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LEGAL&LAW 2 Aprile Apr 2015 1838 02 aprile 2015

L’Italia sviluppi la cultura degli avvocati pubblici

In Usa l’assistenza legale gratis ai meno abbienti è d'obbligo. Seguiamo l'esempio.

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Una toga d'avvocato.

Il tema del cosiddetto “pro bono” sembra poco conosciuto nel nostro Paese, tanto che se ne parla solo nell’ambito ristretto di alcuni studi legali, soprattutto in quelli statunitensi.
In un periodo di grandi cambiamenti nel nostro ordinamento, anche con riferimento alle riforme nel settore giudiziario, fortemente influenzate dalla necessità di razionalizzare il sistema, ridurre i tempi dei processi e realizzare un’economia nelle spese e nell’impiego delle risorse, il tema delle attività professionali volte al bene comune della collettività dovrebbe invece porsi all’attenzione del nostro legislatore.
UN'ASSISTENZA GRATUITA. La parola “pro bono”, come noto, deriva dal latino “pro bono publico” («per il bene della collettività») e rappresenta da tanti anni uno strumento per garantire l’assistenza legale gratuita a determinate categorie di cittadini, in particolare a quelli dotati di minori risorse finanziarie.
Queste iniziative hanno una chiara impronta dettata dai principi di deontologia professionale.
Infatti, chi gode del privilegio di svolgere la professione di avvocato, dovrebbe assumersi anche la responsabilità di attivarsi in modo che la giustizia divenga un bene accessibile al maggiore numero possibile di persone, in linea di principio a tutti, cittadini e non.
MOLTI NON POSSONO PAGARE. Non è un mistero che migliaia di persone non possano oggi disporre del denaro sufficiente ad affrontare il costo di un avvocato e quello non meno gravoso di un processo, spesso di lunga durata e con esiti che molte volte dipendono dal disporre di un professionista capace e attento.
Nel nostro Paese - dove esiste il gratuito patrocinio, che peraltro fornisce a chi se ne avvale un’assistenza basilare e troppe volte inadeguata - non si è mai sviluppata una cultura del “pro bono”, ponendo questa opportunità di aiutare i meno abbienti alla base della professione forense, come accade negli Stati Uniti.
IN AMERICA È OBBLIGATORIO. Negli Usa lo svolgimento di almeno 50 ore di attività legale a titolo gratuito, non solo rappresenta un obbligo per ciascun avvocato che eserciti la professione (Rule 6.1 dei Model Rules of Professional Conduct), ma si pone come condizione da assolvere da parte degli studenti in legge ai fini dell’abilitazione alla professione di avvocato.
Il candidato deve infatti dimostrare alla commissione giudicatrice di avere fornito il proprio apporto pro-bono, in settori che, seppure non possano riguardare direttamente l’assistenza giudiziale in assenza della prescritta abilitazione, siano ad essa complementari o sussidiari.
Il regolamento per l’ammissione all’Ordine degli avvocati di New York, nel testo emendato l’11 marzo 2015 prevede ora che le 50 ore di pro bono possano essere conteggiate utilmente sin dall’inizio del corso di studi e che esse debbano essere strettamente correlate all’attività legale.
SUPERVISIONE DI UN AVVOCATO. Queste iniziative benefiche si svolgono tutte sotto la supervisione di un avvocato abilitato alla professione che deve anche certificare che il lavoro pro bono svolto dallo studente si sia articolato in servizi utili a persone a basso reddito o svantaggiate attraverso l’impiego di competenze di natura legale e a titolo totalmente gratuito.
Allo scopo di rendere efficaci e facilmente raggiungibili gli obiettivi delle iniziative pro bono, sia per i futuri avvocati sia per i professionisti che già svolgono l’avvocatura, esistono negli Stati Uniti uffici e programmi che si occupano della materia.
RAPPRESENTANZA AGLI IMMIGRATI. Fra questi, ha particolare rilevanza l’Office of legal access programs, che fornisce rappresentanza legale agli immigrati che abbiano in corso procedimenti amministrativi sui loro status di soggetti privi di visto di ingresso o che prestino la propria opera in assenza delle norme assicurative locali.
Ma le organizzazioni che si occupano del tema del pro bono negli Usa sono numerosissime, come si deduce da quanto riportato dal sito web dell’Aba (American bar association) che elenca 18 enti che svolgono programmi in materia di pro bono nel solo Stato della California.
È VISSUTA COME UNA MISSIONE. Il pro bono, oltre a presentare vantaggi di deducibilità fiscale per i professionisti statunitensi, si presenta come una missione cui gli avvocati non solo non si sottraggono, ma ambiscono a partecipare, tanto che sono stati creati, a fianco delle molteplici iniziative postate sul web come quella di Probono.net, anche dei software capaci di pianificare in seno agli studi legali la gestione del tempo e delle pratiche svolte per finalità di bene pubblico e di crescita culturale della popolazione.
Questa materia dovrebbe trovare maggiore spazio anche nel nostro Paese.

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