maggioranza valuterà sulle mie parole».
Sulla questione del Rolex regalato per la laurea del figlio ha detto: «Non avrei mai accettato un orologio. E non mi serve».
«MAI FATTO PRESSIONI PER MIO FIGLIO». E sempre per quanto riguarda il figlio, sulla presunta raccomandazione con Incalza e Perotti, che sarebbe confermata da una telefonata intercettata.
«Non ho mai fatto pressioni per chiedere l'assunzione di mio figlio e quindi non ci potrà mai essere alcuna intercettazione su questo. Anche perché», ha aggiunto, «mio figlio non ne aveva bisogno».

«RENZI NON MI HA CHIESTO UN GESTO SPONTANEO». Sulla posizione del governo ha detto: «Renzi non mi ha chiesto nessun gesto spontaneo: io credo che debba dare come è giusto che sia tutte le risposte politiche perchè ho letto da più parti osservazioni e domande giustissime sulla politica del ministero anche alle domande più puntuali che sono emerse dalle intercettazioni».
Di fatto, però, Lupi sarebbe tra il martello e l'incudine. In caso di dimissioni salterebbe il Nuovo centrodestra, se dovesse rimanere, invece, le deleghe sarebbero svuotate piano piano.
ZAIA: «PASSAGGI PESANTI NELLE INTERCETTAZIONI». Anche Luca Zaia, governatore del Veneto, è intervenuto sul caso, scagliandosi contro il ministro. «Ci sono passaggi pesanti nelle intercettazioni: non mostrano fatti di rilievo penale però quando si è nelle istituzioni bisogna giustificare alcuni passaggi».

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