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SINISTRA 24 Marzo Mar 2015 0709 24 marzo 2015

La triste parabola di D'Alema mollato dai fedelissimi Pd

Rottamato da Renzi. Attaccato da Orfini, Velardi e Latorre. Scaricato da Cuperlo. D'Alema è sempre più solo. I suoi 30 parlamentari si avvicinano al premier.

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Massimo D'Alema.

Il colpo finale, che probabilmente Massimo D’Alema non si aspettava proprio, è stato quello di Gianni Cuperlo.
Il leader della “sinistra dem” (area della minoranza anti-renziana del Pd) ritenuto ormai l’ultimo dei dalemiani a Montecitorio sabato 21 marzo a sorpresa si è contrapposto al “lìder Massimo” così: «La sinistra ha ceduto con voi al potere».
Intendendo per «voi» naturalmente lo stesso D’Alema, al quale il gentile e colto Cuperlo faceva all’occorrenza anche le fotocopie, ai tempi della Bicamerale delle Riforme istituzionali.
Insomma, Cuperlo stava a D’Alema un po’ come Angelino Alfano a Silvio Berlusconi.
LE ACCUSE DI ARROGANZA. Eppure anche lui ha sentito il bisogno, durante l’assemblea della minoranza del Pd, di distinguersi dal suo vecchio leader che, scravattato e in buona forma fisica nonostante la rottamazione renziana, ha accusato Renzi di «arroganza, diciamo...».
Applauditissimo, ha invitato l’opposizione interna al Pd a superare le divisioni e dire davvero di no in parlamento al segretario-premier.
SEMPRE PIÙ ANTIPATIE. A smetterla di andare avanti con una sorta di “armiamoci e partite”.
Alla fine però l’unico che sembra essersi armato e conseguentemente partito è D’Alema.
Con quali risultati? Stando ai fatti, nessuno.
Tranne quello di essersi attirato, come sempre, tutte le antipatie possibili e immaginabili addosso.
A cominciare proprio dai personaggi da lui stesso creati.

Dall'Ue all'ipotesi scissione, non ne azzecca più una

Roma: Massimo D'Alema mostra a Matteo Renzi la maglia di Francesco Totti, capitano dei giallorossi (18 marzo 2014).

Si potrebbe dire che D’Alema non ne azzecchi più una.
Il clamoroso autogol fu invitare Matteo Renzi alla presentazione del suo nuovo libro Non solo euro (Rubettino) con tanto di maglietta della Roma come omaggio al premier, nella speranza forse che di una riappacificazione con Renzi in vista di una sua nomina ad alto Rappresentante della politica estera della Ue.
E invece si prese da Renzi un calcio sui denti, con la scelta di Federica Mogherini.
ALLINEAMENTO RENZIANO. Intanto quelli che riteneva i suoi uomini in parlamento cominciavano ad allenarsi in una sorta di gara a chi fosse l’anti-renziano più mite, con la speranza, secondo i maligni, di restare nei giochi e non esser fatto fuori dal segretario-premier dalla compilazione delle prossime liste elettorali.
Ma per far questo ognuno ha sentito il bisogno di pagare pegno dimostrando un buon grado di anti-dalemismo.
Anche così viene spiegata maliziosamente nei corridoi di Montecitorio l’ultima uscita di Cuperlo.
IN BALLO UN POSTO IN LISTA. Soprattutto dopo che, secondo rumor insistenti, Renzi aveva mandato a dire alla minoranza che lui «è un uomo buono» e che quindi in sostanza se si fossero comportati bene nessuno sarebbe stato tolto dalle liste alle prossime elezioni.
Ora, dopo che anche Stefano Fassina, l’ex vice ministro all’Economia assiduo alle iniziative di “Italianieuropei”, ha detto che sia lui sia Pier Luigi Bersani devono fare un passo indietro, chissà se D’Alema vorrà ancora fare l’associazione per la rinascita della sinistra proposta sabato 21 marzo all’assemblea della minoranza del Pd.
È una vecchia idea dell’ex premier, finora l’unico ex comunista insediatosi a Palazzo Chigi, lanciata già qualche mese fa.
UNA MOSSA PER RESITERE. Una scissione? Lui l’ha negata. Piuttosto un modo per continuare a esistere politicamente.
Visto che riprendersi il partito di cui fu il leader (più odiato che amato) è molto difficile se non impossibile.
«L’idea», confida uno dei pochi dalemiani rimasti sul territorio, «era quello di far nascere l’associazione dai circoli intitolati a Enrico Berlinguer, che fanno parte della Fondazione Ds, ma ora questa mossa di Cuperlo davvero non la capisco...».

Sposetti: «Voltafaccia da miserabili»

Ugo Sposetti.

Che Matteo Orfini - presidente del Pd, giovane turco amico di Renzi, ma cresciuto a “Italianieuropei - e gli ex “Lothar” (nome di un personaggio del fumetto Mandrake) di Palazzo Chigi Claudio Velardi e Nicola Latorre si accanissero su D’Alema era un po’ messo nel conto.
Ma che si staccasse anche “Gianni” un po’ meno.
ORFINI: «RISSE DA BAR». Fatto sta che Orfini ha accusato “Max” di fare «risse da bar»; Velardi lo ha bollato come un caso «da psicanalisi»; il senatore ora renziano Latorre si è quasi vantato di non sentir più “Massimo” ormai «da un anno e mezzo».
Proprio gli uomini che da “Massimo” un tempo erano affascinati e terrorizzati.
Un voltafaccia tale che fa sbottare il senatore Ugo Sposetti con Lettera43.it in questo modo: «Cose miserabili! Davvero miserabili, prodotte dalla sindrome rancorosa del beneficiato».
I PARLAMENTARI? IN TEORIA 30. Ma in quanti in parlamento ora sono rimasti con “Max”?
I maligni dicono: in teoria 30, ma di fatto nessuno.
Con D’Alema dovrebbe essere il responsabile Esteri del Pd Enzo Amendola, i sottosegretari Teresa Bellanova e Sesa Amici, i deputati Andrea Manciulli (voluto da D’Alema a capo della delegazione dell’assemblea parlamentare Nato) e Paolo Fontanelli.
Vicini all’ex premier sono ritenuti anche il senatore ribelli Vannino Chiti e l’ex presiedente della Camera Luciano Violante, i cui articoli spesso vengono ospitati sulla rivista della Fondazione “Italianieuropei”.
«È IL TEMPO DEL CONFORMISMO». Dalemiani, sì. Ma tutti in teoria. Confida un amico di “Max”: «Chiti e Violante sono coerenti, ma tanti altri non danno più a vedere troppo di essere amici di Massimo. Questo è il tempo del conformismo renziano. O meglio, del conformismo verso il potente di turno». E questo è il tempo di “Matteo”.

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