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TRATTATIVA 24 Marzo Mar 2015 0920 24 marzo 2015

Grecia, Varoufakis e Schäuble sono finiti ai margini

Erano gli uomini dell'economia. Hanno fatto politica. Agitando partner e stampa. Così Tsipras e Merkel hanno messo in panchina Varoufakis e Schäuble.

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Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e l'omologo greco Yanis Varoufakis.

Dopo tanto traccheggiare, Angela Merkel e Alexis Tsipras hanno deciso di vedersi.
E, se non la risolveranno, quanto meno proveranno a indirizzare l’annosa trattativa per salvare la Grecia.
Che siano loro - il cancelliere della più ricca nazione d’Europa e quello del Paese più povero - a sistemare la questione, è abbastanza naturale.
FUORI I DUE DUELLANTI. Ma il vertice ai massimi livelli finisce per sottolineare l’assenza dai tavoli che contano dei due personaggi che più di altri hanno gestito il dossier ellenico: Yanis Varoufakis e Wolfang Schäuble, messi in panchina dai rispettivi premier.
I ministri finanziari di Grecia e Germania restano a livello mediatico i duellanti che hanno in mano non soltanto i destini dei rispettivi Paesi, quanto quelli dell’intera Europa.
Ma nella pratica della gestione degli affari di governo, le cose stanno diversamente.
PIÙ POLITICA CHE NUMERI. Questo perché quelli che in teoria dovrebbero occuparsi soprattutto di numeri, hanno finito per farsi prendere la mano dalla politica.
Un approccio fatale soprattutto per Varoufakis.
Al di là delle smentite ufficiali, sembra che al ministro autore del programma di Syriza sia stato ritagliato un ruolo di ambasciatore del nuovo corso greco piuttosto che quello di responsabile ultimo delle politiche fiscali.
YANIS STRAPPA APPLAUSI. Eccolo strappare applausi alla platea del Forum Ambrosetti e diventare la coscienza critica di un gruppo di finanzieri spregiudicati ed economisti che non hanno azzeccato mai una previsione, quando ha ricordato che «nel 2010 la Grecia era già fallita», ma fu salvata dai partner internazionali «per rimborsare le banche tedesche e francesi», altamente esposte sui titoli ellenici.
Per non parlare dei giornali americani che un po’ se la ridono per il suo tentativo di rinverdire il marxismo e molto lo applaudano perché è stato l’unico politico europeo a mettere in crisi il rigore tedesco, che spaventa più la Casa Bianca che le cancellerie del Vecchio Continente.
L'IDEA DI UN PIANO MERKEL. A ben guardare, finora, Varoufakis ha fatto soprattutto politica.
Ha prima chiesto di rinviare il pagamento dei titoli di Stato (ben sapendo che almeno la parte dei titoli in mano alla Ue andrà rifinanziata dal 2023), quindi ha provato a legare il rimborso all’andamento del Paese.
Ha accusato Mario Draghi - che invece non ha lesinato risorse alle banche elleniche attraverso il programma Ela - di «trattare l’attuale governo diversamente da quello precedente» e ha lanciato una piattaforma di allentamento monetario alternativo al Quantitative easing, finanziato dalla Banca europea degli investimenti (Bei), troppo simile al sistema degli eurobond e beffardamente chiamato “Piano Merkel”.

Tsipras ha “assoldato” Gurria (Ocse) per stilare le riforme

Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse.

Anche Tsipras è stato protagonista di operazioni diversive, come lo stanziamento di 200 milioni per garantire buoni pasto e utenze gratuite alle fasce più deboli, senza concordare la cosa con i creditori internazionali.
Ma se è compito del premier quello di tergiversare con la Troika (o 'Brussels group' che dir si voglia), è un’incombenza del ministro delle Finanze convincere i partner scrivendo misure, che nel contempo allentino la pressione dei greci e garantiscano il risanamento dei conti.
E su questo versante Varoufakis è in difetto.
FINORA NIENTE PROPOSTE. Se ne è accorto Tsipras all’ultimo Consiglio europeo, quando i potenti della Ue (la Merkel, François Hollande, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk e Mario Draghi) hanno fatto muro e respinto la richiesta di anticipare nuovi aiuti, perché finora il governo greco non ha presentato uno straccio di riforma credibile, dopo che il 20 febbraio Varoufakis aveva annunciato la necessità di varare misure d’emergenza contro la povertà, ma si era anche impegnato a cancellare le pensioni baby, aggredire l’evasione ribaltando la pianta dei contribuenti e tagliare i costi della pubblica amministrazione.
LA LISTA È IN ARRIVO. Proprio all’ultimo vertice di Bruxelles, Tsipras ha promesso che la lista di riforme sarà presentata l'ultima settimana di marzo.
Ed è probabile che ce la faccia, visto che ha “assoldato” Angel Gurria per fare il lavoro di Varoufakis.
Non a caso il direttore dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) si è subito soffermato sull’alto costo della previdenza e sui buchi del sistema, che permettono ai greci di ampliare il giro della corruzione e dell’evasione sfruttando piazze estere.
SUPER VILLA E LUSSO. Il tutto mentre il ministro delle Finanze è nel mirino, anche in casa, per essersi fatto fotografare nella bella casa con vista sul Partenone o per aver affittato una villa al mare da 5 mila euro alla settimana.

Schäuble soffia sul fuoco della Grexit

Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble con la divisa nazista in una vignetta di giornale di partito di Syriza.

Non vanno meglio le cose per il suo nemico Wolfang Schäuble.
Il quale, in pieno spirito renano, ha concentrato i suoi strali su aspetti meno dottrinali ma più pratici.
Nel bel mezzo delle trattative europee e a mercati aperti ha più volte ripetuto: «A questo punto non posso escludere una Grexit».
Come dire che a Berlino nessuno si straccerà le vesti per un eventuale default ellenico, con conseguente uscita dall’euro del Paese.
Proprio dichiarazioni simili, ma pronunciate dalla Merkel, nel 2010 fecero scoppiare la più profonda crisi del debito che l’Europa abbia mai conosciuto.
CHIESTE REGOLE PIÙ DURE. Mentre la Troika cambia nome e mostra il suo volto meno tecnocratico, ecco il ministro bavarese chiedere per Atene un commissariamento più duro da parte di Bce, Fmi e Ue, convinto che con un avanzo primario più ampio la Grecia possa finanziare da solo le misure per rilanciare la propria economia.
Queste parole fanno la gioia della Bild, ma non certo quella di Angela Merkel.
Che come Tsipras con Varoufakis, non ci ha messo troppo tempo a richiamare il suo responsabile delle Finanze e metterlo in panchina.
COSÌ RAFFORZA I PREGIUDIZI. Schäuble finisce soltanto per rafforzare le ipotesi che la Germania pretenda rigore dagli alleati per salvaguardare i benefici garantiti dallo status di economia forte (il rifinanziamento a zero o gli alti rendimenti garantiti dalla Bce al suo azionista principale, cioè la Bundesbank, la Buba).
La Merkel ha già benedetto l’approccio fermo e solidale del presidente della commissione Juncker o della Bce di Draghi: bisogna evitare il fallimento della Grecia, ma in cambio Tsipras deve fare riforme per la crescita, che in tutto il mondo si crea tagliando la spesa improduttiva.
RICHIAMATO SPESSO DA ANGELA. La stampa tedesca ha raccontato che la Merkel avrebbe richiamato Schäuble sia nei giorni antecedenti al compromesso raggiunto il 20 febbraio sia alla ripresa delle trattative tra gli sherpa di Bruxelles e Atene.
Perché la cancelliera su questo versante la vede come Obama: un’uscita della Grecia dall'euro finirebbe soltanto per spostare l’asse europeo sempre più a Est.
GUAI A REGALARE ATENE ALL'EST. Non il massimo con la Cina proprietaria delle principali infrastrutture del Paese e la Russia di fatto già principale partner energetico ellenico. Di fronte a questo che cosa saranno mai sette miliardi in più per non trasferire Atene nel blocco degli emergenti?

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