Silvio Berlusconi Assoluzione 150311183438
CENTRODESTRA 26 Marzo Mar 2015 0610 26 marzo 2015

Berlusconi rilancia: epurare Fitto da Fi e arginare Salvini

Piano Sarkò per Silvio. Sganciarsi dalla Lega, cacciare i ribelli e correre da solo. Diventando socio di minoranza di Renzi. Ma le Regionali possono affossarlo.

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Roma: Silvio Berlusconi fuori da Palazzo Grazioli tra i militanti di Forza Italia in festa dopo l'assoluzione nel processo Ruby (11 marzo 2015).

Ufficialmente una lieve influenza lo ha costretto a rimanere ad Arcore.
Annullata la riunione dei coordinatori regionali azzurri; in forse perfino il rientro sulla scena previsto per domenica 29 marzo a Roma, dopo l’assoluzione definitiva al processo Ruby, e anche l’incontro con Matteo Salvini.
Ma ufficiosamente, a detta di parlamentari a lui vicini, Silvio Berlusconi in realtà sarebbe a Roma, colpito da un “virus” di genere soprattutto politico.
Dal titolo: che fare di Forza Italia e del centrodestra?
RICOMPORRE O ANDARE SOLO? Rincollare attraverso estenuanti mediazioni e alleanze i cocci delle fratture interne (con Raffaele Fitto) ed esterne (con Lega Nord e Nuovo centrodestra) e da lì ripartire per creare una vera alternativa a Matteo Renzi?
Oppure, forte della rimonta francese di Nicolas Sarkozy che ha stoppato la destra di Marine Le Pen, mollare gli ormeggi, sganciarsi dai diktat della Lega lepenista e avventurarsi in una corsa solitaria alle elezioni regionali per ricompattare l’area dei cosiddetti moderati?
COME IL PSI DI CRAXI CON LA DC. Con questa seconda opzione Forza Italia, magari trasformatasi in Forza Silvio, per cacciare nei fatti i ribelli fittiani, si avvierebbe più che a fare il fulcro dell’opposizione a diventare un giorno il socio di minoranza di Matteo Renzi, in un rapporto di collaborazione-competizione, un po’ sulla falsariga del ruolo del Partito socialista di Bettino Craxi con la Democrazia cristiana.
Insomma, un nuovo Patto del Nazareno, ma in chiave più competitiva.
Ma il dilemma sembra tutt’altro che sciolto. E ora rischiano di essere i numeri alle Regionali, non favorevoli a Forza Italia, a determinare la scelta.

Frecciatine e sostituzioni: Forza Italia sull'orlo della deflagrazione

Renato Brunetta (al centro) mentre discute con Raffaele Fitto (di spalle) alla Camera.

Il partito, intanto, è sull’orlo della deflagrazione.
Ormai tra Berlusconi e Fitto sembra in atto un pericoloso gioco del cerino.
I parlamentari fittiani si dicono sicuri che è ormai è questione di ore: «Se verremo espulsi dalle liste in Puglia, Raffaele si candiderà da solo».
Tradotto: sconfitta certa di Forza Italia. E, peggio, ko ancora più certo per gli azzurri in Campania, l’unica regione ancora a guida Fi, se anche lì Fitto, come minacciano i suoi, si presenterà per conto suo.
BRUSCO CAMBIO DI CHIARELLI. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la brusca sostituzione, da parte del capogruppo alla Camera Renato Brunetta, del fittiano Gianfranco Chiarelli nel ruolo di capogruppo azzurro alla commissione Giustizia di Montecitorio.
Ma altrettanto brusco e a sorpresa (si dice che lo stesso Fitto non ne sapesse nulla) è stato l’attacco, in diretta televisiva, a Giovanni Toti e Maria Rosaria Rossi, nell’intervento in Aula martedì 24 marzo, sul disegno di legge relativo alla prescrizione («Non ho avuto modo di confrontarmi con chi come Rossi e Toti utilizzano le loro energie per fare epurazioni e distruggere solo quanto fatto da Berlusconi, a loro non interessa il destino del nostro partito», ha detto).
FITTO PARLA DI EPURAZIONI. Ma la tensione dentro Forza Italia è tale che l’avvocato Chiarelli, dopo aver subìto il commissariamento, anche nella sua città Martina Franca (tutta la Puglia prevalentemente fittiana è commissariata), l’ha sparata grossa, nel tentativo, secondo alcuni parlamentari vicini al Cav, di separare il “cerchio” da Silvio.
Il risultato è stato che proprio l’ex premier avrebbe dato ordine a Brunetta di sostituire Chiarelli.
Fitto ha immediatamente gridato contro le “epurazioni”.
Ma nella stessa area dell’ex governatore pugliese starebbero emergendo distinguo.
SISTO: «BASTA CON LA GUERRA». Non solo lo stesso Fitto non sarebbe stato avvisato da Chiarelli della sua uscita da falco (e anzi lo avrebbe rimproverato), ma il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio Francesco Paolo Sisto starebbe ammonendo i fittiani duri e puri se non lo stesso leader dell’area a smetterla «con questa guerra».

Silvio considera Fitto peggiore persino di Fini

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto.

Un ruolo da mediatore lo sta assumendo il segretario d’Aula di Fi Rocco Palese, cognato di Fitto.
Ma ormai «in questa guerra è l’odio a prevalere», è l’impressione di un forzista di lungo corso come Osvaldo Napoli.
In realtà, più che “il cerchio” sarebbe Berlusconi in prima persona a voler espellere Fitto attraverso la cancellazione dei suoi uomini dalle liste in Puglia, ovvero il fortino dell’ex governatore, recordman di preferenze.
«MI ATTACCA PROPRIO ORA». Con i fedelissimi in questi giorni Berlusconi avrebbe detto che Fitto è perfino peggiore di Fini: «Mentre Gianfranco mi ha attaccato quando ero nel pieno del mio potere, Fitto mi attacca proprio ora che io e Forza Italia siamo al massimo delle difficoltà».
Saverio Romano, siciliano, molto vicino a Fitto, si dice sicuro: «Berlusconi vuole fare Forza Silvio».
Ovvero sbarazzarsi dei ribelli cambiando partito.
Ma secondo parlamentari vicini al Cav «Forza Silvio la vorrebbero soprattutto i fittiani che così tenterebbero di prendersi quel che resta di Forza Italia».
SALVINI VA TENUTO A BADA. Intanto, Berlusconi deve tenere a bada il fronte Lega e le aspirazioni di Salvini di sostituirlo alla guida del centrodestra.
Per ora sembra che l’alleanza in Veneto, a sostegno di Luca Zaia, si farà.
Ma la Lega non intende cedere sulla candidatura in Toscana del responsabile dell’Economia del Carroccio Claudio Borghi Aquilini, mentre sarebbe disposta a fare un passo indietro in Liguria.
CAMPANIA, NCD VERSO IL PD. Notizie poco rassicuranti giungono dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano per la Campania.
Gran parte dei suoi sta premendo per un’alleanza con il Pd, «soprattutto se Vincenzo De Luca alla fine non venisse più candidato», confida una autorevole fonte alfaniana.
È un quadro che potrebbe indurre Berlusconi a correre da solo. Ma in tanti già scommettono che alla fine non lo farà. E soprattutto non sceglierà tra le due opzioni di lotta o di governo dalle quali dipende il futuro di Forza Italia e del centrodestra.

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