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NEGOZIATI 24 Marzo Mar 2015 1620 24 marzo 2015

Nucleare Iran, spie del Mossad contro gli Usa: è gelo

Rapporti Netanyahu-Obama ai minimi. Scontro sulla Palestina. Ora pure l'ombra spionaggio pro-repubblicani dell'intelligence israeliana. Una guerra sull'atomo.

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Dietro la rottura storica tra Stati Uniti e Israele, con gli americani pronti a togliere il veto sullo Stato della Palestina in Consiglio di sicurezza all'Onu, non ci sarebbe solo l'intransigenza inscalfibile e proterva del rieletto premier israeliano Benjamin 'Bibi' Netanyahu contro le aperture Usa sul nucleare iraniano.
Un grave tradimento dell'intelligence israeliana avrebbe minato l'alleanza tra i due Stati, inaugurando la catena di colpi bassi degli ultimi mesi.
DEADLINE A LUGLIO. Entro la fine di marzo il Gruppo 5+1 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più Germania) e l'Iran devono tentare di raggiungere un'intesa preliminare sull'arricchimento dell'uranio, in vista della deadline del primo luglio.
Data che, in un senso o nell'altro, dovrebbe chiudere 12 anni di negoziati falliti e rilanciati a diverse riprese, dal 2003.
La schiarita tra il 'grande Satana' e lo 'Stato canaglia' è all'orizzonte.
E l'apparato di Netanyahu è pronto a tutto, pur di fermare il disgelo con la sua minaccia principale nella regione.
SPIATI DAL MOSSAD. Il 17 marzo 'Bibi' ha rivinto anche per il suo 'no' al nucleare iraniano.
Negli ultimi anni, persino il Mossad ha smentito o ridimensionato gli allarmi populistici e iperbolici del premier israeliano sulla preparazione dell'atomica, a Teheran.
Eppure, secondo le rivelazioni di fonti diplomatiche Usa al Wall Street Journal, sarebbe stata proprio l'intelligence israeliana, riaperti i negoziati nel 2013, a spiare gli incontri in Svizzera della delegazione di Teheran con il team del 5+1.

Rapporti Usa-Israele ai minimi storici dal 1948

Il retroscena spiega il brusco deterioramento dei rapporti Usa-Israele, logorati da anni per incompatibilità di vedute tra il governo Netanyahu e l'amministrazione di Barack Obama.
Fino a toccare, nel 2015, il punto più basso dalla fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele.
Nell'ultima campagna elettorale, 'Bibi' è volato a Washington senza l'invito di Obama, a illustrare al Congresso - a maggioranza repubblicana - e alla lobby ebraica Eipac che lo controlla i pericoli dell'intesa con l'Iran.
E la porta della Casa Bianca è rimasta sbarrata.
SCONTRO SULLA PALESTINA. In chiusura dei comizi Netanyahu ha pure escluso un futuro Stato della Palestina - premessa della soluzione dei «due popoli, due Stati» promossa nei negoziati Usa -, innescando la reazione americana che ha promesso di «rivedere l'approccio» in caso di «nuova azione della Palestina alle Nazioni unite».
Poi il gelo verbale si è dissolto, con il dietrofront del premier israeliano sui negoziati per uno Stato della Palestina, se il leader dell'Anp Abu Mazen scaricherà Hamas (armata dall'Iran).
Obama si è laconicamente complimentato a telefono con Netanyahu per l'esito del voto. Ma, nella sostanza, la sua politica non è cambiata.
IL TRADIMENTO ISRAELIANO. Il presidente americano ha anzi espresso «profondo disagio» per le frasi di 'Bibi' sugli arabi-israeliani, «contrarie alla tradizione democratica di Israele», puntualizzando come la sua rielezione non avrà impatti tangibili sui negoziati con Teheran.
Tanta indisponenza, stando alle ultime indiscrezioni, non deriverebbe dalla ridicola lettera contro Obama dei repubblicani americani ai leader iraniani.
Ma dal doppio gioco dell'intelligence israeliana con gli alleati statunitensi.

Nucleare iraniano, Israele boicotta i negoziati dal 2001

L'ayatollah Ali Khamenei.

Nell'obiettivo di saltare le trattative, il Mossad israeliano avrebbe spiato i negoziati sul nucleare, girando poi le informazioni top secret ai membri repubblicani del Congresso Usa.
La Casa Bianca sarebbe venuta a conoscenza del boicottaggio, intercettando, attraverso la sua intelligence, le comunicazioni tra i funzionari israeliani in possesso di dati confidenziali tra la delegazione iraniana e quella americana.
«Una cosa è spiarsi a vicenda, anche tra alleati. Un'altra passare le informazioni al Congresso in mano all'opposizione», recriminerebbero gli americani.
IL DISGELO CON USA-IRAN. Negando ogni accusa, Israele rimarca invece che, durante i negoziati, la «Francia ha mostrato un comportamento molto più trasparente con Israele».
Sulle discussioni a porte chiuse con gli iraniani, gli americani preferivano non sbottonarsi.
D'altra parte, dopo l'elezione nel 2013 del presidente iraniano Hassan Rohani, le relazioni con la Repubblica islamica - che continua a non riconoscere lo Stato di Israele - si sono lentamente distese, a fronte di un irrigidimento dei rapporti già critici con Netanyahu.
Alla vigilia del Nowruz, il capodanno iraniano di fine marzo, Obama e il braccio destro John Kerry (capo negoziatore Usa sul nucleare) hanno inviato l'augurio che, «dopo molti duri inverni tra l'Iran e gli Usa, l'arrivo della primavera segni un futuro migliore per tutti noi».
OSTRUZIONISMO ISRAELIANO. Gli ostacoli restano, ha ribadito Kerry anche al termine dell'ultimo colloquio in Svizzera.
Ma anche l'ala dura dei Pasdaran e degli ultraconservatori sarebbe stata sedata dall'altolà della Guida suprema Ali Khemenei, ha riportato il New York Times.
Ma «sono stati fatti progressi» ed «esiste la possibilità dell'intesa con l'Iran» che Obama aveva inserito nel suo primo programma elettorale.
L'accordo del secolo che Israele, attraverso l'amministrazione di George W. Bush prima e del Congresso repubblicano poi, boicotta dal 2003.

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