Senato 141210095324
VIA LIBERA 1 Aprile Apr 2015 1130 01 aprile 2015

Anti corruzione, sì al falso in bilancio per società non quotate

Il Senato approva il ddl. Pena massima di 5 anni. Intercettazioni escluse. No da Fi: «È propaganda».

  • ...

L'aula del Senato.

La maggioranza regge, nonostante qualche patema di troppo, e il Senato alla fine dà il via libera al ddl Anticorruzione. Nella serata del primo aprile Palazzo Madama ha approvato il disegno di legge con 165 voti favorevoli, 74 contrari e 13 astenuti ma durante la giornata sulla votazione dei singoli articoli del provvediemnto i numeri erano stati ben più risicati. Ora il testo dovrà passare all'esame della Camera.
Il primo primo grande ostacolo era stato già superato in mattinata, quando l'aula ha dato via libera alle norme sul falso in bilancio per le società non quotate, approvando a scrutinio segreto l'articolo 8 del disegno di legge anticorruzione che ripristina il reato e prevede da 1 a 5 anni, per false comunicazioni. Un passaggio superato con pochi voti di margine.
Renzi ha espresso grande soddisfazione dopo il definitivo lasciapassare.

ORLANDO: «TRAGUARDO NON SCONTATO». «È chiaro che sono soddisfatto perché si trattava di un traguardo non scontato», ha commentato a caldo il Guardasigilli Andrea Orlando. «Ma nessun trionfalismo», ha aggiunto, perché la «battaglia contro la corruzione deve andare avanti». Un solo rammarico: che il voto su un «tema così importante non sia stato unanime».
TORNA IL FALSO IN BILANCIO PER LE SOCIETÀ NON QUOTATE. Torna ad essere un reato, quindi, truccare i rendiconti anche per quanti non hanno preoccupazioni di listino borsistico.
Il testo prevede che «gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni».
BOCCIATI GLI EMENDAMENTI CON PENE DA 2 A 6 ANNI. La stessa pena, sottolinea l'articolo approvato senza modifiche dall'aula rispetto al testo uscito dalla commissione, «si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi». Il Senato ha precedentemente bocciato gli emendamenti che proponevano di assestare la pena per il falso in bilancio per le società non quotate da due a sei anni, invece che a cinque. La modifica avrebbe reso possibile l'uso delle intercettazioni.
PER LE SOCIETÀ QUOTATE PENE DA 3 A 8 ANNI. L'aula ha approvato con 182 sì, 85 no e 48 astenuti l'articolo 10 del ddl che porta le pene per falso in bilancio delle società quotate da tre a otto anni. L'articolo è stato approvato senza modifiche rispetto al testo uscito dalla commissione giustizia del Senato.
Via libera anche all’articolo 9 (che prevede che, sempre relativamente al falso in bilancio per le società non quotate, vi sia una riduzione della pena in caso di fatti di lieve entità) e all'articolo 11 (sulle multe in termini di quote azionarie per i responsabili di falso in bilancio».

Maggioranza messa a dura prova

Durante il voto degli articoli del ddl la maggioranza ha però retto più volte solo per poco. Sull'articolo 8, uno dei più significativi e dibattuti del provvedimento, la differenza è stata solo di 7 voti, considerando che al Senato l'astensione equivale ad un no: ai 124 sì si sono contrapposti 74 no e 43 astensioni, per un totale di 117.
FI VOTA CONTRO: «È PROPAGANDA». Prima del voto segreto, Peppe De Cristofaro di Sel ha annunciato in aula l’astensione spiegando che «il falso in bilancio avrebbe meritato una ben altra impostazione e non un compromesso al ribasso». Voto contrario di Forza Italia, espresso dal senatore Giacomo Caliendo che ha parlato di un «articolo incostituzionale» e di una «norma propaganda» del governo.
Lo stesso era accaduto per un emendamento del forzista Caliendo, bocciato solo per cinque voti e grazie a diverse assenze nei banchi azzurri; e per l'articolo 10, passato con quattro voti di differenza.
M5S: «PIANISTI IN AZIONE». La maggioranza ha tenuto per un pelo anche su altre votazioni. L'emendamento 10.311 a prima firma Caliendo che chiedeva una modifica sul falso in bilancio è stato bocciato solo per cinque voti. Molte assenze nei banchi azzurri.
In missione i senatori Amoruso, Scilipoti e Villari; non hanno votato Bonfrisco, Cardiello, Fazzone, Floris, Galimberti, Ghedini, Minzolini e Verdini.
Stessa situazione sull'articolo 10: quattro i voti di differenza. Il nuovo reato di falso in bilancio è stato approvato con soli tre voti di scarto.
Il Movimento 5 Stelle, tra l'altro, ha denunciato i 'pianisti' ed è scoppiata la polemica dopo che il senatore Ciampolillo ha accusato il collega Aracri di Fi di aver votato anche per Lucio Tarquinio, al momento delle votazioni assente. Il presidente di palazzo Madama ha ritirato la tessera, rispondendo poi ai grillini: «Se volete buttarla in caciara...».

  • Denunce di presunte irregolarità del M5s durante il voto in Senato sul ddl Anticorruzione.

OSTRUZIONISMO GRILLINO. «Ci siamo astenuti sull'articolo 8 che riguarda la non possibilità di effettuare intercettazioni per le indagini su società non quotate in Borsa, tra le quali cooperative 'rosse' e 'bianche' e fondazioni politiche che fanno girare milioni di euro», hanno riferito i senatori M5s, Maurizio Buccarella ed Enrico Cappelletti. «Ci siamo astenuti», hanno aggiunto, «dopo che sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti che prevedevano il massimo di pena a 6 anni e la possibilità di effettuare intercettazioni». I senatori hanno ribadito di avere poi «votato 'no' all'articolo 9 relativo alla 'tenuita' del fatto, perché l'introduzione di questa fattispecie abbinata all'entrata in vigore domani del decreto legge sulla depenalizzazione dei reati può annullare l'introduzione del reato di falso in bilancio pur 'soft' in questo disegno di legge».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso