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POST ELEZIONI 1 Aprile Apr 2015 1635 01 aprile 2015

Nigeria: le ombre su Buhari, dittatore democratico

Musulmano. Fama da repressore. E accusato di collusione con Boko Haram. Muhammadu, 72enne ex militare, si prepara a governare una Nigeria instabile.

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L'elezione democratica di un antidemocratico.
A sorpresa in Nigeria gli elettori hanno scelto l'ex dittatore Muhammadu Buhari, al potere tra il 1983 e il 1985 dopo un colpo di Stato, come loro nuovo capo di Stato.
Le previsioni davano un testa a testa con ballottaggio e la vittoria, con poco scarto, del presidente uscente Goodluck Jonathan.
Tecnicamente, per la prima volta dall'indipendenza del Paese nel 1960 si è compiuta la legge dell'alternanza, senza spargimenti di sangue né scalate manu militari.
RECIPROCHE ACCUSE DI BROGLI. Il 28 marzo, dopo 16 anni di governo monocolore, sotto vari presidenti, del People democratic party (Pdp) il 54% dei nigeriani aventi diritto al voto hanno consegnato il potere all'ex militare 72enne, leader del partito dell'opposizione All Progressives congress party (Apc).
Circa 15 milioni e 400 mila preferenze sono una margine netto rispetto alle 13 milioni e 300 mila di Jonathan (il 45% dei voti). Nonostante le reciproche accuse di brogli, gli osservatori non hanno rilevato irregolarità significative alle urne.
JONATHAN RISPETTA LA TRANSIZIONE. Sconfitto, il presidente uscente ha plaudito al processo democratico, invitando - altro primato nella storia della Nigeria - i suoi supporter ad accettare il risultato («il sangue nigeriano non vale l'ambizione di nessuno»), senza scatenare rivolte.
Il rivale si è congratulato per il fair play, «deciso a dimostrare al mondo di aver imbracciato la strada della democrazia».
Ma il Paese più popoloso e in crescita dell'Africa entra in una fase labile, di passaggio dalla semi-democrazia verso un terreno ancora sconosciuto.

Nigeriane in festa per il risultato delle elezioni. (Getty Images)

Troppe ombre su Buhari per sperare in un cambiamento vero

Troppe ombre pesano sul passato di Buhari per parlare, come nei suoi comizi, di «cambiamento avvenuto».
In campagna elettorale, il neo presidente ha promesso «lavoro e sicurezza per tutti» gli oltre 170 milioni di nigeriani afflitti dalla piaga della povertà e dell'arretratezza, nonostante il Prodotto interno lordo (Pil) viaggiasse a un +8% prima della crisi del prezzo del petrolio.
Per i critici, la ripresa è chiaramente «un'utopia», specie con un capo del governo che, nel suo anno e mezzo al potere, s'impose con le strangolanti misure d'austerity e una fallimentare politica economica protezionista.
SITUAZIONE ORA PEGGIORE. Con gli introiti del greggio in discesa e l'espansione del terrorismo islamico, i tempi saranno necessariamente peggiori.
Ma in tanti hanno dimenticato e in molti hanno creduto alle promesse di pugno di ferro dell'ex generale e dittatore, deposto a sua volta da un golpe.
Che invano per tre volte dal 2003 aveva tentato di farsi eleggere presidente.
Per uno degli strani scherzi della storia, nel 2015 Buhari è legittimamente salito al potere come il primo capo di Stato che ha battuto il precedente alle urne.
FAMA DI MISTER INCORRUTTIBILE. La Nigeria si è affidata a un anziano settuagenario del Nord, musulmano come la maggioranza della popolazione degli Stati settentrionali razziati dalla setta dei Boko Haram, affiliati all'Isis.
Ministro della giunta militare prima della breve presidenza, Buhari fece arrestare di centinaia tra politici, ufficiali e imprenditori corrotti, e mandò a morte trafficanti di droga e di armi.

Buhari, ex capo dell'opposizione in Nigeria, aveva promesso il cambiamento. (Getty Images)

Paese in guerra: a Nord Boko Haram, a Sud il Mend

Negli Anni 80 non spiccò per rispetto dei diritti umani, salvo poi emergere, quasi mezzo secolo dopo, come crociato degli anti-corruttori.
Nel Sud cristiano di Jonathan, il neo presidente è accusato di collusioni con i terroristi di Boko Haram che, dal 2009, hanno fatto oltre 14 mila morti e un milione e 600 mila sfollati.
Ma in realtà è proprio la sua fama di repressore ad aver rassicurato il Nord povero e razziato - nello Stato del Borno occupato dai fondamentalisti, Buhari ha ottenuto il 94% dei voti, un plebiscito - e anche parte del Sud.
VUOLE ARRIVARE AL 2019. Al suo primo mandato, Jonathan è stato viceversa punito per il proliferare della corruzione e il lassismo contro la setta jihadista, arrivata a controllare uno territorio grande quanto la Danimarca.
Votato anche da ex dissidenti imprigionati, Buhari si è definito un «democratico riformato», con nuove vedute economiche. Conta di governare fino al 2019, ma non avrà vita facile.
Con lui al potere, nel Sud ricco di giacimenti i guerriglieri del Delta del Niger (Mend), neutralizzati da Jonathan, hanno promesso il ritorno della lotta armata.
INSTABILITÀ POST ELEZIONI. Nonostate i rinforzi degli ultimi mesi all'esercito da Cameron, Niger e Ciad, Boko Haram è ormai uno Stato nello Stato, avamposto dell'Isis nel Sahel.
Nell'interregno dell'entrata effettiva in carica di Buhari, il 29 maggio 2015, potrebbero esplodere disordini.
Il turbolento dopo elezioni del 2011 fece quasi 1.000 vittime. Jonathan ha dato il buon esempio ma, nella settimana del voto, tre commissari elettorali e un soldato sono morti per le violenze.

  • Lo scrutinio delle Presidenziali del 2015 il Nigeria. (Getty Images)

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