Markus Nierth 150312175932
RIVOLTA 23 Marzo Mar 2015 0900 23 marzo 2015

Caos immigrati, sindaco costretto a dimettersi in Sassonia

A Tröglitz minacciato Nierth dalla destra per l'arrivo di 60 profughi. «Lascio il posto».

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da Berlino

Markus Nierth, sindaco dimissionario di Tröglitz.

Se un recente sondaggio ha rivelato che in Italia, specie nel Sud, i sindaci vivono la loro esperienza amministrativa pericolosamente, soggetti a minacce e pressioni di ogni genere, c'è da registrare che anche in Germania, almeno in alcune regioni, le cose non appaiono troppo dissimili.
Per la prima volta nella Bundesrepublik un sindaco democraticamente eletto è stato costretto alle dimissioni dalle minacce esplicite e anonime di gruppi militanti della destra radicale.
UN LAND NEL DEGRADO. È accaduto nella piccola cittadina di Tröglitz, in Sassonia-Anhalt, la piccola regione orientale a Sud di Berlino, confinante con la più nota Sassonia che ha per capoluogo Dresda.
Un Land che da sempre occupa le ultime posizioni nelle classifiche nazionali sullo sviluppo economico e demografico e sulla qualità della vita.
SPAURACCHIO IMMIGRATI. Tröglitz conta appena 3 mila abitanti, che si sono sentiti minacciati dall'arrivo di 60 rifugiati previsti dal piano distrettuale di smistamento dei profughi.
Il sindaco dimissionario si chiama Markus Nierth.
Non viene dalla militanza politica, ma dall'impegno civico, non ha alcuna tessera di partito ed è stato eletto come indipendente.
Non è un fanatico del multiculturalismo, non ha ingaggiato battaglie per l'integrazione e, a dirla tutta, non sembrava neppure troppo contento di dover accogliere la quota di disperati assegnatagli.
«POSSIBILE EFFETTO DIROMPENTE». A dicembre del 2014 sul giornale locale Blickpunkt aveva confermato le voci che ormai giravano da settimane, e cioè che secondo i piani stabiliti a livello distrettuale Tröglitz avrebbe dovuto ospitare una sessantina di rifugiati, ma aveva fatte sue alcune preoccupazioni dei cittadini sulla tenuta sociale della comunità di fronte a un afflusso ritenuto troppo grande. «Disoccupazione, disgregazione sociale, povertà sono piaghe tuttora visibili in città, l'arrivo degli stranieri potrebbe avere un impatto dirompente», così aveva parlato Nierth.

La protesta è esplosa su Facebook

La protesta dei neonazi contro il sindaco Markus Nierth.

Ma è bastato l'accenno all'esistenza del piano di smistamento per scatenare una rivolta politica, da destra.
Pure in una cittadina di 3 mila abitanti non è stata la piazza il catalizzatore della protesta, ma Facebook.
Il gruppo Tröglitzer, fondato sul social network, ha avviato una campagna martellante contro gli immigrati, pescando a piene mani nelle paure che solitamente accompagnano i discorsi populisti su questi temi: corruzione dei buoni usi e costumi nazionali, criminalità, parassitismo sociale.
DIPINTI COME BARBARI. Al riparo dallo schermo di un computer gli slogan non conoscono remore né autocontrolli e, in un crescendo di paranoia eccitata, i profughi attesi a Tröglitz si sono trasformati nell'avanguardia di barbari che dopo aver occupato il parlamentino della Sassonia-Anhalt avrebbero marciato su tutta la Germania.
LETTERE MINATORIE. Dai post su Facebook alle lettere minatorie al sindaco il passo è stato breve: insulti, accuse, minacce di morte estese anche al resto della famiglia, poi sette fiaccolate di protesta (le Lanternenspasiergänge) sfilate in città nei mesi invernali, durante le quali è apparsa evidente la mano organizzativa del Npd, il partito neonazista che ha nelle regioni orientali il suo maggior seguito.
L'ADDIO PER LA FAMIGLIA. Nierth ha resistito, fino a quando l'ufficio distrettuale ha autorizzato una manifestazione organizzata dal consigliere comunale del Npd Steffen Thiel proprio di fronte a casa sua.
Allora il sindaco ha preso carta e penna e ha scritto la lettera di dimissioni, giustificandola con il desiderio di voler tenere la propria famiglia al riparo da simili spettacoli.

Ora tutti i politici esprimono solidarietà: ma ormai è tardi

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

La questione è rimasta ancora qualche giorno confinata a una dimensione regionale.
Il presidente del distretto, cui spetta in ultima istanza ogni decisione sullo smistamento dei profughi, ha accolto in parte le preoccupazioni della piazza, riducendo la quota di Tröglitz da 60 a 40 uomini.
DIBATTITO A BERLINO. Poi il caso è esploso a livello nazionale e il semplice fatto che la pressione minacciosa di un gruppo di neonazisti abbia costretto un sindaco a prendere cappello ha infiammato il dibattito a Berlino.
Per ora si sprecano le parole, le proclamazioni di solidarietà al sindaco (che replica però accusando di essere stato lasciato solo) e le stigmatizzazioni.
«SINDACI PIÙ TUTELATI». Non c'è esponente politico di un qualche rilievo che non si sia dichiarato scioccato, indignato, preoccupato.
Il ministro Cdu degli Interni della Sassonia-Anhalt ha promesso misure straordinarie per la tutela dei sindaci. Resta il retrogusto amaro per una vicenda avvenuta nel 2015 che richiama l'eco di tempi lontani e che ha trovato il mondo politico tedesco impreparato.

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