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MAMBO 25 Marzo Mar 2015 1140 25 marzo 2015

Pd Roma, i dubbi sul rinnovamento di Orfini

Renzi l'ha scelto per guidare i dem della Capitale. Ma lui non ha le referenze giuste.

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A sinistra Stefano Esposito, a destra il presidente Pd Matteo Orfini.

Ogni settimana c’è una notizia 'cattiva' sulla politica e sulle amministrazioni del Lazio e di Roma.
L'ultima è quella del capo di gabinetto di Nicola Zingaretti che si è dimesso perché coinvolto in un ramo dell’inchiesta su Roma Capitale.
Poi ci sono le notizie che riguardano il comune di Ostia dove pare che il malaffare avesse fatto nido.
COMMISSARI PER IL PD. Da molti mesi a guidare il rinnovamento del Partito democratico della Capitale c’è il presidente nazionale dei dem, Matteo Orfini ultima conquista di Matteo Renzi, che lancia periodici allarmi e altrettanti frequenti propositi di pulizia.
Scopriamo che a Ostia è stato nominato commissario del partito Stefano Esposito, senatore torinese noto per aver detto «no», poi «si», quindi «ni» alla Tav.
Non si ha l’impressione che il Pd, che non è l’unico a essere coinvolto nello scandalo in cui grande ruolo ha avuto l’ex sindaco Gianni Alemanno, si stia muovendo bene e con decisione.
NIENTE GARANZIE. In primo luogo è bene sollevare due dubbi di fondo.
Entrambi i commissari Orfini ed Esposito non sembrano avere, per ragioni diverse, le referenze giuste per fare piazza pulita.
Il senatore dem non conosce la realtà. Il presidente del Pd, l’ho già scritto mesi fa, è uno dei signori della guerra del partito romano.
Quali garanzie può dare chi ripulirà in tutti gli ambienti compresi i suoi?
INCHIESTA RAPIDA. Il secondo dubbio è che la velocità dell’inchiesta giudiziaria è superiore a quella della politica.
Orfini ha detto che voleva ripulire gli elenchi degli iscritti, che voleva fare tabula rasa e altri proclami bellicosi. Che ci vuole per fare tutto questo, una vita? E poi con chi costruirà il nuovo partito e quale ruolo vorrà assegnare a se stesso?
VIA DOPO IL RISANAMENTO. Sarebbe opportuno che, finita l’opera, se ne distacchi per evitare l’accusa di aver lavorato per costruire un proprio potere personale.
Non vorrei - lo dico nel suo interesse - che un domani ci fosse un Orfini junior, magari da lui portato alla ribalta dall’oscurità in cui giaceva, che vorrà rottamarlo con parole ingrate.

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