Premier Israeliano Benjamin 150319190714
INTERVISTA 19 Marzo Mar 2015 1853 19 marzo 2015

Israele, Suleiman: «Sogno una nazione basata sulla convivenza»

Netanyahu? Predica una politica di guerra. L'Ue? Troppo di parte. I palestinesi? Discriminati di continuo. La parlamentare araba a L43: «Se la crisi si internazionalizza saranno tutti responsabili».

  • ...

È nata a Nazareth, la città in cui Gesù è cresciuto. Ha 50 anni, è palestinese con passaporto di Tel Aviv, è stata la prima donna araba a sedere tra i dirigenti del partito comunista di Israele. E dal 17 marzo, grazie all'affermazione della coalizione di partiti arabi Lista unita, Aida Tuma Suleiman è anche una delle poche delle poche donne palestinesi elette nel nuovo parlamento di Tel Aviv.
HADASH, CANDIDATI MISTI. Nel quartier generale del suo partito, Hadash, l'unico della coalizione che ha candidato insieme ebrei e arabi, il clima è contrastante. Diviso tra la soddisfazione di essere diventati il terzo partito del Paese, riuscendo a unire per la prima volta i rappresentanti della minoranza israeliana di origine araba, e la delusione per la vittoria del Likud di Benjamin Netanyahu.
«ABBIAMO CONVINTO GLI ARABI A VOTARE». «Siamo riusciti a convincere gli arabi israeliani ad andare a votare», dice Aida a Lettera43.it. «Per ora tutti i nostri obiettivi sono stati raggiunti. Ora però siamo la loro voce e siamo pronti a dare battaglia contro il cammino di guerra che Netanyahu sembra deciso a imboccare».


La parlamentare della Knesset Aida Tuma Suleiman. 

DOMANDA. I cittadini israeliani hanno votato ancora una volta per Netanyahu: cosa la spinge a dire che il vostro obiettivo è raggiunto?
RISPOSTA.
Al contrario di quanto avvenuto in passato gli arabi, che con 1,6 milioni di persone rappresentano il 20% della popolazione israeliana, sono andati a votare in massa. La differenza tra l'affluenza della maggioranza ebraica e della minoranza araba si è ridotta di otto punti.
D. Perché secondo lei?
R.
Perché per una volta hanno pensato che andare a votare poteva cambiare le cose. Che avrebbero potuto qualche modo influenzare le decisioni, far sentire la loro voce. Ecco, noi vogliamo essere quella voce.
D. Netanyahu ha già detto che non vuole uno Stato palestinese. Cosa pensa del premier?
R.
La sua è una politica di guerra.
D. Ritiene verosimile una Terza intifada?
R.
Non lo so. Ma so che i palestinesi nei territori occupati stanno male. L'occupazione finora è proseguita e i diritti della minoranza araba vengono continuamente calpestati.
D. Come vive la sua condizione di araba israeliana?
R.
È difficile, i governi che si sono succeduti negli ultim anni hanno portato avanti una politica di discriminazione, alle città dove la maggioranza della popolazione è di origine araba vengono distribuiti meno fondi, gli arabi hanno problemi di accesso al lavoro, le famiglie palestinesi non si possono ricongiungere e i rifugiati nati in Israele non possono tornare. Ma questa è la nostra battaglia politica e la abbiamo portata avanti con un approccio democratico.
D. Lei parla delle difficoltà degli arabi, però negli ultimi anni anche la condizione economica della classe media israeliana è peggiorata.
R. Noi pensiamo che debba esserci più equità per tutti, tra donne e uomini, tra ricchi e poveri, tra ebrei e arabi. Ci battiamo per gli uni e per gli altri.
D. Come potete battervi con all'orizzonte un nuovo governo di centrodestra?
R. Quello che possiamo fare è tenere alta l'allerta e fare opposizione. Intanto vediamo che coalizione nascerà e che scelte prenderà Netanyahu per l'esecutivo.
D. Un editoriale del quotidiano Haaretz sostiene che con il trionfo di Netanyahu la soluzione dei due Stati sia morta per sempre.
R. È pazzesco. Dicono 'no' alla soluzione dei due Stati, ma allo stesso tempo vogliono un Paese con un'identità ebraica. E invece noi vorremmo una nazione in cui ebrei e arabi convivono e anche uno Stato palestinese.
D. L'autorità palestinese ha già dichiarato di essere pronta a rivolgersi alla Corte penale internazionale: cosa ne pensa?
R.
Penso che abbiano scelto un modo per internazionalizzare la crisi e portarla a livello diplomatico. Quale altra possibilità hanno in questo momento?
D. In un'eventuale crisi internazionale che ruolo può avere l'Unione europea?
R. L'Ue finora ha quasi sempre sostenuto le politiche israeliane. Sulle colonie e sui loro prodotti, però, si è mostrata più attenta. Se la crisi diventa internazionale, tutti gli attori saranno responsabili della propria posizione.

Correlati

Potresti esserti perso