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MAMBO 28 Marzo Mar 2015 1034 28 marzo 2015

Renzi e il talento malefico della sinistra

Il premier è l'ultimo dei grandi incompresi. Colpa della pigrizia mentale dei suoi critici.

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Matteo Renzi in conferenza stampa.

Può sembrare un quesito banale, e forse lo è, ma è giusto chiedersi se Renzi è forte perché le opposizioni si sono frantumate o le opposizioni si sono frantumate perché c’è Renzi.
La banalità, e persino la futilità, della domanda viene corretta solo da una considerazione che mi spinge su questo terreno analiticamente avventuroso: il mondo politico italiano non ha mai saputo analizzare le novità che gli si presentavano davanti con una forza che diventava chiara solo ex post.
LA GALLERIA DI INCOMPRESI. Si può riportare alla memoria il Berlinguer definito grigio uomo di apparato e poi apparso come una icona pop; si può passare a quel Craxi che quando venne portato al vertice del Psi sembrò uno scadente allievo di Nenni, e poi dominò la scena politica; si può pensare al caso più clamoroso, quel Berlusconi, giullare, «amico dei mafiosi», fondatore di un partito di plastica che da 20 anni (oggi un po’ meno) domina la vita pubblica e persino il gossip.
IL TALENTO MALEFICO DELLA SINISTRA. Non capire le novità politiche è sempre stato il talento malefico della sinistra. Strutturalmente e geneticamente la sinistra non capisce. Ricordo che il giorno prima del referendum sul divorzio, il Pci attivò il suo quadro dirigente per la sconfitta imminente.
Renzi è solo l’ultimo degli incompresi. Dagospia inventa epiteti quotidiani, e il più recente è «premier cazzone». Sta di fatto che questo personaggio «fiorentinamente arrogante», come suggerisce un autorevole scrittore sul Corriere della Sera, ogni giorno affronta problemi titanici che i suoi predecessori affidavano all’intero corso di una legislatura, solitamente fallendo.
L’elenco è lungo e ora comprende anche la riforma della Rai che in molti considerano riforma minimalista ma che i più obiettivi valutano come un cambio profondo della governance.
VIZIETTI ITALICI. La destra sottovaluta Renzi perché ne spia il fiato corto, convinta che prima o poi non ce la farà ovvero farà la fine di tutti i leader del centrosinistra azzoppati da congiure, vere o presunte di palazzo.
La sinistra cerca il nuovo mostro. Landini lancia proclami sul lavoro proprio quando questo inizia timidamente a trovarsi e, soprattutto, scomoda tutta la sua intellighenzia perdente per il solito appello alla democrazia violata.
Persino un uomo intelligente come D’Alema, di solida formazione togliattiana, non capisce che dietro i fastidiosi difetti di Renzi non c’è l’uomo nero ma uno che vuole cambiare le cose e che vuole cambiarle, nell’Italia di oggi dove è morta la sinistra, un po’ alla rinfusa, un po’ pasticcionamente ma le sta cambiando.
Renzi sarà più furbo dei tanti che l’hanno preceduto nella galleria degli incompresi e saprà tenersi fuori dal rischio dell’innamorarsi di se stesso, dei propri successi e persino dei propri nemici? Temo di no. Ma anche in questo mio dubbio riaffiora la tentazione, molto da vecchia di sinistra, di dare alla novità un tocco di provvisorietà: se ne giova la pigrizia mentale.

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