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INTERVISTA 2 Aprile Apr 2015 0600 02 aprile 2015

Turchia, Grassi: «Gli attacchi fanno comodo a Erdogan»

Assalto alle sedi di polizia e partito. Il presidente adesso può cavalcare le paure. In vista di giugno. «Punta sulle tensioni, guadagnerà voti». Grassi a Lettera43.it.

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Due anni fa c'erano migliaia di manifestanti a sfidare la polizia in tenuta anti sommossa per difendere un parco, ora ci sono commando che sequestrano magistrati e assaltano le sedi del partito di governo (Akp).
A due mesi dalle elezioni parlamentari, le notizie che arrivano da Istanbul raccontano di movimenti terroristi che tentano di appropriarsi di battaglie pacifiche. Il nome di Berkin Elvan, il 14enne ucciso nel giugno del 2013, colpito da una capsula di gas lacrimogeno mentre andava a comprare il pane, è diventato suo malgrado strumento del gruppo armato Dhkp-c. E viene da chiedersi dove sia finito il movimento che occupava piazza Taksim.
«GEZI? NESSUNA SMOBILITAZIONE». «Gezi Park c'è», spiega a Lettera43.it Fabio Grassi, ricercatore di Storia dell'Europa orientale alla Sapienza di Roma ed esperto di Turchia, «anche se la sua presenza pubblica nelle piazze si è sensibilmente ridotta rispetto a quella dei gruppi radicali. Ma non c'è stata una smobilitazione».
Quanto ai fatti del 31 marzo e del primo aprile, osserva Grassi, «non c'entrano niente con Gezi Park. E sul piano politico fanno comodo al partito di governo».

Un manifestante con la maschera di Berkin Elvan. Nel riquadro, Recep Tayyip Erdogan. © Ansa

DOMANDA. Cosa è rimasto dei manifestanti di Gezi Park?
RISPOSTA. Hanno cercato di evolversi in qualche altro modo. Ci sono state tante idee. E ora c'è una silente attesa per le elezioni parlamentari del 7 giugno.
D. In che senso?
R. Uno degli esiti possibili è che il movimento di Gezi Park produca un sensibile aumento di consensi per un partito curdo di sinistra libertaria pluralista: il partito della democrazia dei popoli (Hdp, nato nel 2011, ndr), un nome significativo che si contrappone alla sinistra nazionalista tradizionale.
D. E potrebbe raccogliere consensi anche al di là dei curdi?
R. A morire nelle proteste di Gezi Park sono stati soprattutto gli halevi, una importante minoranza religiosa (sciita, ndr). E non protestano oggi perché non vogliono farsene ammazzare uno al giorno. Ma se tradizionalmente si identificavano con il partito kemalista di sinistra nazionalista, una delle previsioni è che al voto possano scegliere il partito della sinistra pluralista.
D. Anche Berkin Elvan, il ragazzo simbolo di Gezi Park e suo malgrado del sequestro del procuratore Mehmet Selim Kiraz, era halevi?
R. Certo, e il messaggio di suo padre che ha detto di non volere omicidi in nome di suo figlio è nobilissimo e spiega bene come il commando armato stia cercando di cavalcare quelle proteste. Ma Gezi Park non c'entra nulla con le azioni di questi giorni. Del resto il gruppo che ha organizzato l'azione militare e l'assalto di oggi è molto antico.
D. Lei pensa che l'argomento sicurezza potrebbe essere usato in campagna elettorale?
R. Evidentemente una situazione come questa può essere presentata come un attentato alla stabilità, a tutto quello che è stato conseguito dal partito di Erdogan. Ricordiamoci che nel 2001 la Turchia era un Paese praticamente fallito che chiedeva aiuti al Fondo monetario internazionale.
D. E questi fatti potrebbero aiutare ulteriormente il presidente?
R. La questione è che la sua leadership ha sempre puntato sulla tensione, sulla contrapposizione. Una serie di personalità autorevoli, come l'ex presidente della Repubblica Abdullah Gül, che avevano atteggiamenti più distensivi sono state emarginate.
D. Chi è Erdogan?
R. È un uomo che viene da un ambiente popolare e ha sconfitto i militari.
D. Il potere turco per eccellenza...
R. E poi la borghesia laica, il movimento di Gülen...
D. Per questo lo chiamano Sultano.
R. Lo chiamano Sultano, ma è più un re borbonico, uso all'atteggiamento bullesco, persino al turpiloquio. Probabilmente pensa che sia una tattica che paga, ma può essere anche qualcosa che gli viene dal cuore, un astio sincero. Erdogan è paradossalmente classista nel suo modo di fare.
D. Le rivolte di Gezi Park non sono state proprio l'espressione di una borghesia laica vinta da Erdogan...
R. No, Gezi Park è stato un vero cambiamento, è riuscito a lambire anche ambienti popolari. In quel movimento c'è stata una maggiore percentuale di aspetti libertari che ha eroso una serie di identità in qualche modo bloccate. E ha costretto anche i curdi a interrogarsi profondamente.
D. Cosa potrebbe succedere a giugno?
R. Il partito della sinistra pluralista potrebbe riuscire a superare la soglia di sbarramento del 10% che da molti decenni blocca la rappresentanza della sinistra e delle minoranza.
D. Un'eredità del colpo di Stato dei militari del 1980...
R. Esatto. Alle elezioni del 2002 solo due partiti l'hanno superata. Quest'anno però l'Hdp ha usato la tattica dei candidati indipendenti. E, se passasse lo sbarramento, l'Akp difficilmente riuscirebbe ad avere la maggioranza che detiene da 13 anni.
D. Crede che Erdogan perderà consensi?
R. No, nessuno prevede una flessione, anzi potrebbe anche crescere. Ma se cambiasse la dislocazione dei voti, sarebbe una vera svolta politica.

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