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ANALISI 23 Marzo Mar 2015 1720 23 marzo 2015

Francia, il ritorno di Nicolas Sarkozy

L'ex presidente blocca Le Pen. E ora guarda alle elezioni presidenziali del 2017. Front National primo partito, ma senza alleati. Sinistra ancora all'angolo.

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Chapeau. Per il Nicolas Sarkozy redivivo tifa anche parte della gauche francese.
Ancor prima di ammettere l'ennesimo tonfo e venire snobbato, il premier socialista Manuel Valls ha plaudito alla vittoria dei conservatori alle Amministrative d'Oltralpe, la destra moderata Ump e i centristi dell'Udi, e del loro leader ed ex presidente, sepolto dalle inchieste e dagli scandali fino all'apertura della campagna elettorale.
I CETI POPOLARI SPINGONO LE PEN. Sarkozy è risorto, riuscendo a bloccare ciò che la sinistra, al contrario e forse suo malgrado, alimenta: l'ascesa dell'estrema destra di Marine Le Pen, spinta dai voti dei ceti popolari, impoveriti per i tagli e la stagnazione economica.
Dal 2008 - anno dell'esplosione della crisi finanziaria - il Front National è balzato dal 4,5% al 18% delle Presidenziali del 2012 (il 15% alle Amministrative del 2011), fino a sfiorare il 25% alle Europee di un anno fa.
UMP-UDI SFIORANO IL 30%. Gli ultimi sondaggi preannunciavano Madame Le Pen attorno al 30%, soglia invece lambita dall'Ump-Udi (al 29%, stando ai risultati parziali). Il Front National è rimasto fermo al 25%, mentre i socialisti al governo sono crollati al 21,1%: l'11% in meno rispetto al 2011.
Valls non ha potuto che esprimere pubblicamente «felicità», invitando a votare per Sarkozy al secondo turno, dove la sinistra sarà assente, per «sbarrare la strada all'estrema destra».

Sarkozy torna in sella. I sondaggi: suoi 71 cantoni su 90

Il primo ministro della Francia, Manuel Valls.

L'obiettivo dell'ex presidente tornato in sella è ribaltare in suo favore, al ballottaggio di domenica 29 marzo, la quota maggioritaria di province controllate dai socialisti, il 60% contro il 40% al momento dell'Ump-Udi.
Sondaggisti come Opinionway danno i conservatori vincenti in 71 cantoni contro i 19 della sinistra. Ma il sistema maggioritario e il criterio della parità di genere sperimentato per la prima volta (ciascun elettore ha dovuto votare per un binomio di candidati uomo-donna) rendono particolarmente complicato calcolare l'esito finale del voto.
NIENTE GRANDE COALIZIONE. «Euforico», come lo descrivono i suoi collaboratori, Sarkozy ha rifiutato la mano tesa da Valls, per presentarsi insieme, al secondo turno, in una grande coalizione «anti-Le Pen».
All'Ump basta l'alleanza con i centristi, i socialisti sono superflui. Anzi, ritrovato il leader, la destra gollista guarda alle Primarie del 2016, in vista di una vittoria alle Presidenziali del 2017.
NICOLAS PUNTA LE PRESIDENZIALI. Per il rivale battuto quattro anni fa da François Hollande, il Front National è già sconfitto tra l'elettorato di destra. Se Le Pen ruba i voti alla gauche tra operai e disoccupati, è un problema della sinistra.
Le provinciali sono state un test politico nazionale, e Sarkozy si considera la principale forza di opposizione.
«L'alternanza si è messa in moto e nulla la fermerà», ha dichiarato rimbalzando sia «accordi locali» con l'estrema destra, sia un'alleanza a sinistra in un «fronte repubblicano».

Front National, primo partito ma senza alleati

Marine Le Pen, leader del Front national.

Sarkò non ha neanche indicato ai suoi elettori di votare socialista, in funzione anti Le Pen, nei cantoni con la sinistra in duello con il Front National.
«Un errore morale e politico», per il premier Valls, che ha rivendicato la tenuta del suo partito, rispetto alle previsioni ancora più catastrofiche di un crollo sotto il 20%.
Eppure, al primo turno, i socialisti hanno perso più di 500 amministrazioni. Mentre l'estrema destra va al ballottaggio in oltre 1.100 cantoni, la metà del totale: storicamente, il Front National non è mai stato così radicato sul territorio.
LE PEN CONTRO VALLS. «Siamo il primo partito nazionale, Sarkozy ha vinto solo perché si è unito ai centristi», ha dichiarato Le Pen, ed è vero.
Insieme, sinistra e radicali avrebbero incassato il 28%, gomito a gomito con Ump-Udi. E se anche tutte le forze della sinistra radicale si fossero ricompattate con i socialisti, il blocco si sarebbe attestato al 37%, alla pari con il totale del rassemblement di tutta la destra moderata.
Le Pen vorrebbe le sue dimissioni, ma Valls tiene duro.
ASTENSIONISMO AL 49,8%. Intanto però, per mancanza di strategia, i compagni di Hollande sono stretti all'angolo.
L'astensionismo al 49,82%, pur sempre elevato, è stato minore del 7% rispetto alla precedente tornata del 2011. Segno che neanche la schiena dritta di Hollande per le stragi di Charlie Hebdo e del supermercato kosher ha ridato consenso al presidente.
Chi è tornato a votare ha guardato, piuttosto, con fiducia a Sarkozy, vicino a Hollande nella lotta al terrorismo, e ridimensionato Le Pen che, complici i litigi con padre, non ha sfilato con gli altri leader a Parigi. La dama nera non ha alleati. Ma la sua ombra si allunga egualmente sul ballottaggio imminente.

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