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SCENARIO 2 Aprile Apr 2015 2038 02 aprile 2015

Rimpastino di governo, Renzi esce rafforzato

Delrio alle Infrastrutture. Lascia Palazzo Chigi pure Bonaretti. Inviso al premier. Che mette i suoi fedelissimi nei posti che contano. Mentre Alfano perde peso.

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Matteo Renzi e Graziano Delrio.

La nomina di Graziano Delrio a ministro delle Infrastrutture chiude una partita fondamentale per il governo Renzi. E contemporaneamente dà il via a una serie di movimenti sulle poltrone più calde delle istituzioni, dove è in atto un riequilibrio di poteri ben più importante del cosiddetto “rimpasto” o “rimpastino”.
Perché l’ormai ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio porterà con sé a Porta Pia il suo storico braccio destro, l’attuale segretario generale di Palazzo Chigi, Mauro Bonaretti, col quale il premier non ha mai particolarmente legato. E la sostituzione di Bonaretti ha un grande valore.
LE RUGGINI TRA RENZI E BONARETTI. Al segretario generale è infatti affidato il compito gestire «l’ufficio centrale per il coordinamento dell’iniziativa legislativa e dell’attività normativa del governo, l’ufficio per il coordinamento amministrativo, gli uffici del consigliere diplomatico, del consigliere militare, del capo dell’ufficio stampa del presidente del Consiglio e del cerimoniale».
Praticamente la longa manus del capo del governo sulle strutture di supporto all'esecutivo. Un compito che il fedelissimo braccio destro del neo ministro delle Infrastrutture ha svolto sempre con estrema attenzione, al limite della pignoleria, non accusando minimamente il peso del personaggio nel confronto diretto con Renzi.
Il premier, «pur apprezzando le doti di Bonaretti», racconta a Lettera43.it una fonte renziana sempre molto informata sui rumor di Palazzo Chigi, «comunque non ha mai legato con Mauro. Ormai il rapporto tra i due era irrimediabilmente compromesso, dunque meglio cambiare». Al suo posto si parla di Raffaele Tiscar, già vice di Bonaretti, fiorentino e persona di fiducia di Renzi.
SOTTOSEGRETARIO: IN POLE GUERINI E ROSATO. In corsa c’è anche Antonella Manzione, attuale responsabile dell’ufficio legislativo del governo, indicata però come outsider per la sostituzione di Delrio nel ruolo di sottosegretario, sebbene nella posizione sarebbero in lizza due pezzi da novanta del Partito democratico, il vice segretario nazionale, Lorenzo Guerini, e il vice presidente vicario del gruppo alla Camera, Ettore Rosato, grande conoscitore del Palazzo e delle sue innumerevoli regole.
Intanto al ministero delle Infrastrutture sono già partite le “grandi manovre” in vista dell’ingresso del nuovo ministro. Secondo quanto Lettera43.it è venuta a sapere, giovedì 2 aprile il predecessore Maurizio Lupi ha consumato tutta la batteria del suo cellulare per assicurarsi che la struttura messa in piedi in due anni di lavoro non venga smantellata del tutto nelle prossime settimane. In particolare, l’esponente ciellino si è raccomandato – non direttamente con Delrio – di avere riguardo nei confronti dei «milanesi», senza specificare però nomi e ruoli.

Ncd vuole il ministero del Mezzogiorno

Maurizio Lupi e Angelino Alfano.

Subito dopo la pausa per le festività pasquali, Lupi dovrebbe poi prendere il posto di Nunzia De Girolamo come capogruppo di Area popolare alla Camera. Anche perché le voci di corridoio a Montecitorio danno l’ex ministro delle Politiche agricole pronta a fare i bagagli per ritornare all’ovile di Forza Italia una volta chiuse le urne delle Regionali del prossimo 31 maggio. Un addio che potrebbe rivelarsi prezioso soprattutto per il premier, che vedrebbe andar via dal principale alleato di maggioranza un dirigente di peso che spinge per l’appoggio esterno all’esecutivo.
Eventualità che per il momento Angelino Alfano, comunque non prende nemmeno in considerazione. Prima deve chiudere la partita sul prossimo ministro del Mezzogiorno, nuova declinazione del precedente ministero degli Affari regionali, che la dem Maria Carmela Lanzetta ha lasciato a febbraio.
ALFANO PERDE FORZA CONTRATTUALE. Il leader di Ncd ha bisogno di massima concentrazione per questa trattativa (che si concluderà al rientro dalla breve pausa per le festività pasquali). Dopo il caso Lupi, infatti, l’ex delfino berlusconiano ha perso forza contrattuale con Renzi, tanto che ha dovuto ingoiare la nomina di Delrio e lo svuotamento delle deleghe più “pesanti” dal nuovissimo dicastero, per il quale Alfano aveva indicato inizialmente Gaetano Quagliariello, sentendosi però rispondere picche dal premier, che preferisce una donna.
Il nome caldo è quello di Erminia Mazzoni, vicina al coordinatore di Nuovo centrodestra, ma comunque ascrivibile all’Udc di Pier Ferdinando Casini. Una spanna più indietro resta invece Dorina Bianchi, le cui quotazioni scendono di ora in ora.
GABRIELLI IN PREFETTURA. Un altro segnale negativo per Alfano è la scelta di Franco Gabrielli prefetto di Roma per sostituire il fresco pensionato Giuseppe Pecoraro, che le voci di dentro raccontavano molto vicino al ministro dell’Interno.
Chi conosce l’ex responsabile della Protezione civile, infatti, lo descrive come persona capace che viene da una cultura vicina alla gauche, sicuramente «non ostile alle posizioni del premier».
Un tassello alla volta, dunque, Renzi aumenta la sua forza nei confronti di alleati, compagni di partito e in alcuni casi anche di fedelissimi. Tutto fieno in cascina, che il leader del Pd utilizzerà al momento opportuno, su temi fondamentali per il futuro politico suo e del suo governo. A partire dall’Italicum, ma anche per la riforma del Senato, la Pubblica amministrazione, l’Economia e la scuola. Insomma, i “gufi” non stanno sereni.

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