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PARADOSSI 30 Marzo Mar 2015 0630 30 marzo 2015

Aprea, contestatore politico a Sorrento querelato dall'ente

Bandi irregolari. Lavori difettosi. Parentopoli. Aprea, un pensionato con l'hobby del diritto, fa le pulci al Comune. Che lo denuncia. «È surreale. Ma vado avanti».

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Enrico Aprea.

Avete presente quando i politici, i magistrati e più in generale i benpensanti invitano i cittadini a denunciare quello che non va nella Pubblica amministrazione e a collaborare lealmente con lo Stato per migliorare i servizi?
Bene. Un arzillo pensionato di Sorrento, la perla del turismo campano, lo ha fatto.
Ed è finito sotto processo per interruzione di pubblico servizio.
«Se mi avessero raccontato una storia del genere non ci avrei creduto», racconta sconfortato a Lettera43.it Enrico Aprea, ex dipendente del Provveditorato agli studi della Campania.
«DENUNCIATO DAL SINDACO». «Sono stato denunciato dal segretario comunale Elena Inserra e dal sindaco Giuseppe Cuomo per aver legittimamente chiesto informazioni sulle attività del Comune e per aver segnalato anomalie e dimenticanze che avrebbero arrecato danni incalcolabili alla vita dell'ente».
I vertici di Palazzo Sant'Antonino lo volevano alla sbarra anche per stalking, ma il pm lo ha archiviato.
Lui imperterrito continua a fare le pulci a delibere e ordinanze alla ricerca di errori, sviste e sciatterie.
È un cane da tartufo, ma da quando la situazione è diventata incandescente, Aprea ha deciso di denunciare quelli che lo hanno a loro volta querelato.
ACCUSATO DI INGOLFARE. Ma come si può finire davanti al giudice per aver chiesto più trasparenza a un ufficio pubblico?
«Me lo chiedo anch'io», risponde, «è surreale quello che mi sta capitando. Mi accusano di aver ingolfato la macchina amministrativa con i miei esposti senza però ammettere che erano tutti fondati. Non dico che meriterei una medaglia, ma insomma...».

Segnala i pericoli e gli danno del 'menagramo'

Foto di strade allagate a Sorrento postate su Facebook da Aprea.

Qualche esempio preso a caso dal fascicolo processuale: un dirigente comunale ha preparato un bando di gara europeo di quasi 1 milione e 400 mila euro per il trasporto degli alunni, ma non si accorge che è in conflitto con la normativa regionale.
Aprea glielo ha fatto notare, e lui ha annullato in autotutela prima che potessero partire le contestazioni dei partecipanti.
LAVORI A COOP CHIUSE. E così è accaduto anche con un altro procedimento. Un secondo funzionario ha affidato un lavoro a scatola chiusa a una cooperativa che però era inattiva da un pezzo. Ed è stato ancora una volta Aprea a scoprirlo e a farlo ritirare.
Tutto vero. Fanno fede le date dei protocolli delle lettere del pensionato.
LA PISTA DIFETTOSA. E ancora: la pista di pattinaggio, montata nella piazza centrale del paese, perdeva acqua allagando il manto stradale.
Ma né polizia municipale né ufficio tecnico hanno raccolto le richieste di intervento del solerte cittadino che temeva per i pedoni e soprattutto per i motociclisti.
Quasi gli davano del 'menagramo'.
Tempo un paio di settimane, una ragazzina è scivolata rompendosi la testa.
È finita in sala operatoria e poi ha chiesto 120 mila euro di risarcimento all'amministrazione comunale. Facile dire: io l'avevo detto.
«E MI PAGO L'AVVOCATO». «Sia chiaro», prosegue l'uomo, «non sono affatto contento di fare la Cassandra, ma intanto per difendermi devo pagare di tasca mia l'avvocato. Vi pare normale che un'intera amministrazione se la prenda con un contribuente perché segnala quello che non va?».

Nella piccola Sorrento è una star: «Ma non mi sento un vendicatore»

Peppino Cuomo, sindaco di Sorrento.

Il 24 dicembre 2014 ha scoperto, tra centinaia di carte, che la segretaria e i quattro dirigenti stavano per spartirsi un bonus da 120 mila euro a titolo di differenza di retribuzione e di indennità di risultato.
Partì immediato l'esposto alla procura della Corte dei conti, e il pagamento venne congelato.
Nella piccola Sorrento è diventato una star.
«C'È TANTO DA SCOPRIRE». «Sta passando un messaggio sbagliato. Io non ho ingaggiato alcuna battaglia col Comune. Forse è vero il contrario. Non mi sento un censore e non voglio essere visto come il 'vendicatore' dei cittadini indifesi, ma è necessario che qualcuno, procura o autorità anticorruzione, si decida a guardare un po' nei cassetti dell'amministrazione. C'è tanto da scoprire».
FAMILISMO IMPERANTE. In città ci si conosce tutti, o quasi. I rapporti di amicizia o familiari sono fitti e, al netto di eventuali responsabilità penali, c'è il concetto di «opportunità politica» (ritornata di moda con lo scandalo che ha travolto l'ex ministro Maurizio Lupi costringendolo alle dimissioni) che merita qualche riflessione. In Comune a Sorrento c'è un dirigente che assegna fondi all'associazione presieduta dal fratello. È normale?
Un altro ha affidato un po' di incarichi a un'architetta fidanzata di un consigliere comunale di maggioranza e a un collaboratore di studio di un assessore comunale. Si poteva scegliere qualcun altro, o no?
CUOMO DÀ 11 MILA EURO A PAPÀ. E se si passa dal piano amministrativo a quello politico, la situazione è ancor più imbarazzante.
Lettera43.it ne ha già parlato in un articolo che ha portato all'apertura di un fascicolo da parte della procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Il caso più emblematico è certamente quello che riguarda il papà del sindaco Cuomo a cui il Comune di Sorrento tra il 2010 e il 2011 ha riconosciuto oltre 11 mila euro di finanziamenti per l'organizzazione di eventi culturali dietro la presentazione di fatture e semplici autocertificazioni spesso firmate addirittura dalla segretaria dell'anziano genitore.
Contattato, il primo cittadino ha spiegato che «il contributo è stato approvato con delibera di giunta alla quale non non ho partecipato proprio per evitare inutili polemiche». Basta assentarsi per non doverne rispondere?

Ma nessun pentimento: «Ho fatto ciò che la mia etica mi impone»

Le foto delle strade di Sorrento postate su Facebook da Aprea.

Qualche altro caso - fondi a pioggia alle associazioni gestite da zii e zie dei politici locali - è stato scovato da un agguerrito raggruppamento di associazioni (“Antonino Caponnetto”, “Conta anche tu” e “I cittadini contro le mafie e la corruzione”, di cui è coordinatore proprio Aprea) con tanto di denuncia all'autorità giudiziaria. È un grumo di potere quello che si sta provando a smantellare.
«NON MI FIDO PIÙ». «Ho fatto quel che la mia etica mi impone», sottolinea il pensionato con l'hobby del diritto amministrativo, «e non mi pento. Ogni giorno consulto l'albo pretorio online dell'ente e se c'è qualcosa che non va scrivo direttamente alla magistratura. Non ho più fiducia degli altri».
UN «ROMPISCATOLE». Nel corso dell'ultima udienza, è stato chiamato a deporre un dipendente comunale che si è lamentato di aver dovuto fare le ore piccole per fotocopiare i documenti richiesti dalla procura dopo l'ennesima denuncia dell'imputato. «Dunque, mi par di capire che il signor Aprea è solo un rompiscatole», ha sbottato il giudice. Come se fosse un reato previsto dal codice penale.
Come andrà a finire questa storia è difficile dirlo, tenuto conto anche dei ritardi dell'amministrazione della giustizia nella circoscrizione giudiziaria di Torre Annunziata.
DELITTI CONTRO LA PA +12%. Tante cause, poche risorse. Secondo gli ultimi dati della Corte d'Appello di Napoli, i delitti contro la Pubblica amministrazione sono aumentati nel 2013-2014 del 12% (corruzioni e frodi comunitarie, abuso d'ufficio) così come sono cresciuti i «reati aventi a oggetto l'indebita percezione di contributi e finanziamenti concessi dallo Stato, da Enti pubblici o dalla Comunità europea» che hanno fatto registrare un +20%.
«Sussiste una scopertura del 14% nell'organico del personale di magistratura che conta 49 magistrati giudicanti su 54», si legge nella relazione del presidente della Corte d'Appello di Napoli, Antonio Buonajuto, «mentre per quanto riguarda il personale amministrativo sono in servizio 143 unità a fronte delle 154 previste dalla pianta organica e non è stato nominato da tempo un dirigente amministrativo, nonostante i solleciti rivolti al ministero».
In questo scenario desolante si sta processando un cittadino che vorrebbe «solo dare una mano».

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