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NEGOZIATO 31 Marzo Mar 2015 1600 31 marzo 2015

Nucleare Iran, cinque ombre sull'intesa

Scorte di uranio. Numero di centrifughe. Stop all'embargo. Durata dell'accordo. Neutralizzazione delle scorie. A Losanna si tratta sull'atomo di Teheran.

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Sul gong del big deal è esplosa, non a caso, anche la guerra latente da decenni tra Iran e Arabia saudita.
I due fari rivali dell'Islam si fronteggiano in Yemen rivolti entrambi alla Mecca.
A Losanna, in Svizzera, alla presenza dell'alto rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini, va invece in scena la trattativa decisiva tra i capofila americani del Gruppo 5+1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) e l'Iran, per un accordo - entro il primo luglio 2015 - sul nucleare civile, che sblocchi le sanzioni dalla Rivoluzione islamica del 1979.
È UN'INTESA PRELIMINARE. Il presidente degli Usa Barack Obama è deciso al disgelo, come con Cuba, entro fine mandato.
«Nessun accordo» è meglio di «un cattivo accordo», ha ripetuto a Israele, ma al suo segretario di Stato John Kerry ha dato carta bianca per andare incontro a Teheran.
La scadenza (prolungata fino al primo aprile) è cruciale per un'intesa preliminare sulla natura pacifica del programma, in cambio della revoca dell'embargo.
Se, come è nell'aria, Iran e Stati Uniti dicono sì, questa primavera si chiudono 35 anni di ostilità.
OTTIMISMO SULL'ACCORDO. Ma c'è chi ricorda che l'Iran non è Cuba. E a due proroghe dall'accordo provvisorio di novembre 2013, dei punti critici potrebbero restare in sospeso fino a giugno, sui soliti nodi (centrifughe, arricchimento dell'uranio, impianti e scorie) da sciogliere.
La Guida Suprema Ali Khamenei ha più volte ribadito la «linea rossa» invalicabile. Ma il 21 marzo, per il Capodanno persiano, ha proclamato anche «l'anno dell'armonia e dell'unanimità» e c'è ottimismo sull'accordo.

1. L'ultimo scoglio: le scorte di uranio alla Russia

  • L'alto commissario per gli Esteri Ue Federica Mogherini con il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ai negoziati.

Promette bene, a un giorno dalla fuga al Cremlino, il rientro del ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov in Svizzera.
All'ultimo minuto l'Iran ha infatti messo in discussione il piano di un anno e mezzo fa per il trasferimento delle scorte di uranio arricchito a Mosca.
«L’esportazione non è nel nostro programma e non intendiamo inviarle all’estero», ha tagliato corto il vice ministro degli Esteri Abbas Araqchi, annunciando ancora un «problema da risolvere».
MOSCA-TEHERAN, ALLEANZA DI COMODO. L'indomani Lavrov è però tornato al tavolo (dopo un colloquio con Vladimir Putin?), parlando di «possibilità elevate di un accordo in giornata».
Tra il Cremlino e Teheran vige un'alleanza di comodo, non ideologica. E sulle sanzioni gli iraniani recriminano a Mosca di essere stati scaricati in Consiglio di Sicurezza all'Onu.

2. Il patto: fine delle sanzioni per conversione di impianti

Nell'ordine, i nodi insoluti fino all'ultimo sono i seguenti.
La questione delle scorie dell'uranio precedentemente arricchito, fino al 20%, sopra la soglia del 5% concordata nel 2013. Il numero delle centrifughe per arricchire, in futuro, l'uranio a basso grado, in un regime controllato di 10, forse 15 anni.
FINE DELL'EMBARGO. Lo stop definitivo ad alcuni siti sospetti come il cantiere sospeso del reattore per la produzione di plutonio di Arak, seconda via per l'atomica.
Infine, la fine del regime di sanzioni - conditio sine qua non pretesa dalla Guida suprema -, in cambio della certezza - pretesa dagli Usa come assicurazione per Israele - di impianti iraniani solo per il nucleare civile.

3. L'Iran deve diluire l'uranio arricchito sopra il 5%: dove e perché

  • I siti e dei centri di ricerca nucleari in Iran (fonte: International Institute for Strategic Studies sul controllo del nucleare).

Il primo ostacolo di non trasferire più le scorte nucleari in Russia è facilmente aggirabile.
Permettendo, come dal 2014, le ispezioni dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'Energia atomica), l'Iran può diluire da solo il carburante, attraverso un processo di miscelazione ne che neutralizzerebbe l'impiego militare.
NEUTRALIZZAZIONE IN CASA. L'ok del Gruppo 5+1 sarebbe una concessione in favore di Teheran su un punto delicato.
L'accordo del secolo si basa, infatti, sulla fiducia che l'Iran abbia dichiarato ai partner tutto lo stock di combustibile arricchito sopra il 5%. E, oltre questa quantità, tutto sulle sue effettive capacità tecniche arricchirne rapidamente altro, sviluppando l'atomica.

4. Le centrifughe attive: da 19 mila potrebbero scendere a 6 mila

Non ci sono elementi per dubitare del rispetto dei patti.
La Guida suprema ha definito la bomba nucleare un crimine contro l'umanità. L'Iran ha aderito e ratificato il Tratttato di non proliferazione (Tnp).
Negli ultimi 18 mesi, ha drasticamente tagliato i finanziamenti al comparto.
E i controllori internazionali hanno constatato che, come da impegni presi a Ginevra, ha diluito la porzione di uranio al 20%.
9 MILA SITI BLOCCATI. Si è però trattato fino all'ultimo per disporre - considerato il basso grado d'arricchimento - di più centrifughe possibili: delle 19 mila, 9 mila circa sono state bloccate dopo l'intesa provvisoria del 2013.
Il numero delle centrifughe funzionanti potrebbe scendere fino a 6 mila e altri limiti alla ricerca scientifica e allo sviluppo dei siti nucleari sono stati chiesti dal Gruppo 5+1.

5. Nodo sorveglianza: monitoraggio di 10 o 15 anni?

Il segretario di Stato Usa John Kerry ai negoziati sul nucleare in Svizzera (Getty).


In Iran, le centrifughe sono a Natanz e Fordow, a Sud di Teheran.
L'unica centrale nucleare completata è a Bushehr, nell'Iran meridionale. Mentre, più a Nord, è in costruzione il discusso reattore di Arak ad acqua pesante.
Ad Anarak, nell'entroterra vicino a Yazd, si trova un sito di stoccaggio per le scorie. E i centri di ricerca sono sparsi in tutto il Paese, incluse le città Teheran, Isfahan e Yazd.
SCONTRO SUI TEMPI. Si è negoziato poi sulla durata dell'intesa sul nucleare sorvegliato, che la Repubblica islamica vorrebbe di un massimo di 10 anni e gli Stati Uniti di 15.
E, infine, sulla velocità di rimozione delle sanzioni, che Khamenei chiede immediata, dalla firma dell'accordo. Ma che la controparte pretende graduale, con il procedere dei controlli sulla dismissione.
I dettagli del big deal saranno nel documento sottoscritto entro il primo luglio. Sullo sfondo - semmai esisterà - la pistola fumante del nucleare civile.

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