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MAMBO 2 Aprile Apr 2015 1056 02 aprile 2015

L'Italia di oggi sembra un libro di Cormac McCarthy

Tutto è crollato, i sopravvissuti si aggirano depressi cercando cose che non trovano.

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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Sullo sfondo Palazzo Chigi.

C‘è un odoraccio di macerie fumanti nel mondo della politica. Non c’è nulla che stia in piedi, i sopravvissuti si aggirano depressi e inferociti, c’è chi fra i rottami va alla ricerca di cose che non trova, sembra quasi il set di un romanzo di Cormac McCarthy.
La destra è in piena disgregazione. Si lamentano che se ne sia andato anche Bondi, con annessa fidanzata, ma che doveva fare, pover’uomo? Era quello che stava appresso a Berlusconi ma un gruppo di amazzoni lo ha allontanato e lui ha perso il suo centro di gravità permanente. Altri lo seguiranno.
POLITICA ITALIANA ALLO SBANDO. Per il Pd non ci sono più parole. Renzi domina la scena anche se non si capisce come e con chi e soprattutto per fare cosa, visto che l’argomento che dovrebbe assillare le sue giornate, lo stato dell’economia, non è in cima ai suoi pensieri.
Alla sua sinistra assistiamo alla più patetica scena di sopravvivenza di leader che chiamano a condurre battaglie con bandiere e temi che un anno fa consideravano indecenti (vedi il voto di preferenza).
Lega e Grillo sono ininfluenti, anche se rischiano di ingrassare di fronte a questo sfacelo.
Ora torna a galla un’altra sopravvissuta: la magistratura. È una sorta di caricatura del 1992 con pubblici ministeri che credono che la famosa “gente” stia ad aspettare le loro iniziative, con intercettazioni e arresti che durano il tempo di un titolo di giornale, con pm e giudici che si arresterebbero fra di loro, con processi antichi che finiscono senpre più spesso con assoluzioni che non fermano le carriere di magistrati inadeguati. Mai fiducia nella giustizia era caduta così in basso.
SEMBRA ANCORA IL 1992, MA NON LO È. Viene sempre in mente il 1992 perché anche oggi c’è sempre un arresto importante, un nome grosso che finisce nel circuito mediatico-giudiziario, perché i partiti crollano, perché nell’opinione pubblica cresce l’ira e l’allarme, perché l’Italia è, in fondo, sempre la stessa. Ma non sarà il 92.
In quell’anno c’era uno spirito, che poi volse verso il giustizialismo, che spingeva molti cittadini a chiedere alla politica comportamenti più onorevoli. Oggi nessuno chiede niente. Sono invece in piena efficienza i cantieri personali dove si costruiscono micro-carriere anche all’ombra del potere di Renzi. Tutti cercano di mettersi in proprio con procure sempre in allarme per cercare la preda che porta in tivù.
Sarà così per molto tempo ancora. Quando in un Paese muore la destra e muore la sinistra, non c’è scampo.
La destra aveva avuto una grande occasione con Berlusconi, che l’aveva sdoganata tutta, federata e portata al governo. Poi la guerra con le procure, il passato che non passa, la futilità del leader hanno sprecato questo capitale.
SERVONO NUOVI TALENTI. La sinistra aveva fatto una cosa grandiosa sciogliendo il Pci, ma invece di lavorare, liberatosi di un grande nome purtroppo inservibile e dannoso, a costruire un’altra sinistra di tipo socialdemocratico, se ne è andata a caccia di farfalle fingendosi liberale e talvolta liberista, democratica e “nata ora”, insomma si è messa il grembiulino della prima elementare con tanto di fiocchetto come se fosse rinata mentre la storia le pesava addosso tutta intera e soprattutto i nuovi compagni di classe, scoprivano le virtù dell’insolenza, del bullismo, del comando cieco.
E ora di che si lamentano tutti questi? Forse è il tempo di lasciare la politica ai nuovi profeti. Forse è ora di studiare in Fondazioni vere. Forse è ora di cercare fra i più giovani i talenti che possano mandare a casa quelli che comandano. Forse è ora si smetterla di gridare alla fine della democrazia per una banale legge elettorale e per la morte di un inutile Senato.
In tutto questo, fra tutte queste macerie, Renzi si aggira come un capo-cantiere convinto che spazzate le cose vecchie potrà ergersi la nuova casa.
Può accadere, ma può accadere anche che il morto si mangi il vivo.

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