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REPLICA 20 Marzo Mar 2015 1113 20 marzo 2015

Lupi alla Camera, la difesa prima delle dimissioni

Il ministro nell'informativa: «Non sono indagato, contro di me accuse immotivate». Renzi: «Il governo è garantista».

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Maurizio Lupi.

All'indomani delle dimissioni annunciate dagli studi di Porta a Porta, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha preso la parola alla Camera per difendersi dal coinvolgimento nell'inchiesta Grandi Appalti, nella quale tuttavia non risulta indagato, e formalizzare il suo passo indietro.
«ACCUSE IMMOTIVATE». «Mi ritengo obbligato a non far cancellare da tre giorni tutto ciò che ho fatto in questi 22 mesi», ha esordito Lupi in Aula, sottolineando di «non invocare garantismo» nei suoi confronti.
Dopo due anni di indagini, ha spiegato, «i pm non hanno ravvisato nulla nella mia condotta da perseguire». Lupi ha ribadito di aver pertanto ricevuto «accuse immotivate». E ha spiegato: La «mia difesa della Struttura di missione del ministero non era una difesa acritica dello status quo».
«MI DIMETTO DOPO 72 ORE». Di fronte a chi ha lo accusato di non aver voluto cedere nemmeno di fronte alla pubblicazione della telefonata con Ercole Incalza, Lupi ha replicato: «A sole 72 ore dai fatti c'è la presa d'atto della necessità della mia scelta che sto compiendo e della mia comunicazione al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica. A 72 ore dai fatti e a non da 72 giorni».

«LASCIO A TESTA ALTA». «Lascio il governo a testa alta, guardandovi negli occhi», ha proseguito il probabile prossimo capogruppo del Nuovo centrodestra a Montecitorio. E ancora: «Le accuse che mi sono state mosse sono immotivate e strumentali». Per Lupi, infatti, Ercole Incalza ha lasciato il suo incarico nel 2014 e gli emendamenti alla legge di Stabilità «non riguardavano singole persone ma la continuità dei lavori dell'amministrazione». Il ministro ha ribadito nel suo intervento di aver sempre puntato alla rivisitazione della normativa sugli appalti e le concessioni, riscontrando anomalie che sarebbero state superate - ha detto - con il decreto legislativo sulla riforma del codice degli appalti che aveva presentato e fatto approvare in Cdm lo scorso agosto. Dlgs che però - ha aggiunto - è ancora fermo al Senato.

«MAI PRESSIONI PER MIO FIGLIO». «Non ho mai fatto pressione per procurare un lavoro a mio figlio», ha quindi assicurato Lupi. «In una intercettazione strumentalizzata chiedo a Incalza di vedere mio figlio, ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi padre e cioè presentare al proprio figlio una persona di esperienza». «I Perotti» - ha sottolineato - «lo conoscono sin da piccolo». Lupi ha ricordato, poi, le tappe, il curriculum del figlio, la sua laurea da 110 e lode e il posto di lavoro ottenuto in America, «perché mio figlio è bravo».
GUERINI: «RILANCIARE LAVORO CON NCD». Dopo l'informativa è intervenuto Lorenzo Guerini: «Credo sia il momento di rilanciare con forza la volontà di lavorare insieme a Ncd».
«Stiamo facendo cose importanti per il Paese con tutte le forze politiche che partecipano alla responsabilità di governo. Continuiamo in questa direzione, ne ha bisogno l'Italia», ha aggiunto il vicesegretario del Pd.
Sul nome del sostituto di Lupi Guerini è cauto: «È prematuro, ed è una decisione che compete al presidente del Consiglio».

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