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DICHIARAZIONE 19 Marzo Mar 2015 1831 19 marzo 2015

Israele-Palestina, Netanyahu: «Soluzione con due Stati»

Il premier israeliano: «Ma le circostanze devono cambiare». Obama lo chiama.

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Dopo la chiara vittoria elettorale, Benjamin Netanyahu precisa le sue visione sul futuro del processo di pace israelo-palestinese: non è vero che «voglio una soluzione con uno Stato. Io voglio una soluzione con due Stati pacifica e sostenibile, ma per questo le circostanze devono cambiare». Parole che sembrano aver portato ad una schiarita con Barck Obama, che finalmente nel pomeriggio lo ha chiamato, «per congratularsi con lui per la vittoria del suo partito» alle elezioni di martedì 17 marzo.
APERTURE USA ALLA RISOLUZIONE ONU SULLA PALESTINA. Si tratta di una precisazione e una telefonata che peraltro arrivano sulla scia di indiscrezioni lasciate trapelare dall' amministrazione Usa secondo cui la Casa Bianca starebbe considerando di consentire il passaggio di una risoluzione al Consiglio di Sicurezza Onu che porti alla nascita di uno Stato palestinese, evitando di esercitare il suo diritto di veto.
Nelle ultime ore diversi alti esponenti dell'amministrazione Obama, citati in forma anonima dal New York Times e Wall Street Journal, avevano fatto riferimento al possibile cambiamento della politica Usa nel processo di pace israelo-palestinese, che sostiene la 'soluzione di due Stati' sulla base dei confini precedenti al 1967 e di scambi di territori concordati.
Il 18 marzo la portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki, aveva parlato di una revisione «del nostro approccio» e di non poter giudicare ora «ciò che faremo se ci sarà un'azione all'Onu». E il 19 marzo, un alto funzionario della Casa Bianca al Nyt ha detto che «la premessa della nostra posizione internazionale è stata il sostegno a negoziati diretti tra israeliani e palestinesi» e «ora siamo in una realtà in cui il governo israeliano non sostiene più negoziati diretti e pertanto dobbiamo inserire questo fattore nelle nostre decisioni future».
DA NETANYAHU MARCIA INDIETRO RISPETTO ALLE DICHIRAZIONI PRE ELETTORALI. Appena tre giorni prima, alla vigilia del voto, Netanyahu aveva detto che se rieletto premier avrebbe fatto di tutto per non consentire la nascita di uno Stato palestinese, perchè, aveva spiegato, «penso che chiunque muova verso uno Stato palestinese e lasci dei territori fornisce terreno d'attacco per l'Islam radicale contro Israele».
In un'intervista a una tivù americana ha affermato di volere ancora la «soluzione dei due Stati», e di non aver «cambiato politica», ma «ciò che è cambiata è la realtà», ha aggiunto, perché «Abu Mazen, il leader palestinese, rifiuta di riconoscere lo Stato ebraico» e si è alleato con Hamas, che «invoca la distruzione dello Stato ebraico, e ogni territorio che viene lasciato libero in Medio Oriente viene conquistato da forze islamiche».
«GLI USA IL PIÙ GRANDE ALLEATO DI ISRAELE». Netanyahu ha quindi affermato che a volte possono esserci delle «differenze», ma gli Stati Uniti sono «il più grande alleato di Israele», e viceversa. A sua volta Obama, nella telefonata, ha sottolineato l'importanza per gli Usa delle relazioni con Israele, ma ha pure «ribadito», ha riferito la Casa Bianca, «l'impegno di vecchia data degli Stati Uniti per una soluzione con due Stati» per il conflitto israelo-palestinese.

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