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CONTROMISURE 23 Marzo Mar 2015 0630 23 marzo 2015

Tangenti, piano anti-corruzione per le società di Stato

Rotazione dei dirigenti e stop condannati: le regole decise da Cantone e governo.

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Il presidente dell'Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone.

Contrastare la corruzione con un piano in 10 punti. È questa la soluzione ideata dal ministero dell'Economia e dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone per porre un freno allo scandalo tangenti che sta sconvolgendo l'Italia.
A riferire del documento di 12 pagine è stato il quotidiano La Repubblica, secondo cui la direttiva-decalogo punta a creare società pubbliche a prova di trasparenza con rotazione degli incarichi, rigide incompatibilità e ampia tutela per chi svela il malaffare.
APPLICAZIONE IMMEDIATA. Da quanto si è appreso le nuove misure si applicano subito alle aziende non quotate e sotto il diretto controllo del ministero e solo dopo il via libera della Consob anche a quelle quotate.
Nel mirino quindi, ci sono anche realtà come Rai, Anas, Fondo italiano di investimento, Expo, Sogei, Eni, Enel, Finmeccanica, Poste e Ferrovie che dovranno fare i conti con le nuove norme sulla trasparenza.
Il documento di Mef e autorità nazionale anticorruzione, poi, è destinato a diventare anche il punto di riferimento a tutte le partecipate a livello regionale e comunale.
AMPLIARE LA SEVERINO. La direttiva, infatti, prevede che le società pubbliche rispettino le regole che ora riguardano solo le pubbliche amministrazioni e il fondamento giuridico è contenuto nella stessa legge Severino: «Estendere le misure di prevenzione della corruzione a soggetti che, indipendentemente dalla natura giuridica, sono controllati dalle amministrazioni pubbliche, gestiscono denaro pubblico, svolgono funzioni pubbliche o attività di interesse pubblico e sono esposte ai medesimi rischi cui sono sottoposte le Pa alle quali sono collegate».
SERVE UN RESPONSABILE. Il piano, quindi, dovrà prevedere «misure idonee per prevenire fenomeni di illegalità» e dovrà prevedere «adeguata pubblicità all'interno della società e all'esterno», con la sua pubblicazione sul sito web.
Strategica la scelta del responsabile del piano: si tratta di un «dirigente che abbia dimostrato nel tempo un comportamento integerrimo». Per individuarlo, però, la società dovrà «tenere conto di situazioni di conflitto di interesse ed evitare di designare dirigenti in settori a maggior rischio corruttivo».
TUTELARE LE GOLE PROFONDE. Quindi il decalogo indica i «codici di comportamento» da seguire con vincoli rigidi per la creazione di un ufficio ad hoc che raccolga anche le segnalazioni.
L'idea, infatti, è quella di puntare sulla collaborazione dei dipendenti: «Deve essere incoraggiato colui che denuncia gli illeciti di cui viene a conoscenza nell'ambito del suo rapporto di lavoro», hanno scritto Mef e Cantone. E la società dovrà garantire alla 'gola profonda' (o pentito) «la riservatezza della sua identità».
Inevitabile poi la rotazione negli incarichi e una rigida raffica di divieti per occupare certe posizioni. Per evitare di dover affrontare una nuova scandalosa vicenda legata alla corruzione.

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