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BRUXELLES 19 Marzo Mar 2015 1100 19 marzo 2015

Ue, la crisi greca irrompe nel summit dei 28

Via al vertice di primavera. Tsipras ruba la scena. In agenda un incontro a sei. Renzi non c'è. Sul tavolo anche le sanzioni a Mosca, la questione libica e il Ttip.

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da Bruxelles

Alexis Tsipras, premier della Grecia.

Più che un summit europeo quello del 19 e 20 marzo rischia di diventare un 'G6' sui generis, ovvero un vertice sulla Grecia.
Per quanto infatti l'atteso Consiglio di primavera dei 28 capi di Stato e di governo dell'Ue abbia come temi principali quelli economici, dall'energia sino al piano di investimenti Juncker e al semestre europeo, oltre all'Ucraina, al Ttip e alla Libia, è la questione ellenica che rischia ancora una volta di farla da protagonista.
LA CRISI GRECA AL CENTRO. Nonostante gli sforzi dello stesso padrone di casa di tenere il problema del debito greco fuori dal vertice Ue, Donald Tusk ha dovuto accettare la richiesta del primo ministro greco Alexis Tsipras e organizzare un incontro a margine del summit.
Così la sera del 19 marzo, dopo la cena tra i 28, inizia quella dei sei: Angela Merkel e François Hollande, leader di Germania e Francia, il presidente della Bce Mario Draghi, il capo della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e lo stesso presidente del Consiglio europeo Tusk si siederanno intorno a un tavolo con Tsipras. «Da non invitata, la questione greca è diventata la commensale principale», ironizzano alcune fonti diplomatiche, che definiscono l'incontro «irrituale».

Dal summit dei 28 al 'G6': Tsipras ottiene un incontro

François Hollande e Angela Merkel, leader di Francia e Germania.

Se la linea dei 28 era infatti quella di non mettere sul tavolo la questione ellenica, «perché l'inchiostro degli accordi siglati dall'Ecofin e dall'Eurogruppo era ancora troppo fresco», spiegano, il leader greco è riuscito ancora una volta a spostare il dibattito dal piano tecnico a quello politico, grazie anche al sostegno del capo dell'esecutivo europeo.
Juncker ha infatti esercitato numerose pressioni, soprattutto su Tusk, per organizzare il “G6”: il suo timore, manifestato più volte, è quello di un deragliamento del processo avviato dall'Eurogruppo, che ora ha forse bisogno di un passaggio puramente politico.
Dopo aver invitato le parti a darsi una regolata, secondo alcune fonti Juncker sta ora cercando di trovare un percorso comune e concordare una vera e propria «de-escalation» delle tensioni, soprattutto dopo le affermazioni del presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che ha evocato per la Grecia una soluzione cipriota, ovvero l'ipotesi di controlli ai movimenti di capitali.
RENZI NON INVITATO. Quindi, per quanto si dica che la questione greca non è una tema del vertice Ue, «il fatto che ci sia un incontro a sei tra debitori e creditori proprio a margine del summit, la rende ancora più politica», commentano nella capitale europea, «e soprattutto complessa».
C'è infatti chi si chiede come e perché il tavolo di lavoro abbia solo sei interlocutori e non tutti i capi di governo dell'Eurozona. A partire per esempio da Matteo Renzi. Il fatto però che il premier italiano non sia stato invitato non ha destato nessun malumore, rilevano a Bruxelles, almeno per ora.
Per il primo ministro italiano sono al momento altre le tematiche per le quali vorrebbe avere maggiore voce in capitolo a livello europeo. Come per esempio l'immigrazione.
Nella sezione delle conclusioni del summit dedicate alla Libia c'è un paragrafo corposo sul tema. Il punto centrale è però la comunicazione dell'agenda della Commissione europea, che sarà presentata a maggio, «ma non possiamo aspettare fino a maggio, bisogna accelerare», denunciano alcune fonti europee.
IMMIGRAZIONE, ROMA CERCA ALLEATI. Qualsiasi decisione sembra però strettamente condizionata dalle elezioni generali britanniche del 7 maggio, che impediscono al leader David Cameron di avvallare qualsiasi strategia migratoria, soprattutto a livello economico.
L'Italia ha chiesto più soldi per il rafforzamento dell'operazione Triton di Frontex, ma per ora non è stata ancora concordata una cifra. Così come è ancora «in fase di valutazione» il progetto sui programmi di sviluppo e protezione regionali per i Paesi terzi (che prevedono la creazione di campi di identificazione in loco) su cui è stato avviato il confronto con gli altri Stati membri e la Commissione europea.
Roma è alla ricerca di alleati che la sostengano, ma a sua volta non vuole sostenere un altro progetto messo sul tavolo del summit Ue. E che riguarda la Libia: la creazione di una base legale per sanzionare chi ostacola il processo di pace libico avviato tra il governo “di Tripoli” e quello riconosciuto dalla comunità internazionale “di Tobruk”, con l'obiettivo di formare un esecutivo di unità nazionale e ripristinare la sicurezza nel Paese.
POSSIBILI SANZIONI PER HAFTAR. Un progetto, quello delle sanzioni, discusso durante il Consiglio di Affari esteri di lunedì 16 marzo, che sta già destando forti preoccupazioni anche solo nell'immaginare una lista di obiettivi. Il generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate dal governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk «potrebbe essere un obiettivo delle sanzioni Ue», dice un diplomatico europeo per fare un esempio, «ma la discussione è solo all'inizio».
E per ora sono molti i Paesi a essersi dimostrati freddi davanti a questa eventualità, non solo l'Italia. Sebbene ci sia una discussione sulla possibilità di adottare misure anche ben più dure, il ministro degli Esteri spagnolo ha persino prospettato «un embargo petrolifero», a Bruxelles c'è chi frena, e preferisce «aspettare che il processo per una soluzione politica avviato dall'inviato speciale delle Nazioni Unite Bernardino Leon dia i suoi frutti». Anche se dopo l'attacco terroristico in Tunisia, la possibilità di accelerare un intervento in Libia sarà discussa dai 28 capi di Stato e di governo Ue in maniera più concreta.

Sul tavolo anche la questione ucraina

La stretta di mano tra il presidente russo Vladimir Putin e il capo dello Stato dell'Ucraina, Petro Poroshenko.

Ma non sono solo la Grecia e la Libia a tenere banco durante il summit Ue. Sul tavolo ritorna la questione ucraina. E le sanzioni alla Russia. Anche se per ora le decisioni restano a zero. Tutto è ancora in lavorazione: nelle conclusioni del summit è espressa la volontà di legare la prosecuzione o meno del regime sanzionatorio all'attuazione degli accordi di Minsk, «ma per ora non sarà presa alcuna decisione», conferma una fonte.
In pratica l'idea è quella di dire «in maniera soft» che le sanzioni contro la Russia resteranno in piedi sino a quando le decisioni di Minsk non saranno rispettate. Ma i 28 non diranno in maniera esplicita che cosa faranno a luglio quando le sanzioni scadranno definitivamente. «Per ora quella decisione e tutto il processo è rinviato al summit di giugno, poi si vedrà».
LA CORSA AL TTIP. Una linea un po' più chiara è stata invece presa per quanto riguarda un tema di politica economica che sta molto a cuore alla Commissione europea: l'accordo commerciale di libero scambio tra Usa e Ue, il Ttip.
Nel 2013 i governi dell'Ue hanno conferito alla Commissione il mandato negoziale, e da allora non sembrano aver espresso grande interesse o sostegno nei confronti di un avanzamento del processo.
L'obiettivo prefissato è quello di chiudere il negoziato e siglare un accordo entro la fine del 2015, visto che nel 2016 negli Stati Uniti sarà già campagna elettorale per le presidenziali. Ma le trattative non procedono così rapidamente, così dopo l'incontro tra Juncker e la cancelliera tedesca Merkel si è deciso di provare a dare un'accelerata. E per riuscirci «i capi di governo devono metterci la faccia, altrimenti non si andrà avanti», è stato il richiamo da cui è nata l'idea di inserire nelle conclusioni del vertice Ue un paragrafo dedicato al tema, nel quale si esprime la volontà di concludere quanto prima l'accordo che deve essere «balanced, comprehensive and ambitious».
TEMATICHE DIFFICILI DA CONCORDARE. Il fatto che il Ttip non sia però così «ben voluto» da numerosi cittadini europei non è solo legato a una mancanza di comunicazione, «di nodi da sciogliere ce ne sono ancora tanti», ammette chi sta seguendo la trattativa.
Insomma non è una questione di scetticismo a priori, ma di tematiche difficili da concordare. Per ora però l'idea di accelerare il processo rinunciando a uno dei temi più controversi, ovvero l'Isds (la risoluzione delle controversie tra investitore e Stato) «non è stata presa in considerazione», spiega una fonte, «non è certo questa la linea della Commissione». Piuttosto, come ha suggerito Sigmar Gabriel, ministro dell'Economia della Germania, uno dei Paesi contrari all'Isds, la clausola si può riscrivere. Ed è proprio l'apertura di Berlino a cambiare ancora una volta le carte in tavola, e forse il destino del Ttip.

Twitter: @antodem

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