Premier Matteo Renzi 150209111455
MAMBO 23 Marzo Mar 2015 1028 23 marzo 2015

L'antirenzismo prova che la sinistra Pd non ha idee

Come col Cav, gli ex Pci demonizzano i nemici. Ma servono proposte alternative.

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Il premier Matteo Renzi.

L’antirenzismo ha preso il posto dell’antiberlusconismo.
Innanzitutto rimettendo assieme mondi della sinistra che si detestano: la sinistra di tradizione, quella radicale, quella giustizialista. La prima operazione per favorire l’assimilazione dei due fenomeni è stata definire Renzi come il nuovo Berlusconi.
DIFFERENZE SOSTANZIALI TRA I DUE. Questa prima tesi non sta in piedi. L'ex Cav arrivò alla politica in età già matura, era un uomo importante dell’impresa, era noto e chiacchierato da tempo, si avvantaggiava di una situazione che correttamente è stata definita di conflitto di interesse.
Renzi arriva molto giovane, è figlio di una famiglia borghese benestante ma niente di più, prima di arrivare alle vette della politica era un outsider completo, non aveva, né ha, forza diversa da quella che gli deriva dal successo politico.
L’uno, il premier, è partito da zero. L’altro, il leader di Fi, quando è sceso in politica, era già un personaggio di successo.
NON SONO LORO AD AVER DISTRUTTO I PARTITI. Di entrambi si dice che sono uomini carismatici che hanno distrutto i partiti tradizionali. Berlusconi arriva in politica quando questi partiti, tranne il Pds, sono stati distrutti dalla magistratura e ne crea uno nuovo a modello carismatico-plebiscitario con una forte impronta organizzativa e una spina dorsale fondata sul personale di Publitalia.
L’altro, Renzi, arriva in un partito collassato dai suoi segretari che non sono riusciti a farlo decollare, che sono stati avvolti nelle spire delle lotte di corrente, che non ha identità, anche se sogna di averne una.
Si dice anche che l’uno e l’altro siano ugualmente trasversali e veri interpreti della fine delle ideologie. Non è vero.
Berlusconi è trasversale, raccoglie gente di destra, sdogana Fini, raccoglie gente che viene dalla Dc e dal Psi, ma, soprattutto, fonda una nuova destra , una destra di governo legata ai miti della destra occidentale, schierata con repubblicani Usa, con l’Israele del Likud, non fraterna verso i democristiani tedeschi, che a loro volta lo detestano, perche troppo legati alla tradizione piuttosto che all’americanismo del Cavaliere.
PIÙ DIFFERENZE CHE SIMILITUDINI TRA SILVIO E MATTEO. Questo Berlusconi cavalca, sia pure con atteggiamento ondivago, tutti i nuovi miti della destra: il liberismo, le frontiere chiuse, il nazionalismo. Altro che trasversale, è il capo di un campo ben definito che contribuisce a formare.
Renzi, anche se molti rifiuteranno questo approccio, è forse un ex Dc per formazione familiare, ma sposa le idee di un pezzo di sinistra post-Pci: è per il mercato più che per lo Stato, vuole rompere le barriere ideologiche ma porta il suo partito nel socialismo europeo, come i suoi predecessori, di sinistra doc, non avevano avuto il coraggio di fare, parla a un nuovo mondo di esclusi, i senza lavoro e i precari, mentre la vecchia sinistra resta attaccata ai cosiddetti garantiti, cioè a chi il lavoro già che l’ha.
L'ex Cav sogna l’avvento dei repubblicani Usa, il segretario Pd sta con Obama e con i democratici.
Berlusconi vive la politica come un grande gioco, che va piegato alle sue necessità, al punto che giocando-giocando si fa “fregare” dal burlesque che organizza a casa sua per rinfrancarsi dalle noie della politica. Renzi è un totus politicus alla D’Alema, forse avrà anche una vita privata, ma sembra interamente dedito alla politica.
ENTRAMBI PERÒ ODIANO I COMUNISTI. Come si vede, e si potrebbe continuare, sono più le differenze fra Silvio e Matteo che i punti di contatto.
Tranne uno. Berlusconi odia i comunisti e tutto ciò che sembra portare a quella radice. Renzi pure.
La sinistra coglie questo sentimento. Lo coglie quella di tradizione che il premier sta estremizzando senza molta lungimiranza. Lo coglie quella radicale lavorista e para-sindacale.
Lo coglie pure la parte giustizialista che in verità è un unicum perché non è esattamente una sinistra ma la proiezione “legge e ordine” di una corrente di opinione creata da un modo giornalistico e culturale che ha fuso i propri destini con alcune procure e alcuni magistrati. Si sorreggono a vicenda e spesso dettano l’agenda politica.
Renzismo e berlusconismo sono quindi cose diverse e spesso contrastanti ma vengono trasformate in cose simili perché le sinistre sanno combattere gli avversari solo “mostrificandoli”.
Renzi, come ha ammesso candidamente Stefano Fassina, è figlio degli errori della sinistra.
Quali errori? La verbosità, la litigiosità, l’inconcludenza, l’ideologismo senza ideologie. Ora cercano, queste sinistre, di stare assieme cogliendo e enfatizzando i difetti del segretario Pd. Renzi ha molti difetti che potranno danneggiarlo ma nessuno potrà avvantaggiare la sinistra.
Dovrà, la sinistra, rassegnarsi a cercare un proprio pensiero.

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