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MAMBO 31 Marzo Mar 2015 1107 31 marzo 2015

D'Alema e Bersani, con Renzi state sbagliando tutto

Hanno ucciso la sinistra. Ora la vogliono far risorgere. Ma il futuro sta col premier.

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Niente Leopolda per Bersani e D'Alema, come per la vecchia nomenklatura Pd.

La Direzione Pd è finita secondo le previsioni.
Renzi ha tirato diritto e la sinistra non ha partecipato al voto. Quest’ultima scelta è abbastanza singolare perché, da un lato nega l’evidenza del voto contrario, dall’altro allude a un Aventino che preparerebbe scissioni.
Non è l’unica contraddizione. Il problema centrale che questa componente deve affrontare è il proprio isolamento. Nel partito sicuramente c’è un’area che la segue, ma è assai più probabile che vi siano leader locali che sono distinti e distanti da Renzi più che protagonisti presenti e futuro della battaglia della sinistra. Vedi il caso di Emiliano in Puglia.
DALLA SINISTRA BATTAGLIA SENZA PROSPETTIVE. La responsabilità storica che si stanno assumendo i dirigenti di più vecchia generazione è quella di condurre le truppe in una battaglia senza prospettive. Se pensano che con l’opposizione senza quartiere possano favorire la caduta del premier stanno sbagliando l’analisi.
Il segretario Pd sembra solido in sella, anche grazie a loro, e solo un incidente tecnico o un grave errore personale possono azzopparlo. Se pensano di dividersi da Renzi saranno costretti o a dar vita a un partitino riformista con pochi voti o a entrare nel rassemblement radicale, con buona pace di tutta una vita passata a combattere gli estremismi.
Né è convincente che conducano questa battaglia per testimonianza. Conosco ciascuno di loro e non me li vedo combattere per il gusto o l’onore di farlo punto e basta: hanno sempre avuto un obiettivo.
Queste considerazioni sono sicuramente presenti all’ala più giovane della sinistra (a parte alcuni irriducibili) che non vuole essere costretta né allo scontro frontale né al cedimento a Renzi.
I VECCHI CAPI NON CAPISCONO IL PRESENTE. D’Alema e Bersani li stanno spingendo invece verso la resa al premier. Non si può chiedere a una nuova, e criticabile, generazione di giovani dirigenti, selezionati quasi tutti dal duo di cui sopra, di escludersi dalla battaglia politica per portarli o al nullismo o tra le braccia di Landini.
I grandi capi della sinistra Pd - che, lo ripeto per correttezza, fanno parte del mio album di famiglia - stanno sbagliando tutto perché non hanno chiari due punti dell’analisi: perché Renzi ha vinto e perché dopo di lui non c’è un’altra ipotesi che non gli assomigli.
Il premier, a mio parere, ha vinto perché la vecchia sinistra, accettando l’idea prodiana (e veltroniana) del partito democratico, invece che socialista, ha tolto motivazione storica alla sinistra tradizionale. Non si possono stupire ora che ci sia un leader che ha in odio la sinistra tradizionale quando loro l’hanno sciolta due volte, meritoriamente con la Bolognina (grazie ad Achille Occhetto) e successivamente con il suicidio dei Ds.
LA GRANDEZZA NEL PASSATO RIMANE NEL PASSATO. Il segretario Pd nasce da quest’ultimo harakiri. O davvero pensavano di fare un Ds allargato?
Dopo Renzi c’è ancora Renzi o un simil-Renzi, perché la ricostruzione di un pensiero di sinistra classico, cioè che abbia un’immaginazione sociale paragonabile alle grandi ideologie del Otto-Novecento, sembra un cantiere vuoto.
Bisogna avere il coraggio, al punto in cui sono giunte le cose, di evitare di far bistrattare tutto il passato anche per ragioni di serietà storica, ma al tempo stesso bisogna evitare di pensare che il passato possa essere riprodotto sia pure in forme diverse.
Renzi e i suoi piccoli indiani credono che prima di loro il Paese fosse da buttar via (esattamente come la pensano Berlusconi e Grillo). Non è vero. C’è una grandezza nella storia comunista e socialista italiana che va rivendicata anche con un duro combattimento di idee. Ma finisce lì.
Si è voltata pagina. Bersani e D’Alema si sono rifugiati nell’angolo sperando di trovare una luce. È tutto spento, ragazzi.

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