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MAMBO 27 Marzo Mar 2015 1255 27 marzo 2015

I dati sul lavoro? Fanno contenti tutti, tranne Landini

Il leader Fiom fa sul serio. Ma i segnali di ripresa rischiano di azzopparlo.

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Matteo Renzi. Sullo sfondo Maurizio Landini.

Maurizio Landini fa davvero sul serio e con la manifestazione del 28 marzo lancia la sua Opa sulla sinistra a sinistra di Matteo Renzi.
Già lo slogan che si rifà alle vecchie union britanniche lascia intendere lo spirito rifondativo che anima il segretario della Fiom, che così considera l’intero mondo guidato da Renzi lontano ed estraneo alla sinistra.
L’area che Landini vuole coprire è molto ampia sul piano delle sigle sindacali, politiche e associative ma non chiaramente stimabile dal punto di vista elettorale. Si sa che in ogni Paese occidentale la sinistra-sinistra tende a ricomporsi anche dopo anni di appannamento. La scommessa di Landini e soci è che questo appuntamento sia già nell’agenda italiana.
L'OSTACOLO? LA PLURALITÀ DI SIGLE E LEADER. L’ostacolo principale è dato proprio dalla pluralità di sigle e di leader, oltre che dall’angusto mondo sindacale che la Fiom dà alla propria iniziativa. Un movimento politico che germini dal movimento sindacale nel nostro Paese sarebbe davvero una cosa nuova.
Lo sarebbe anche nel suo impianto, per così dire, di classe perché farebbe centro sulla classe operaia, sugli studenti radicalizzati e su quella borghesia intellettuale che dai girotondi in poi sente voglia di vivere una stagione lontana dal camaleontismo della vecchia sinistra.
LA RIPRESA RISCHIA DI ROVINARE I PIANI DI LANDINI. Solo che il tema del lavoro rischia di essere proprio l’anello debole del movimento di Landini. Alcuni piccoli segnali di ripresa dell’occupazione possono togliere ai promotori della manifestazione di sabato quell’appeal verso il mondo di chi non ha nulla, né un lavoro né una prospettiva di lavoro.
Le previsioni catastrofiche di Landini e soci si possono rivelare infondate come lo sono state nel giudizio sul nuovo corso di Sergio Marchionne alla guida della ex Fiat (a proposito, i dati dicono che il mercato dell’auto è in ripresa anche in Italia).
RENZI NON È UN PROTO-DITTATORE. Landini può sopperire a questa défaillance con un forte rilancio identitario o con una forte logica contrappositiva. Il rilancio identitario è difficile: dire oggi che cos’è una sinistra richiede poteri divinatori. Invece la logica di contrapposizione si può nutrire assegnando a Renzi la parte del cattivo, proprio del cattivo-cattivo.
Renzi non credo abbia paura di questa etichetta. Forse la cerca anche. Solo che gridare sempre al lupo al lupo sulle minacce per la democrazia porta i vocianti come nella favola. Solo un mondo di esagitati può credere che Renzi sia oggi un proto-dittatore. Molti, anche anti-renziani, non lo pensano e credo siano la maggioranza.

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