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STRATEGIA 28 Marzo Mar 2015 0800 28 marzo 2015

Italicum, Renzi persuade i ribelli 'uno per uno'

Serve un Pd unito. Per votare le riforme. Così Renzi corteggia la minoranza dem. Promettendo posti in lista e rimpasti di governo. Ma potrebbere essere un bluff.

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Matteo Renzi.

Lo slogan che Matteo Renzi scelse per le elezioni europee del maggio 2014 recitava 'Uno x uno'.
Allora il claim funzionò, visto quel 40,8% di consensi ottenuti, e oggi sembra pronto a riproporlo anche con i parlamentari del Partito democratico per portare a casa uno dei risultati a cui più tiene in questa legislatura: la legge elettorale.
DIREZIONE DELICATA. Lunedì 30 marzo è in programma la Direzione nazionale al Nazareno: il segretario vuole chiedere un voto di linea sull'Italicum, e se l'organismo di indirizzo politico del partito (dove Renzi ha una maggioranza schiacciante) voterà sì al testo - che è stato approvato dal Senato e aspetta solo il via libera definitivo della Camera - il segretario-premier avrà finalmente il mandato forte per mettere spalle al muro tutti i possibili 'traditori' interni.
PRESSING PORTA A PORTA. E prima ancora per bloccare ogni possibile azione di disturbo nel voto finale a Montecitorio.
Come? Appunto andando a recuperare 'uno x uno' tutti quei deputati della minoranza dem poco convinti di fare uno sgarbo al leader, guarda caso lo stesso che al prossimo giro avrà il compito di vidimare la composizione delle liste elettorali.
NIENTE TONI AUTORITARI. Stando ai rumor del Nazareno, gli emissari del segretario hanno il preciso mandato di evitare scontri o toni troppo autoritari: l'obiettivo è recuperare in maniera organica pezzi di partito da inserire in maggioranza, non ottenere voti singoli con 'intimidazioni' politiche.

L'idea: sostituire Poletti con Baretta. Solo un bluff?

Pier Paolo Baretta.

E sempre rimanendo agli spifferi di Palazzo, da alcune fonti democratiche trapelano indiscrezioni su un'altra tattica che Renzi starebbe usando per riuscire nel suo intento di sottrarre truppe ai suoi oppositori interni.
«Negli ultimi giorni ho sentito ripetere più volte che il premier vorrebbe promuovere Pier Paolo Baretta ministro del Lavoro», racconta una fonte a Lettera43.it.
UN AZZARDO POLITICO. Sembra però un azzardo. «Perché sostituire Poletti ora che stanno arrivando i primi risultati positivi dell'azione di governo? E soprattutto sostituirlo con un esponente della minoranza interna...».
Il senatore dem aggiunge poi al ragionamento: «Una mossa del genere si giustifica solo in ottica di rimescolamento degli equilibri interni al partito».
TECNICO APPREZZATO. Baretta, infatti, è un tecnico affidabile, dal profilo estremamente politico, che gode della stima e della fiducia sia della minoranza sia della maggioranza democratica, oltre a ricevere apprezzamenti anche nei sindacati.
E addirittura tra i volti noti del centrodestra, come il conterraneo e amico di vecchia data, Renato Brunetta.

La tattica è ingolosire gli indecisi chiedendo fedeltà

Anna Finocchiaro (a sinistra) con il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Ma la politica, a volte, assomiglia molto a una estenuante partita di poker, dove il bluff è una delle strategie più utilizzate per portare a casa la vittoria.
Soprattutto se in una mano importante l'avversario principale non ti lascia capire a fondo il proprio intento, ma gli altri giocatori danno segni di incertezza.
Il trucco in questi casi è tentare di svuotare il tavolo e andare allo scontro frontale giocandosi il piatto.
Esattamente quello che starebbe facendo in queste ore Renzi.
SPRINT SULL'ITALICUM. Dopo aver nicchiato per qualche settimana, negli ultimi giorni il premier ha reinnestato la quinta sull'Italicum, sfruttando la debolezza di una parte della minoranza.
Ma anziché andare allo scontro, tenta di 'ingolosire' gli indecisi, 'uno x uno', facendo intravedere la possibilità di prendere parte alle sfide più importanti: dalla partita sul ministero delle Infrastrutture a quella per il dicastero degli Affari regionali, e ancora alle deleghe per i fondi comunitari.
ORA SERVONO I VOTI. Oltre, ovviamente, al match fondamentale delle liste, quando si tornerà a votare per il rinnovo del parlamento.
In cambio, però, chiede lealtà (e voti) alla 'nuova Ditta'.
Sull'Italicum, certo, ma anche sulla riforma del Senato, sul Titolo V, sulla Pubblica amministrazione, sulla Giustizia, sulla Rai...
Insomma, Renzi punta a fare 'all-in'. Costi quel che costi, anche bluffando se necessario. Proprio come un navigato giocatore di poker. Di poker politico, naturalmente.

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