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MAMBO 1 Aprile Apr 2015 1335 01 aprile 2015

D'Alema? I pm la smettano: la politica non è tutta malaffare

Non c'è reato. Ma le telefonate su libri e vini dell'ex premier sono state divulgate. Basta.

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Massimo D'Alema.

Il processo pubblico a Massimo D’Alema è nei sogni di alcuni procuratori della Repubblica, di personaggi dei media promotori del giustizialismo, di nemici “interni” e “esterni” all’ex premier.
D’Alema è una preda grossa per quello che rappresenta, perché la sua fine per via giudiziaria concluderebbe un’intera vicenda della sinistra, perché, malgrado sia rottamato, è uno che ha sette vite come i gatti e come i gatti, lo diceva l'ex c.t. della Nazionale Giovanni Trapattoni, se non sono nel sacco non puoi dire di averli presi.
Processi oppure tentativi di processi a D’Alema ci sono stati e sono tutti finiti in una bolla di sapone.
Bravo lui o meno bravi gli inquirenti, chissà.
LO SCHEMA È COME CON LUPI. Quel che è certo che il “cinghialone” comunista e post-comunista non lo hanno ammazzato. Ora ci prova il noto pm di Napoli Henry John Woodcock, autore di tante inchieste finite male.
Il quadro investigativo proposto è chiaro, come lo era per l'ex ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.
I magistrati dicono che non c’è reato. Tuttavia ritengono di dare in pasto al pubblico intercettazioni in cui due persone affermano che hanno finanziato la fondazione dalemiana, che hanno comprato un libro sull’euro dello stesso ex presidente Ds e che avrebbero ordinato alla sua cantina 2 mila bottiglie di vino.
I POLITICI POSSONO VIVERE? Sul piano dell’opportunità si possono fare diverse obiezioni, soprattutto quella dello stock di bottiglie di vino comprate da una coop amica. Era meglio evitare.
Ma c’è un punto che va affrontato senza chinare la testa ed è questo: chi ha fatto politica, a sinistra e a destra, può continuare a vivere oppure è messo ai margini per scontare la colpa degli anni della sua attività pubblica?
Chi ha fatto politica spesso gode di vantaggi che altri cittadini non hanno: pensioni, notorietà, sistemi di relazioni.
In altri Paesi i politici di gran nome fanno conferenze, consigliano grandi aziende o finanziarie, insomma fanno quello che credono e vogliono con l’opinione pubblica che li giudica, ma senza che i magistrati intervengano nelle loro vite se non hanno commesso reati.
O VA BENE SOLO DI PIETRO? Qui invece bisogna tenere sempre accesa l’idea che la politica, tutta, è malaffare (ovviamente a meno che non la facciano Antonio Di Pietro, Antonio Ingroia, gli amici di Marco Travaglio, i seguaci delle due o tre procure gettonate dallo star system).
Se la politica è tutta malaffare, anzi è peggio della mafia (mai la mafia ha avuto tanti difensori in aree anti-mafiose che ormai sostengono la tesi che politici e Stato sono i veri mafiosi mentre Riina e soci sono in un cono d’ombra), allora l’unica soluzione che possiamo suggerire è la pulizia etnica.
Date ai commissari e ai portavoce di mondi, partiti, movimenti, giornali giustizialisti la facoltà di togliere di mezzo chi non aggrada loro.
Avremo pulizia, molti innocenti saranno colpiti, ma sapete che bella una società di puri che epurano a più non posso? Il compagno Pol Pot sarebbe felice.

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