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MUM AT WORK 21 Marzo Mar 2015 0645 21 marzo 2015

Per le mamme lavoratrici troppe leggi inapplicate

Nidi aziendali. Voucher. Congedi. Norme dimenticate. Ora ci riprovano le Nazarene.

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L'economista Marcella Corsi.

Tante leggi, ma scarse risorse per metterle in pratica.
La politica italiana per le mamme lavoratrici sembra troppo poco risolutiva. Quali sono le norme che aiutano le mamme che lavorano? Quali quelle che funzionano?
È IL GIOCO DEL GAMBERO. Per Marcella Corsi - docente di Economia politica all’Università La Sapienza di Roma e co-fondatrice di InGenere.it - «in Italia facciamo il “gioco del gambero”: un passo avanti e due indietro».
Insomma, scriviamo leggi, ci riempiamo la bocca di slogan e non concretizziamo.
Il nostro Paese, sulla carta, è avanti: «Dal punto di vista normativo», continua Corsi, «siamo molto meglio di quanto poi viviamo nella realtà. Perché gli strumenti li abbiamo, ma andrebbero rilanciati con fondi nuovi. Se no si rischia sempre di ricominciare dalla scoperta del fuoco. Abbiamo un patrimonio legislativo importante per le donne al lavoro e per le mamme al lavoro, perché aggiungere altro corpus giuridico?», si domanda l’economista.
NIDI AZIENDALI IMPORTANTI. Quali sono queste leggi che - se davvero utilizzate - migliorerebbero concretamente la vita per le mamme al lavoro? Per esempio la 53 del 2000: «Una legge importantissima che dà alle Regioni la possibilità di finanziare misure di conciliazione per le aziende, come il nido aziendale o il servizio per pagare le bollette. Madri e padri recupererebbero tempo libero da dedicare alla famiglia», spiega Corsi.
VOUCHER PER POTER SCEGLIERE. Recuperare i voucher previsti dalla legge Monti-Fornero del 2012 per la professoressa della Sapienza vorrebbe dire dare libertà di scelta alle madri che lavorano.
«Si monetizza la rinuncia della madre-lavoratrice al congedo con un voucher per pagare l’asilo nido. Questo sarebbe uno Stato che si preoccupa della conciliazione», spiega Corsi.
Insomma, le mamme che lavorano dovrebbero avere la possibilità di scegliere come gestire la maternità, scegliere gli strumenti migliori per la propria situazione familiare e per il proprio lavoro.

Il pacchetto Treu finito nel dimenticatoio da 20 anni

Le Nazarene: da sinistra Fabrizia Giuliani (Pd), Mara Carfagna (Fi) e Irene Tinagli (Pd).

Altra carta lasciata nel dimenticatoio è il pacchetto Treu, prossimo a compiere 20 anni.
Come propone il gruppo Maternità/Paternità per agevolare l’accesso a orari ridotti su base volontaria si potrebbe dare attuazione alla norma prevista dall’art. 13 del D. Lgs. 196/1997 che prevede la rimodulazione delle aliquote contributive in relazione alle fasce di orario: «Sgravi contributivi per quelle al di sotto di un certo orario (per esempio 32 ore settimanali) e viceversa degli aggravi al di sopra, restando quindi in media invariato il carico contributivo per un lavoratore full time. Questo sistema renderebbe più favorevole per aziende e lavoratori negoziare orari ridotti. Sarebbe ora di ritentare con più convinzione l’esperimento», spiega Maternità/Paternità.
LE NAZARENE CI PROVANO. Ma c’è chi invece sta per scrivere nuove leggi per le donne al lavoro.
Sono tre deputate - autobattezzatesi “le Nazarene” perché, dicono, «nei giorni in cui i Nazareni del Patto si spaccano, le Nazarene si uniscono» - Mara Carfagna di Forza Italia e Fabrizia Giuliani e Irene Tinagli del Partito democratico, che con il loro “manifesto” in 5 punti - 'Con le donne per uscire dalla crisi' vogliono creare un nuovo pacchetto di norme.
Tra i loro obiettivi asili nido, congedi di paternità obbligatori e detassazione per le mamme che rientrano al lavoro.
Si tratterà quindi dialmeno cinque nuove leggi per tutelare e aiutare le donne. Ma c’è davvero bisogno di mettere altra carne al fuoco? Non sarebbe opportuno invece utilizzare gli strumenti validi che esistono già?
DETASSAZIONE PER LE MAMME. Irene Tinagli spiega a Lettera43.it che «la legge alla quale sta lavorando», e che spera di vedere operativa per il 2016, «prevede degli sgravi fiscali automatici per quelle mamme che vogliono rientrare nel mondo del lavoro».
Perché il problema che evidenziano le statistiche è l’inattività di queste donne, riflette l’onorevole del Pd.
«Rientrare al lavoro o cercare un nuovo impiego spesso non conviene a livello economico per le famiglie», che troppo spesso preferiscono rinuciare allo stipendio più basso.
APPLICAZIONE AUTOMATICA. La vera novità di questa legge è che la sua applicazione sarebbe automatica: le mamme rientrando al lavoro non dovrebbero fare la trafila burocratica per farsi riconoscere il diritto ad accedere a questi sgravi fiscali, che sarebbero invece riconosciuti immediatamente.
Inoltre c’è un cambio di punto di vista: questa norma parlerebbe alle mamme e non alle aziende, come si è fatto finora.
«Questo per dare input e forza a quelle donne che oggi come oggi sono inattive e neanche cercano un lavoro».

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