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VOTO 22 Marzo Mar 2015 2118 22 marzo 2015

Spagna: in Andalusia vince il Psoe, ma irrompe Podemos

Susana Diaz deve cercare alleati. Al secondo posto il Pp. Gli indignados all'esordio sono la terza forza.

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Il leader di Podemos Pablo Iglesias vicino ai dirigenti del movimento. Il quarto da destra è Inigo Errejon già membro della fondazione Ceps. Il terzo da destra è Juan Carlos Monedero.

L'Andalusia è andata al voto il 22 marzo per il primo test del cruciale anno elettorale in Spagna.
Confermata la storica egemonia del Partido socialista obrero espanol (Psoe) nella regione, ma in un quadro politico totalmente inedito, segnato dall'irruzione di Podemos e, in minore misura, del partito centrista Ciudadanos.
PEGGIOR DATO DAL 1982. Gli exit poll di Tns per Canal Sur alla chiusura dei seggi hanno segnato la vittoria del Psoe, da 33 anni al governo della regione, ma con il peggiore risultato dal 1982, il 33,1% dei voti, rispetto al 39,5% del 2012, quando, pur essendo il secondo partito, ha governato in coalizione con Izquierda unida (Iu).
Da 47 seggi è sceso a 44-41, rispetto ai 55 necessari per la maggioranza nel parlamento andaluso: un risultato che obbliga la 40enne leader Susana Diaz a cercare alleanze, che potrebbero riproporsi anche nel resto del Paese alle Amministrative di maggio e alle politiche d'autunno.
TRACOLLO DEI POPOLARI. Confermato il tracollo del Partido popular, nel 2012 il più votato, con il 40,6% dei voti, scivolato ora al 26,9% (da 50 a 32-35 seggi), in una Camera andalusa molto più frammentata, con l'irruzione delle due nuove forze politiche.
Gli indignados di Podemos, con un exploit all'esordio sulla scena nazionale, hanno conquistato il 17,5% (fra 19 e 22 seggi) mentre il partito centrista Ciudadanos, nato 10 anni fa in chiave unionista in Catalogna, si è attestato come quarta forza politica, con l'8% dei voti (6-7 seggi), scalzando Izquierda unida, che dall'11,3% dei suffragi si è fermata al 7% (da 12 a 4 seggi).
UN SUCCESSO A METÀ. Secondo molti analisti, quella di Susana Diaz è una vittoria a metà, dato che ha perso fra i 3 e i 6 seggi, rispetto ai 47 ottenuti dal predecessore Juan Antonio Griñan tre anni prima.
E potrebbe governare in minoranza solo se il Pp, Podemos o Ciudadanos assieme a Iu decidessero di astenersi alla votazione alla Camera.
Bisognerà vedere se, come ha promesso in campagna elettorale, la leader socialista manterrà l'impegno elettorale di non scendere a patti né con il Pp né con Podemos.
RECORD DI DISOCCUPATI. Il voto degli indecisi, quasi un terzo dell'elettorato, ha fatto la differenza, nella regione con il tasso record di disoccupazione del 34%, che supera il 60% fra i giovani.
Per l'intera campagna, la candidata socialista ha fatto appello al malcontento per l'austerità e la disciplina fiscale imposta a livello nazionale dal governo del Pp.
Ma l'appello alla mobilitazione e il voto di protesta è stato capitalizzato dalle nuove forze politiche, in particolare Podemos, in campo contro la 'Casta' e la corruzione.
FINE DELL'ALTERNANZA. Le elezioni segnano la fine della tradizionale alternanza bipartitica fra Psoe e Pp, che ha governato la Spagna nella storia della sua democrazia: se tre anni fa, in Andalusia Psoe e Pp sommavano l'80% dei voti, oggi non superano il 60%.
La nuova tappa sarà segnata da alleanze inedite che, dal laboratorio andaluso potrebbero riprodursi a livello nazionale.

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