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DECLINO 20 Marzo Mar 2015 0536 20 marzo 2015

Dopo Lupi crolla Cl: nei guai giudiziari e fuori dal governo

Da Lupi dimissionario a Mauro epurato. Fino a Formigoni, orfano del suo impero. Comunione e liberazione resta senza potere. Ma con affari da 70 miliardi l'anno.

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I ministri Angelino Alfano, Maurizio Lupi e il presidente della commissione Agricoltura Roberto Formigoni all'udienza a Cl a piazza San Pietro.

Resistere, resistere, resistere.
È stato per qualche giorno il motto di Maurizio Lupi, colpito (politicamente, visto che non è indagato) dall'inchiesta per corruzione sugli appalti dell'Expo, della Tav e delle Grandi opere.
Ma alla fine il ministro delle Infrastrutture ha dovuto cedere alle pressioni di Matteo Renzi e mollare la poltrona. Lasciando definitivamente Comunione e liberazione fuori dalle stanze che contano.
Roberto Formigoni, indagato per la sanità lombarda, ormai è un semplice parlamentare, alla stregua dei peones della politica, mentre prima governava la Lombardia ed era commissario unico per l'Expo, ovvero gestiva appalti per quasi 30 miliardi di euro.
Mario Mauro, altro ciellino, è stato dolcemente eliminato da Renzi il quale ne ha prima incassato il sostegno, e solo dopo gli ha comunicato che non avrebbe riavuto quell'agognato dicastero alla Difesa che reggeva ai tempi dell'esecutivo Letta.
COMUNIONE E FATTURAZIONE. Cl è un movimento di cattolici conservatori, approdato in massa in Forza Italia quando Formigoni, ancora illibato nei confronti della giustizia (per dirla con Gadda), ne era il leader.
Poi lo scivolamento verso il governo Monti e il centro della politica, quindi l'approdo all'alleanza con il Partito democratico, in un cammino che gli avversari definiscono di «comunione e fatturazione» grazie al ruolo centrale della Compagnia delle opere.
ORA ET LABORA (E PIGLIA APPALTI). Ora et labora, prega e lavora. E prendi, se puoi, dei buoni appalti pubblici.
La Compagnia delle opere è il braccio economico di Cl, una sorta di federazione di imprese e professionisti che conta in Italia circa 35 mila affiliati e ha un giro d'affari attorno ai 70 miliardi di euro l'anno, in gran parte frutto di contratti e servizi per la pubblica amministrazione.
PROFESSIONISTI E GRANDI IMPRESE. Il fatturato medio di ogni iscritto alla Compagnia è dunque di circa 2 milioni di euro l'anno, anche se poi le differenze tra i singoli sono enormi.
Dentro ci sono piccoli professionisti, ma anche grandi imprese di costruzioni, come il gruppo Mantovani-Adriatica che ha costruito il Mose di Venezia, il Passante di Mestre ed altre grandi opere.

Dal “Celeste impero” alle tangenti

Roberto Formigoni.

Nel 2012, con “Il Celeste” Formigoni governatore, la sola Regione Lombardia aveva affidato alle imprese della Compagnia delle opere lavori e servizi per circa 4 miliardi di euro, senza contare i contratti conclusi con Comuni, Province e altre istituzioni del territorio lombardo.
L'anno precedente, il 2011, per la Compagnia era andata anche meglio: le sue aziende avevano incassato dalla Regione 5 miliardi di euro.
PIEMONTE E VENETO GENEROSI. Il Piemonte è un'altra Regione tradizionalmente generosa con la Compagnia, che qui conta circa mille imprese le quali producono tra il 30 e il 40% del loro fatturato grazie a contratti con le pubbliche amministrazioni, regionale e locali.
In Veneto, ma soprattutto grazie allo Stato, la Compagnia ha tirato su autostrade e il tanto contestato Mose, sul quale è esplosa una bufera giudiziaria per corruzione e tangenti.
In tutta Italia, la Compagnia è poi presente con cooperative che forniscono servizi sociali ai Comuni, alle Province, alle Asl e ai tribunali.
BLITZ DELLA GDF AL MEETING. L'indagine sul Mose non è la sola aperta. In Veneto, per la diga, è finito in carcere il super manager e amministratore di Mantovani, Piergiorgio Baita.
Ma inchieste sono aperte anche in Lombardia, a proposito di numerosi appalti regionali, al punto che nel 2012 la Guardia di finanza fece irruzione al Meeting di Rimini (la festa nazionale di Cl) per sequestrare documenti relativi agli appalti in Lombardia.

Vicini al cardinal Scola, rapporti freddi col papa

Angelo Scola.

Il porporato più vicino al Comunione e liberazione è Angelo Scola, non a caso cardinale di Milano dopo essere stato patriarca di Venezia e dunque capo di tutti i vescovi del Veneto.
Diversa è invece la posizione di papa Francesco, che pure conta alcuni ciellini tra i suoi amici, verso il movimento.
Sabato 14 marzo Bergoglio ha ricevuto in udienza 70 mila ciellini ai quali ha rivolto un discorso che i vaticanisti, concordi, hanno giudicato come «il più freddo» tra tutti quelli indirizzati ai movimenti cattolici.
QUELL'INCONTRO NEGATO. Ma già il 3 dicembre del 2013 ci fu un episodio considerato dagli osservatori come una presa di distanza da un certo legame tra Chiesa e affari.
Quel giorno, un mercoledì, si recarono in udienza privata dal papa il cardinale Scola assieme a una delegazione di amministratori e imprenditori dell'Expo: dopo una lunga sala d'attesa, al gruppetto fu comunicato che il papa era «affaticato per l'udienza generale durata tre ore» e dunque non poteva riceverli.
I delegati se ne tornarono così a Milano di pessimo umore e poterono incontrare Bergoglio soltanto l'anno successivo.

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