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ACCELERATA 30 Marzo Mar 2015 2149 30 marzo 2015

Italicum, Renzi piega opposizioni interne ed esterne

La Direzione approva. Senza modifiche. Triplice scopo per il premier: spaventare la minoranza dem, dare un colpo a Salvini e arginare Landini. L'ok entro maggio.

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Matteo Renzi alla Direzione del Partito democratico.

Accelerare sull'Italicum.
Portarlo in aula alla Camera entro il 27 aprile, e soprattutto approvarlo a maggio, possibilmente prima delle elezioni regionali. Senza modificare una sola virgola del testo uscito dal Senato, ça va sans dire.
Sono queste le parole d'ordine di Matteo Renzi, che ormai ha ingranato la quinta per portare a casa la legge elettorale.
PARTITO IN FERMENTO. Nonostante tutte le polemiche, nonostante la fine (presunta, ovviamente) del Patto del Nazareno, nonostante un pezzo del suo stesso partito sia addirittura pronto a chiedere il voto segreto per affossarla in assenza di cambiamenti.
A prima vista potrebbe sembrare una folle corsa contro un muro a 100 chilometri orari. Ma non è così che stanno le cose.
Il premier sa bene ciò che vuole, e in questi anni ha dimostrato più volte di sapere anche come raggiungere il suo scopo.
MOSSA PRE-REGIONALI. Ecco perché la folle corsa, in realtà è una lucida tattica per portare a casa, in un sol colpo, l'Italicum 2.0 e un altro pezzo importante di credibilità a pochi giorni dalle Regionali, oltre a rendere inefficaci le possibili contromosse dell'opposizione, ma anche ridurre le truppe delle minoranze interne per andare a rimpinguare quella della maggioranza. La “sua” maggioranza.
Le sfide che attendono il Pd e il suo leader nei prossimi mesi sono cruciali, per i destini di entrambi.
Il partito deve finalmente ritrovarsi in un compimento rimasto ancora a metà dai tempi della fusione a freddo tra Ds e Margherita.
MA NESSUNA VENDETTA. Il suo segretario, invece, vuole dare scacco matto alla vecchia classe dirigente della sinistra, ritagliandosi un ruolo di primaria importanza anche nel futuro prossimo della gauche.
Nessuna vendetta personale, nessun conto in sospeso da regolare col passato: la sua è una battaglia politica, che ha combattuto e combatte con tutte le armi che ha a sua disposizione.

Avversari in difficoltà: ecco perché il premier aziona lo sprint

Pier Luigi Bersani.

Renzi, da giovane ma navigato “animale politico”, sente che i suoi avversari (dentro e fuori del partito) sono in grave difficoltà.
E non ha nessuna intenzione di perdere la ghiotta occasione per lanciare un messaggio a quanti non hanno ancora sposato le sue tesi, ma non riescono a ritrovarsi in quelle di ex leader come Pier Luigi Bersani o Massimo D'Alema.
Il premier offre la visione di un partito aperto, contendibile, ansioso di crescere.
E di crescere con ognuno dei propri rappresentanti, o almeno a quelli che ci sanno stare in un gruppo che dialoga pur rispettando pesi e contrappesi.
DOPPIA STRATEGIA. In poche parole, per dirla alla maniera di un dirigente attuale di estrazione franceschiniana (a proposito, AreaDem si è ufficialmente sciolta nel “renzismo”), «Matteo fa intravedere scranni a quanti intendono ancora in questo modo la politica, e possibilità di partecipare al cambiamento a chi, invece, ne ha una visione più ampia. Però c'è bisogno che nessuno tradisca il patto col governo sulle riforme».
TESTO BLOCCATO. Ergo, il testo dell'Italicum non si tocca: restano i 100 collegi con relativi candidati di collegio, il premio alla lista e anche le preferenze.
Un po' perché il braccio di ferro lo vuole vincere il leader, molto perché un ritorno del testo al Senato ne metterebbe a rischio l'approvazione, con conseguenze imprevedibili sulla tenuta di maggioranza ed esecutivo.
Da qualunque angolazione la si veda, l'obiettivo è dunque quello di sottrarre forze necessarie alla vecchia guardia per impensierirlo nelle battaglie parlamentari, dove, come è noto, il segretario è ancora in minoranza numerica rispetto ai suoi avversari interni.

La Coalizione sociale non lo preoccupa: ma va arginata

Maurizio Landini.

Questo, ovviamente, non è l'unico motivo. E Renzi lo ha detto nel corso della Direzione nazionale di lunedì 30 aprile: «La cosiddetta Coalizione sociale non mi toglie il sonno, ma assolutamente non la sottovaluto, e non rappresenta il futuro della sinistra e neanche il passato della sinistra».
Ma a sinistra del Pd qualcosa lo rappresenta. Quantomeno una “terza via”, sempre per quegli indecisi che non stanno né col segretario, né con Bersani, Civati, Fassina o D'Attorre.
RICATTO DEL VOTO SEGRETO. Quest'ultimo affrontato a muso duro dal premier in Direzione, bollando come «ricatto del voto segreto» le parole del deputato dem in un'intervista al Corriere della sera in cui bocciava l'ipotesi di porre la fiducia sull'Italicum senza accettare le proposte di modifica dell'opposizione interna.
Renzi, insomma, deve togliere acqua anche al mulino di Maurizio Landini, che rischia di diventare il connettore di una parte minoritaria della protesta interna al Partito democratico.
Un'operazione già provata, anche se con scarsi risultati per sé, ma nefasti per il Pd, da Antonio Ingroia alle elezioni politiche del 2013.
SALVINI, GRILLO E B. IN AGGUATO. E che il segretario dem non vuole più rivedere. Anche perché sarebbe un regalo troppo grande per avversari come Beppe Grillo e Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sempre pronti a sfruttare qualsiasi scivolone per recuperare il terreno perso in questi 14 mesi.
Dalle parti del Nazareno, dunque, torna di moda l'antico motto “correre, correre, correre”. A partire dall'Italicum, che sarebbe una utile pistola carica per “spaventare” le opposizioni, interne ed esterne al Pd, in vista del rush finale sulle riforme. E stavolta, da Palazzo Chigi ogni riferimento all'ex Cavaliere o Pier Luigi Bersani è puramente voluto.

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