DIATRIBA 28 Marzo Mar 2015 1021 28 marzo 2015

Bagnoli, la farsa del commissario nell'area dismessa

Errori trentennali. Milioni sprecati. Sequestri. Per risanare il terreno avvelenato ex Italsider Renzi punta su un gestore pigliatutto. De Magistris si oppone. Foto.

  • ...

Le aree sequestrate dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli, alla periferia di Napoli (11 aprile 2013).

Il “movimento” dei residenti, che sente odore di palazzinari, lancia slogan inequivocabili: «Se Bagnoli sarà commissariata, ogni giorno sarà una barricata».
Il sindaco de Magistris, dal canto suo, non si mostra meno combattivo: «Niente commissario. Napoli è dei napoletani, non accettiamo di essere esautorati dal governo sulla bonifica a Bagnoli».
E poi: «Ho già dato mandato di presentare ricorso a un’eventuale nomina straordinaria. E l’11 aprile accoglieremo nell’area ex Italsider i sindaci che verranno da tutte le regioni a protestare contro il premier Renzi e il suo decreto Sblocca-Italia».
C'È UN CONTRO-PROGETTO. Nel frattempo, il sindaco ha presentato e fatto approvare a maggioranza in Consiglio comunale una sorta di contro-progetto Bagnoli, che riguarda l’area su cui - secondo lui - è possibile intervenire: via la colmata, lungomare attrezzato e fruibile, porto turistico che non impedisca la balneazione eccetera.
Insomma, la guerra è dichiarata.
Ma a Bagnoli, nel frattempo, va peggio che mai. Dopo 30 anni di errori e centinaia di milioni sprecati, il risanamento dei suoli avvelenati dalle scorie della grande fabbrica dismessa è ancora di là da venire.
SEQUESTRO A GIUGNO 2013. Anzi, secondo i magistrati della procura di Napoli che a giugno 2013 hanno sequestrato gran parte dell’area (compresa la colmata da 280 mila metri cubi rigonfia di detriti tossici) e messo sotto indagine 21 funzionari (con due vice sindaci), la cosiddetta bonifica, effettuata al 60%, sarebbe stata clamorosamente sbagliata e avrebbe addirittura peggiorato le condizioni ambientali.
Ora, hanno ordinato i magistrati, «bisogna presentare un nuovo piano che corregga gli sbagli e ricominciare i lavori ex novo».
IMPASSE DEI BANDI DI GARA. Il sequestro, cui finora il governo e altri soggetti non hanno saputo fornire risposta, ha comportato l’ulteriore impasse dei bandi di gara attraverso cui si stava provando - dopo svariati tentativi andati a vuoto - a vendere agli imprenditori privati i suoli ritenuti bonificati e destinati all’edilizia.
Tutto bloccato, niente gare. E nessuna vendita dei suoli.

Dal 2014 un'aspra diatriba tra Comune e governo

Le aree sequestrate dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli, alla periferia di Napoli (11 aprile 2013).

Ma se non si rendono appetibili e vendibili i suoli, la pesante situazione debitoria in cui annaspa Bagnoli-Futura (190 milioni di debiti), la società a partecipazione pubblica incaricata di gestire Bagnoli e finita con i conti allo sballo, è destinata a non sbloccarsi mai, paralizzando fino all’agonia una vicenda sfociata già ben oltre il pubblico disastro.
In tale contesto, desolante più che mai, c’è chi - al di là delle forzature ideologiche del “Movimento” e dello stesso sindaco de Magistris - si sta chiedendo con inquietudine che senso abbia la violenta polemica tra Comune di Napoli e governo Renzi, e perché il premier abbia trasformato dall’agosto 2014 (quando durante un blitz promise solennemente che sarebbe venuto ogni tre mesi all’ex Italsider per controllare lo stato dell’arte) la vicenda Bagnoli in una così aspra diatriba.
DUBBI SULLA SCELTA. C’è chi si chiede: «Visto che a sbagliare sulla bonifica non è stato solo il Comune di Napoli, ma un numero ben più elevato di soggetti titolati a intervenire (compreso il governo, che negli anni ha fatto spesso venir meno l’erogazione dei fondi paralizzando l’iter, che funzionava sulla base degli stati di avanzamento dei lavori), non si capisce perché oggi solo la nomina di un commissario straordinario dotato di poteri speciali dovrebbe costituire la mossa giusta per sbloccare l’impasse».
ANCHE MATTARELLA FRENA. E qualcun altro aggiunge: «La foga da scorciatoie del premier è stata nei giorni scorsi smorzata sul nascere dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che - raccogliendo perplessità accennate dallo stesso commissario in pectore, il magistrato napoletano Raffaele Cantone, già capo dell’Anticorruzione nazionale - ha chiesto che i poteri della nuova figura salva-Bagnoli siano limitati al controllo sugli atti e non alla gestione, che finirebbe invece nelle mani di un soggetto attuatore».
''CHI INQUINA PAGA''? Chi sarà il soggetto attuatore? In molti ritengono che Renzi pensi a Fintecna, la società che è stata proprietaria originaria dei suoli ex Italsider, già denunciata senza successo a dicembre 2013 dal sindaco de Magistris che aveva provato a imporle - in base al principio del “chi inquina paga” - la bonifica d’imperio dell’area avvelenata.

Il sospetto di una mossa propagandistica

Una veduta dell'area di Bagnoli, quartiere di Napoli.

Per altri, il soggetto attuatore potrebbe essere addirittura un privato, con le ulteriori perplessità che tale scelta comporterebbe.
Confida un consigliere comunale: «In entrambi i casi, chi gestirà Bagnoli si ritroverà tra le mani un potere enorme (e abnorme) in tema di decisioni urbanistiche che non possono che spettare - secondo la Costituzione - all’ente locale».
Un fatto è ormai certo: il commissario avrebbe a Bagnoli solo una funzione di controllo sulla liceità di tutto quanto si farà in termini di bonifica.
Ma c’è chi rileva: «Tale compito non fa già parte implicitamente di quelli attribuiti al capo dell’Anticorruzione? E allora, se così è, che senso sta avendo la battaglia esacerbata che il premier Renzi ha imbastito sulla bonifica?».
SALTARE LA BUROCRAZIA. C’è chi, con un po’ di malizia, pensa a una sortita di tipo propagandistico e chi teme che dietro le pesanti accuse al Comune di Napoli e le parole grosse si nasconda l’esigenza da parte del governo di imporre comunque a Bagnoli un metodo di tipo straordinario (come è già avvenuto per il terremoto del 1980), che salti a piè pari i passaggi burocratici ritenuti superflui e renda il più fluido possibile l’operato del gestore.
Alcuni consiglieri osservano preoccupati. «È vero che bisogna fare in fretta, ma se si procederà col metodo del mordi e fuggi chi preserverà Bagnoli dal rischio di finire nelle mani della lobby palazzinara che da almeno 20 anni è accucciata in attesa di poter inondare di cemento tutta l’aera?».
L'OMBRA DELLA CAMORRA. E altri: «No, così si fa il gioco di chi non aspetta altro che di poter erigere Grand hotel, edifici e residence senza regole né intoppi lungo la linea di costa, davanti al mare di uno dei luoghi più suggestivi al mondo».
E ancora: «Se la lobby palazzinara, per miracolo, rinunciasse al business, chi fermerebbe la mano della camorra che - non sapendo più come investire i capitali illeciti - da sempre guarda a Bagnoli con interesse e avidità?».
Altri ipotizzano il peggio del peggio: un patto, cioè, tra camorra e imprenditori per monopolizzare nelle mani di pochi il business del dopo-bonifica.

Un commissario con poteri abnormi in deroga ai vincoli

Bagnoli: secondo la commissione nell'area ci sono scorie e loppe d'altoforno dell'ex Ilva-Eternit.

Fantascienza? No, indagini non lontane nel tempo confermano che si tratta di ipotesi più che realistiche.
Sussurrano le opposizioni: «Le continue modifiche (peggiorative) apportate negli anni al Piano regolatore voluto dall’architetto Vezio De Lucia, il papà del progetto originario Bagnoli che restituiva la costa (spiaggia compresa) alla pubblica fruizione, costituiscono un campanello d’allarme che solo chi è in malafede o difende inconfessabili interessi può far finta di non cogliere».
Carlo Iannello, consigliere comunale di Napoli ed esperto in urbanistica, ha rilevato che il vero problema «non è tanto nella eventuale nomina del commissario a Bagnoli, ma piuttosto nei poteri abnormi concessi al soggetto attuatore che, da privato, avrà la possibilità di diventare proprietario dei suoli scrivendosi da solo le norme che più gli piacciono in deroga a tutti i vincoli ancora esistenti».
NORME URBANISTICHE VIOLATE. Bagnoli, peggio che mai. Sulla mancata bonifica cresce il clima da tutti contro tutti: per la ricostruzione di Città della Scienza, il museo nell’area avvelenata andato a fuoco il 4 marzo 2013 in una notte per mano ancora ignota, è stato sottoscritto un bando giudicato “da fermare” da un nutrito gruppo di prestigiosi architetti e ingegneri, tra cui Vezio De Lucia, l’autore del piano regolatore.
Il motivo? «Viola palesemente le norme urbanistiche» e «promuove un’opera abusiva».
Dal canto suo, il presidente della Fondazione Vittorio Silvestrini riconosce che l’edificio «era in deroga al piano regolatore» (dunque era abusivo), ma ricorda serafico che «quando si è in presenza di opere di rilevanza pubblica condivise da istituzioni locali e nazionali la legge individua la possibilità di introdurre varianti».

Correlati

Potresti esserti perso