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SCENARIO 19 Marzo Mar 2015 2043 19 marzo 2015

Renzi lavora al dopo-Lupi: c'è Cantone in pole

Lupi lascia, il premier prepara il rimpastino. Col magistrato alle Infrastrutture. Gratteri all'anticorruzione. E Quagliariello al Mezzogiorno. Il piano di Matteo.

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Maurizio Lupi e Angelino Alfano.

Alla fine Matteo Renzi ha sbranato Maurizio Lupi. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, è pronto a rassegnare le dimissioni il 20 marzo, al termine dell'informativa urgente calendarizzata alla Camera per le 11.
La decisione è arrivata dopo 48 ore di pressing serrato del Giglio magico e dello stesso Angelino Alfano, che ha provato a difendere il suo compagno di partito fino a quando il premier non gli ha detto chiaro e tondo che, alla mozione di sfiducia delle opposizioni, non avrebbe potuto bloccare il voto favorevole del suo partito.
LUPI LASCIA PRIMA DELLA SFIDUCIA. In poche parole, Lupi avrebbe continuato per qualche giorno a far parte della squadra di governo, ma senza avere il benché minimo appoggio del presidente del Consiglio e dei ministri del Pd.
E se pure si fosse “salvato” dal passaggio a Montecitorio (cosa molto improbabile), comunque il suo dicastero sarebbe stato svuotato delle deleghe più pesanti, a partire dalla struttura di missione delle Grandi opere, la cui attività è al vaglio della procura di Firenze.
Un clima troppo difficile da gestire, anche per un politico esperto come Lupi, che alla fine ha preferito mollare la presa, soprattutto per non far finire nel frullatore mediatico la sua famiglia.
IL NUOVO CENTRODESTRA AFFILA LE ARMI. L'esponente ciellino ha poi spiegato di aver deciso per il passo indietro «così il governo sarà più forte», ma nel chiacchiericcio di Transatlantico c'è anche chi prevede una sorta di Vietnam parlamentare per l'esecutivo, con un Nuovo centrodestra che farà valere il peso specifico dei suoi voti in maniera ben più pesante di quanto non sia stato fatto finora, su tutti i provvedimenti licenziati da Palazzo Chigi, anche quelli bollinati dal ministero dell'Interno.
Perché la partita appena persa da Alfano apre una crepa nella leadership del partito nato dalla scissione del Pdl.

Renzi vuole Cantone alle Infrastrutture

Il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone e il premier Matteo Renzi.

La dimostrazione lampante sta nell'esito della serrata trattativa tra il segretario del Pd e il leader di Ncd, avvenuta nel pomeriggio di giovedì 19 marzo, durante la quale sarebbe stato deciso una sorta di rimpastino.
Il ministero dei Trasporti dovrebbe essere spacchettato: al posto di Lupi alle Infrastrutture andrebbe una personalità esterna ai partiti e di specchiata moralità, che gestisca tutta la partita miliardaria degli appalti, il cui identikit corrisponde quasi perfettamente a Raffaele Cantone, attuale presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, di cui Renzi ha fiducia e stima incondizionate.
IL PREMIER PENSA AL MINISTERO DEL MEZZOGIORNO. Le deleghe ai Trasporti, invece, potrebbero essere accorpate alle Regioni e trasformate in ministero del Mezzogiorno (casella lasciata libera dalle dimissioni di Maria Carmela Lanzetta), e restare in seno a Ncd, con Gaetano Quagliariello in pole position, anche se il nome dell'ex ministro non convince del tutto il premier.
In alternativa, Alfano presenterà una rosa di nomi tra i quali dovrebbero figurare anche quelli degli attuali sottosegretari, Luigi Casero (Economia) ed Enrico Costa (Giustizia), oltre a Raffaele Calabrò, che nel suo lungo curriculum vanta anche un passaggio nella Margherita di Francesco Rutelli nel 2006-2007.
ANTICORRUZIONE, GIRA IL NOME DI GRATTERI. L'eventuale nomina di Cantone al governo lascerebbe un vuoto all'anticorruzione, che potrebbe essere colmato da un altro magistrato, Nicola Gratteri, che Renzi avrebbe voluto ministro della Giustizia già in questo esecutivo.
La situazione dovrebbe comunque sbloccarsi nel giro di due settimane, perché le partite aperte sono molte e tutte di vitale importanza per l'economia del Paese. E di questo il presidente del Consiglio è perfettamente consapevole, tanto da imporre una velocità doppia alla soluzione del caso Lupi anche ad Alfano.

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