Hollande 140918183943
MAMBO 30 Marzo Mar 2015 1134 30 marzo 2015

Anche Hollande fallisce, vecchie sinistre addio

Incapaci di rinnovarsi, hanno trascurato quanti sono stati travolti dalla globalizzazione. E mentre s'affacciano movimenti più radicali, loro cedono il passo.

  • ...

Il presidente francese François Hollande.

Le sinistre riformiste che vengono da lontano perdono ormai regolarmente. Perdono perché gli elettori non vogliono mandarle al governo (è stato il caso di Bersani). E perdono quando i cittadini le vedono al governo (è il caso di Hollande).
In qualche caso, Grecia e Spagna, avanzano le sinistre più radicali. Sembra un epitaffio per quelle di tradizione.
L'INVOLUZIONE DELLE SINISTRE. In Italia questa sinistra di tradizione non riesce a fare un’opposizione decente a Matteo Renzi, si divide in mille pezzi, è persino tentata di associarsi a vecchie e nuove sinistre radicali.
Ci sono tante buone ragioni che spiegano questa situazione involutiva che fa temere addirittura sul futuro delle sinistre riformiste provenienti dal vecchio movimento operaio.
Non c’è dubbio che l’89 non ha solo spazzato via i partiti comunisti (buttando l’acqua sporca - tanta - ma anche il bambino: cioè una storia in molti Paesi, come l’Italia, dignitosissima), ma ha inferto un grave colpo anche alle socialdemocrazie.
LA MASCHERA DEL LIBERISMO. Queste ultime per riavvicinarsi al potere si sono dovute mascherare come sinistre liberiste, un liberismo temperato e assai più compassionevole di quello di Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Tuttavia queste sinistre europee si sono sganciate abbastanza drasticamente dal modello precedente e sia l’una sia l’altra sono poi andate all’opposizione.
La sinistra francese ha attraversato una specie di roulette russa dopo Mitterrand, con il crollo di Jospin, i fuochi fatui della moglie dell’attuale premier e l’illusione che un onesto burocrate socialista potesse far risalire la china. La vendetta dell’89 ha infine colpito tutti.

Questo crollo era evitabile

Matteo Renzi.

Questo declino e/o crollo era evitabile. Di inevitabile c’erano solo i mutamenti strutturali dell’economia e delle società.
Le sinistre hanno capito poco della globalizzazione, non hanno compreso gli effetti devastanti sulle proprie economie, si sono, come scrive oggi su Repubblica Picketty, adeguate ai ritmi del grande capitale finanziario e del grande management trascurando coloro che con la globalizzazione passavano dalla categoria delle persone “protette” a quella delle persone “a rischio” e trascurando soprattutto quanti erano fuori dall’economia e fuori sono rimasti.
I SOGNI OTTOCENTESCHI RESTANO TALI. La combinazione dei due fattori dice alcune cose interessanti: la prima è che la sinistra non ha saputo trasformare i suoi sogni otto-novecenteschi, sia quelli sotto forma di incubi del comunismo, sia quelli di prolungato splendore delle socialdemocrazie.
Queste sinistre non hanno sposato il mantra della fine delle ideologie mentre avrebbero dovuto contrapporre a esse altri e nuovi pensieri sull’organizzazione sociale e sulle prospettive del mondo.
IL RINNOVAMENTO MANCATO. E queste sinistre non sono state capaci di modificare sia i propri partiti sia i propri gruppi dirigenti. I partiti sono stati talmente rigidi che poi ai primi assalti della contestazione si sono sfarinati, i gruppi dirigenti hanno selezionato anche “nuovi giovani” ma totalmente allevati in batteria. Forse non si può fare più niente.
In tutto questo Renzi che ruolo ha? Renzi dice che lui è rifomista, sicuramente è all’opposto di tutte queste sinistre che abbiamo elencato, sicuramente è più a sinistra di tutti i leader moderati che si stanno affacciando ed è più aderente alla realtà dei nuovi radicali. Se sia lui quello che indica alla sinistra la via del proprio rinnovamento, è da vedere. In fondo gioca da poco più di un anno.

Correlati

Potresti esserti perso