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CENTRODESTRA 1 Aprile Apr 2015 0600 01 aprile 2015

Veneto, Lega Nord preoccupata: Zaia solo +5% su Moretti

Piano Sud ritirato. Effetto Le Pen svanito. Veneto in bilico: Carroccio 44%, Pd 39. Con Tosi (10%) decisivo. Salvini ora è in crisi. E vira verso il Cav e i moderati.

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Matteo Salvini e Luca Zaia.

Un piccolo segnale già è emerso dal linguaggio.
Che sembra tornato quello di una volta, quando la Lega insultava i meridionali.
«Angelino, il siciliano, stia per conto suo». Così Matteo Salvini ha confermato il suo no all’alleanza con il Nuovo centrodestra in Veneto.
Si è accordarto con Forza Italia. Ma non è più “l’altro Matteo” che si pone come unica alternativa a Renzi.
Che dal Veneto sognava di scalare la leadership del centrodestra.
SARKÒ LO METTE IN CRISI. La rimonta francese di Nicolas Sarkozy ha stoppato l’ascesa di Marine Le Pen e messo in crisi il modello del Carroccio come partito nazionale a trazione lepenista.
Il leader leghista ora è più debole con Silvio Berlusconi.
Però anche il Cav ha i suoi guai: l’addio a Forza Italia da parte di Sandro Bondi e della sua compagna Manuela Repetti, che ora andranno nel gruppo misto al Senato, non è solo un pezzo di storia azzurra che se ne va.
Ma il più grave segnale finora di crisi di un partito molto lontano dalla forza della Ump francese di Sarkò.
VOTO IN VENETO CRUCIALE. Una sconfitta in Veneto di Luca Zaia non sarebbe solo un sonoro schiaffo alla leadership di Salvini, ma metterebbe in crisi l’intero centrodestra. E farebbe trionfare Renzi ormai su tutto il territorio nazionale.
Il leader leghista per ora ha rimesso nel cassetto il progetto di sfondamento al Sud per cercare di recuperare un profilo più identitario e meno estremista.
Questo è anche il senso dell’operazione con la quale è pronto ad annunciare l’ingresso di Barbara Saltamartini nella Lega Nord, probabilmente con una conferenza stampa al Senato.
VERSO UNA DESTRA MODERATA. Ex Popolo della libertà, ex Ncd, Saltamartini viene da Alleanza nazionale e rappresenta una destra moderata, molto lontana dagli slogan di CasaPound che hanno riempito la manifestazione romana del Carroccio il 28 febbraio.

La paura dei sondaggi aumenta in casa leghista

Alessandra Moretti del Pd.

Salvini accusa Matteo Renzi, che lo ha bollato come «soprammobile da talk show», di «avere paura» di lui.
Ma in realtà è al contrario la Lega ad avere paura in queste ore per un sondaggio riservato che circola in Via Bellerio.
Darebbe il governatore veneto Luca Zaia a soli 5 punti di vantaggio rispetto alla candidata del Partito democratico Alessandra Moretti.
ZAIA 44%-MORETTI 39%. Queste le tre cifre che stanno facendo perdere il sonno ai leghisti: 44% Zaia, 39% Moretti, 10% Tosi, espulso dal Carroccio.
Nella percentuale attribuita a Tosi sarebbe compresa anche Area popolare (Ncd e Udc) che però influirebbe in minima parte, dal momento che alle elezioni europee prese solo il 3,5%.
Il resto sarebbe tutto di Tosi che si sta impadronendo della tematica della lega federalista abbandonata da Salvini.
ROTTURA PREMEDITATA. Non è un caso che la notizia data da Dagospia sul fatto che il sindaco di Verona avrebbe registrato il sito “Tosipresidente” un mese prima della sua espulsione dal Carroccio, ovvero che avrebbe premeditato la rottura, viene utilizzata dai leghisti come un’arma per arginare l’ascesa dell’avversario.

Bossi: «Salvini doveva chiudere con Forza Italia»

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi.

Il pericolo Tosi è ben fiutato da Umberto Bossi che proprio a Lettera43.it disse: «Matteo sbaglia a buttare fuori la gente durante la campagna elettorale».
E ora ribadisce: «Salvini prima di far fuori Tosi doveva chiudere l’accordo con Forza Italia».
Il Senatùr in sostanza conferma che Salvini ora è stato costretto a «chiudere l’accordo» con Berlusconi da una posizione più debole.
DIETROFRONT LEGHISTA. Dovrà rinunciare a correre da solo in Campania e forse non solo dovrà mollare la candidatura leghista in Liguria, ma anche in Toscana, dove punta sull’economista emergente Claudio Borghi Aquilini, ispiratore della flat tax.
Il braccio di ferro comunque è in corso. Ma è il Veneto ormai la preoccupazione principale.
IMPRENDITORI INDECISI. Non solo i grandi industriali starebbero guardando con attenzione la candidata Moretti, perché in lei vedono un mezzo per attrarre l’attenzione del premier Renzi, ma quello che preoccupa di più Zaia e la Lega è il voto dei piccoli e medi imprenditori, ovvero l’ossatura dell’economia veneta.
«Il modello lepenista è stato utile a fare un buon risultato nazionale alle Europee. Ma ora bisogna fare una lega più leghista», ammonisce il vecchio Bossi.
Ma Salvini saprà dimostrare la stessa astuzia del Senatùr che si è retto per 20 anni sull’eterna altalena della Lega di lotta e di governo?

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