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MAMBO 24 Marzo Mar 2015 0800 24 marzo 2015

D'Alema era il 'partito', ma ora non serve più

Amato alla follia. Adesso tradito dai Lothar. Perché la sinistra ha perso il suo popolo.

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Gianni Cuperlo e Matteo Renzi.

È stata definita la rivolta dei Lothar, dal nome del protagonista secondario del fumetto Mandrake che servì a descrivere i consiglieri di Massimo D’Alema.
Sono personaggi cresciuti al fianco e all’ombra dell’ex premier. Suggeritori, uomini ombra, portavoce, forse anche “uomini di mano” nella gestione di rapporti e di relazioni non solo politiche.
A LUI DEVONO TUTTO. In gran parte si tratta di uomini che devono tutta, o quasi tutta, la loro carriera politica alla vicinanza e alla protezione di D’Alema senza il quale non avrebbero scalato la via del successo e della notorietà.
Si tratta di personaggi differenti l’uno dall’altro, talvolta in competizione fra loro, più spesso uniti come un gruppo militare.
Ora sono lontani e spesso ostili al capo, senza rapporti che li tengano uniti, con prospettive diverse e un solo punto di contatto: non sopportano più D’Alema e cercano in ogni occasione di mostrare il distacco, talvolta con punte di disprezzo, da lui. Ingratitudine?
TRADIMENTI IN SERIE. Le categorie che appartengono alla psicologia e alla storia delle relazioni amicali spiegano solo in parte questa successione di “tradimenti”.
Colpisce in primo luogo il fatto che tutti quelli che hanno lavorato con D’Alema e sono stati con lui in prima linea lo abbiano abbandonato.
Lo ha fatto Rondolino, che tuttora parla di lui con affetto, l’ha fatto Velardi, vero “genio del male” (detto con ironia) di tutta una fase storica, ma che ora dipinge l’ex amico come un personaggio psichiatrico.
PERSINO CUPERLO. E poi Minniti e Latorre, veri incursori, per suo conto in territori lontani non solo politici.
E ancora Orfini, il più giovane e il più spietato nella dissociazione, e persino il buon Cuperlo che è l’unico a usare termini politici nel mostrare il suo distacco dal capo.

Dissociati dopo aver raggiunto una notorietà insperata

Massimo D'Alema.

Tutti hanno amato alla follia il leader con una relazione che andrebbe indagata.
Tutti hanno sparato ad alzo zero contro gli avversari del loro protetto con una disinvoltura da killer.
Tutti si sono dissociati solo dopo aver raggiunto una notorietà insperata.
Solo il povero Rondolino fu sacrificato per una ragione, con la sensibilità di oggi, assai banale: cioè per il fatto di aver scritto un romanzo, che a D’Alema piacque molto, che sembrò troppo rosa e venne descritto come porno-soft.
UN UOMO DI ALTRI TEMPI. D’Alema è un personaggio difficile, chiede dedizione assoluta, può consumare i rapporti umani.
Non è tuttavia un uomo privo di generosità che tutti i suoi “dissociati” hanno conosciuto.
La verità è che anche in queste relazioni politico-amicali D’Alema è un uomo di altri tempi.
In altri tempi infatti il leader aveva attorno a sé fedelissimi per tutta la vita.
ERA INDISCUTIBILE. Era la sua personalità a cementare il rapporto, ma soprattutto era il ruolo nella nomenklatura di partito che lo rendeva irraggiungibile e anche indiscutibile.
Anche Amendola e Ingrao hanno avuto tradimenti, pochi, ma tutto si è svolto in un clima di rispetto perché si restava nella stessa famiglia allargata formata dal grande partito.

Via via la sua vecchia sinistra si è secolarizzata

Milano: abbraccio tra Matteo Renzi e Massimo D'Alema all'assemblea del Partito democratico (15 dicembre 2013).

I dalemiani per molto tempo hanno considerato D’Alema come il “partito”.
Via via che spariva la tradizione comunista, e anche le altre tradizioni post-comuniste, l’elemento identitario era dato dalla persona di D’Alema che diventava il leader eponimo della sinistra in tutte le svolte, l’eroe infallibile, il più amato da un popolo che via via si stava disperdendo.
OGGI NEO-RADICALE. Socialista, blairiano, liberale e poi democratico e poi ancora neo-socialista e oggi neo-radicale.
Questo è stato il D’Alema indiscusso.
Solo che via via questa sinistra si è secolarizzata, ha perso il suo popolo e i “frati” che circondavano D’Alema hanno cominciato a guardarsi attorno e a cercare di essere nel mondo senza l’ingombrante padre. Più che traditori, dissociati o, se preferite, spretati.
CORRONO DAL NUOVO RE. Alcuni hanno gestito questa rottura con sobrietà e con sofferenza, altri si sono crogiolati col divorzio e vogliono portare la testa di D’Alema sul trono del nuovo re.
Comincio a pensare che il nuovo re finirà per prendere le distanze da questi ex Lothar. In fondo lui D’Alema non lo teme più. Che diavolo può farsene di chi passa la vita a parlarne male quasi volendo depurarsi dal proprio passato?

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