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BATTAGLIA 26 Marzo Mar 2015 0959 26 marzo 2015

Sardegna, la lotta contro le scorie nucleari si scalda

Asismica. Non vulcanica. Poco abitata. La Sardegna è meta ideale per smaltire rifiuti radioattivi. Il governo pensa a Nuoro: piano da 1,5 miliardi. L'isola dice no.

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Sogin è un'azienda pubblica che si occupa di smantellamento di centrali nucleari.

La road map è tracciata.
Ma le scorie radioattive, 90 mila metri cubi, restano una patata davvero bollente che incombe anche sulle elezioni regionali e comunali di maggio 2015.
Il compito di trovare il posto giusto per realizzare il Deposito nazionale delle scorie nucleari è affidato da tempo alla Sogin, società di Stato nata appositamente nel 1999: amministratore delegato Riccardo Casale, presidente Giuseppe Zollino.
CHIUSA L'ERA DELL'ATOMO. Con quest’operazione si dovrebbe chiudere la stagione dell’atomo italiano, di ciò che ne resta insomma: i rifiuti delle quattro centrali nucleari, la cui fine era stata decretata dal referendum del 1987.
A inizio aprile, secondo quanto si legge sul sito ufficiale Sogin, si apre «una fase di consultazione pubblica e di condivisione».
«NESSUNA DECISIONE PRESA». Tempi lunghi, ha comunque precisato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: «Nessuna decisione è stata presa», ha ribadito. «Da qui in poi c’è tutta una serie di ulteriori adempimenti e ci vorranno alcuni mesi per l’individuazione del sito».
Tutto non appena i ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente daranno il nulla osta per la pubblicazione della “Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee”, la Cnapi - attualmente secretata.
Documento già passato per l’Ispra (Istituto per la protezione e per la ricerca ambientale) che ha verificato sia stata compilata secondo determinati criteri.
LE AREE PAPABILI SONO 90. Le aree candidate sarebbero circa 90 in 12 Regioni: una sarà la scelta finale in cui realizzare il deposito e il parco tecnologico su 100 ettari totali.
«Un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza tutti i rifiuti radioattivi. Sarà realizzato all’interno di un Parco tecnologico un centro di ricerca dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile», spiegano dal ministero.
SARDEGNA META GETTONATA. Ma probabilmente non basterà l’annunciato percorso condiviso e partecipato a sedare gli animi.
Le proteste preventive sono già in atto. Come in Sardegna, una delle mete possibili e anche più gettonate: asismica, non vulcanica, con pochi abitanti.

Nel 2011 valanga di 'no' al referendum consultivo sardo

Silvio Berlusconi e Ugo Cappellacci.

Qui, nel 2011, c’è stato addirittura un referendum consultivo: affluenza al 60% (record nella serie storica delle consultazioni sarde) e il “no”, scontato, al 98%.
L’ipotesi che venga scelta la Sardegna aleggia e torna ciclicamente. E con essa durissime prese di posizione.
CAPPELLACCI IN PRIMA LINEA. Non è un caso che uno dei più attivi a lanciare proclami sia proprio Ugo Cappellacci, allora presidente della Regione di centrodestra, ora consigliere regionale di Forza Italia che aveva fatto della battaglia un esercizio mediatico ben riuscito.
Ora rilancia e cita «fonti riservate ministeriali che ritengo molto attendibili», ma niente di ufficiale.
RESTANO LAZIO E SARDEGNA. Però, secondo quanto dichiarato, «sarebbero rimaste due sole regioni candidate al ruolo di deposito nazionale unico delle scorie nucleari: il Lazio e la Sardegna».
E quindi l’allarme: «Prepariamoci fin da ora a proseguire e rilanciare quella grande battaglia unitaria che già in precedenza ha visto i sardi unirsi per difendere la propria terra».
SI PARLA DELLA ZONA DI NUORO. Posizione ribadita anche in una recente intervista pubblicata su Panorama in cui Cappellacci indica addirittura una precisa zona: «Nella parte centrale della Sardegna, nel cuore della nostra regione nella provincia di Nuoro».
Denunciando l’assoluta riservatezza con cui procede l’operazione e quindi l’eventualità che ci si accorga a cosa fatta.

L'ex governatore Pili: «Toglietevelo dalla testa»

Mauro Pili.

In campo c’è anche un altro ex governatore di centrodestra: l’attuale deputato di Unidos (con un passato nel Popolo della libertà) Mauro Pili.
Una sorta di pasionario contro cause e soprusi, specie se calati dall’alto: ossia da Roma.
«RESPINGEREMO TUTTO». Pili da tempo sostiene che la scelta cadrà proprio sull’Isola e ribadisce: «Questo è un progetto che in Sardegna verrà respinto a mano armata, chiunque lo stia pensando se lo tolga dalla testa».
E cita i criteri di esclusione resi noti dall’Ispra.
Anche se la terra promessa delle scorie deve non solo essere geologicamente stabile: ma avere una pendenza non superiore al 70%, essere almeno a 5 chilometri dal mare e non ricadere in un’area marina protetta o all’interno di una base militare.
SUL PIATTO 1,5 MILIARDI. Per tentare di aggirare l’ovvio effetto Nimby (Not in my Back Yard, 'Non nel mio cortile”) la Sogin lancerà una campagna di comunicazione.
Nel tentativo di esorcizzare la presenza del deposito da realizzare in concreto, secondo le previsioni, nel 2025.
Sul piatto, poi, ci sono soldi e buste paga: 1,5 miliardi di euro con 1.500 occupati l’anno per quattro anni.
E ci sarà posto anche per i rifiuti sanitari e industriali.
Durante il lungo percorso partecipativo si potrà darà spazio anche ai “siti volontari”, sempre che siano rispettati i criteri.
SCANZANO SI ERA RIBELLATA. Finora, e di anni ne son passati, i rifiuti nucleari sono rimasti sparsi in 24 siti cosiddetti temporanei.
Ma sono anche finiti all’estero. E chissà che non si continui così, nonostante la determinazione espressa dalla Sogin e il motto: «Avanti tutta».
Sul lungo, complicato e diplomatico iter pesa infatti il fantasma del caso Scanzano Jonico, in Basilicata, in provincia di Matera.
Nel 2003 il governo Berlusconi, con un decreto, aveva scelto i pozzi delle miniere di salgemma come sito ideale per le scorie nucleari. Ma la protesta di tutta la Regione, con blocchi nelle strade, aveva di fatto portato a un dietrofront. Poi il silenzio.

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