Matteo Renzi 150125120407
MAMBO 21 Marzo Mar 2015 1050 21 marzo 2015

Lupi o non Lupi Renzi resta il più forte di tutti

Le opposizioni interne ed esterne latitano. Se l'economia regge Matteo non ha rivali.

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Matteo Renzi.

In molti si fanno in questi giorni una domanda inutile: se cioè Renzi sia più forte o più debole dopo il discutibile caso Lupi. Inutile il quesito perché Renzi è, ancora oggi e, almeno di errori clamorosi, sarà il più forte di tutti. Se i dati dell'economia, anche di poco, miglioreranno e se le opposizioni interne e esterne latiteranno, Renzi potrà navigare anche con un mare molto mosso.
M5S IN CRISI E LEGA ANATRA ZOPPA. La scena politica infatti si presenta più o meno così. Il Movimento 5 stelle sembra in piena eclissi politica, il che non vuol dire in crisi elettorale. Il passaggio dai «no» ai «si» non è riuscito, Grillo continua ad essere «stanchino» e quei giovani leader a 5 stelle che sembravano emergere hanno perso smalto.
La Lega affronta il caso Tosi che potrebbe essere il punto di frattura più grave soprattutto perché colpisce un partito in piena crescita provocandone un crollo strutturale. Il mondo leghista ha basi piccole ma solide e Salvini è riuscito ad allargarlo fino a comprendere tutta la destra possibile. Il vecchio gruppo dirigente si è fatto tutto da parte e oggi lo scontro è solo con un personaggio come Tosi, approdato da qualche anno al moderatismo, che è elettoralmente molto forte nella sua città ma non sappiamo se lo è nel Veneto. E ha parole d’ordine meno incisive del fidanzato della Isoardi. Comunque la Lega, prima del voto veneto, è un’anatra zoppa.
CAV SENZA SMALTO E FITTO PUÒ FRANTUMARE FI. Sul centro destra si assiste alla continua erosione del mondo berlusconiano. Il Cavaliere, o ex, ha avuto una importante sentenza favorevole ma i fantasmi del passato, come dimostra l’intervista della olgettina Polanco, continueranno a girargli attorno. Per di più l’ex premier ha perso smalto, comprensibilmente, e molti dei suoi lo abbandonerebbero definitivamente se sapessero dove andare.
Sa invece dove andare Raffaele Fitto che forse presenta sue liste in molte regioni del Sud e tenta di rappresentare a destra il punto di coagulo dei moderati. Impresa difficile, perché a destra nel Sud o si urla e o non si vince (da quando è morta la Dc è così), ma il tentativo di Fitto può frantumare definitivamente Forza Italia.
Alfano, invece, si è messo in frigorifero, se non arrivano Tosi e Fitto a scongelarlo sarà a disposizione di Renzi.
RENZI A UN BIVIO. Su questo punto il premier deve fare una riflessione. Il suo rischio è di mangiarsi tutti i suoi alleati, anche quello provvisori. O rilancia alla grande il partito a vocazione maggioritaria oppure dovrebbe coccolare i suoi temporanei amici di avventura.
È probabile che sceglierà la strada veltroniana. Per percorrerla però deve trovare il talento di Veltroni che era un leader inclusivo. Renzi è un leader respingente.
La forza residua della sua sinistra sta proprio nel fatto che rappresenta un mondo che coglie di essere mal sopportato da Renzi e dai suoi. C'è un rigurgito di anti-sinistra nel mondo renziano che alla lunga può distaccare elettori (Emilia e Romagna docet). Molti di questi che stanno diventando apolidi non se ne vanno perché «ora comandano i democristiani» (hanno vissuto mezzo secolo con la Dc al potere!) ma perché non vogliono diventare figli di un dio minore. Vallo a spiegare a Renzi.
IL BAGLIORE DI LANDINI DESTINATO A SPEGNERSI IN FRETTA. A sinistra-sinistra il bagliore di luce di Landini si spegnerà molto presto. Questa area è preda di divisioni e gelosie come lo era quella sinistra che andava dal Pdup al Manifesto. Landini è un capopolo non è un federatore. Vendola è visibilmente stanco. La sinistra Pd è, nel suo animo profondo, un coagulo di moderati spinti al radicalismo dall'odio anti-Renzi. Come si vede il campo di battaglia vede solo eserciti l'uno contro l'altro armato. È per questo che Renzi può fare quello che vuole, se Draghi e gli imprenditori coraggiosi continuano ad aiutarlo.

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