Graziano Delrio Matteo 140223222623
MAMBO 3 Aprile Apr 2015 1044 03 aprile 2015

Altro che servo di Renzi, Delrio è il suo progenitore

Cattolico, influente, un animale politico allo stato puro: il neoministro è uno dei fautori dell'ascesa del premier. Chiamarlo «consigliere» non solo è riduttivo, ma è anche sbagliato.

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Graziano Delrio e Matteo Renzi.

Non mi tuffo nel dibattito se Graziano Delrio sia stato promosso o rimosso. Non ho l’età. In più trovo che la discussione sul “giglio magico” sia oziosa.
Ogni leader ha avuto la sua cerchia, i suoi Lothar, oggi il suo giglio. Quando è finita la storia del leader, alcuni commilitoni si sono salvati, anche bene, ma nessuno ha lasciato il segno nella storia, e nelle cronache, del Paese.
Si è fatto un film molto bello sul maggiordomo della Casa Bianca, ma è accaduto solo a lui, generalmente la servitù non fa notizia.
Delrio è un animale politico allo stato puro. Di provenienza cattolica, molto amato dai comunisti, ha guidato una città importante ma non fondamentale. È stato capo di quella grande lobby democratica che è l’Anci, che oggi produce classe dirigente per ogni dove e per ogni bisogna.
LA STRANA COPPIA RENZI-DELRIO. Scrivere che Delrio è il più fedele compagno d’armi di Renzi è sempre stato riduttivo. Non lo conosco personalmente ma lo seguo da anni. Credo che il nuovo ministro appartenga a quella categoria di costruttori di strutture e personalità politiche. In tarda età potrebbe essere, se la sua carriera procede spedita, anche un presidente della Repubblica, a meno che quell’incarico non diventi di elezione diretta.
Renzi e Delrio sono, in effetti, una strana coppia. Oggi sembra che Renzi sia il dominus e l’altro il suo consigliere più fidato. Per tanti aspetti credo si possa dire che Delrio sia uno dei pochi scopritori di Renzi. Quindi più che consigliere, padre.
MATTEO NASCE (ANCHE) DAGLI ERRORI ALTRUI. La nascita di Renzi come politico è assai nota. Tutti i suoi passi sono stati fiorentini e tutti, fino al successo di oggi, si sono avvantaggiati delle “coglionate” (scusate la parolaccia) della sinistra e in particolare del mio amico D’Alema.
Se non avessero deciso alcuni anni fa di contrapporre a Renzi quella brava, ma poco popolare, persona che corrisponde al nome dello storico dirigente comunista Michele Ventura (all’epoca fra le sue attiviste c’era Maria Elena Boschi), il premier starebbe ancora a scaldarsi ai bordi del campo.
Renzi deve tutto a D’Alema e a Bersani, senza gli errori del “rottamato” e del pacifico ma ormai incazzato emiliano non avrebbe fatto la carriera che ha fatto.
IL PREMIER È STATO SCELTO. Solo che l'attuale premier non nasce solo dagli errori altrui. Questo è un modo di scrivere la storia un po’ schematico: è come se la parte perdente fosse la parte naturalmente più forte che viene sconfitta perché usa male la propria potenza. Errore tipicamente comunista.
Io credo in due cose, a proposito di Renzi. La prima è che siamo di fronte a un personaggio politico a tutto tondo, il migliore dopo la Prima Repubblica: è intelligente, scaltro, bugiardo, va a viso aperto di fronte alle difficoltà, non ha paura dell’impopolarità. Scusate se è poco.
Tuttavia accanto a queste qualità e ai vantaggi dovuti alla cecità dei suoi competitor, Renzi è stato scelto da qualcuno per arrivare fin dove è arrivato. Molti da tempo sussurrano di massoneria e quant’altro. Non so, non mi importa.
C'È LA MANO DI GRAZIANO. Penso invece che mentre alcuni luoghi del potere a sinistra si gingillavano in lotte intestine, in giravolte fra liberismo e marxismo, c’erano alcuni gnomi, soprattutto nel mondo Dc, in aree ex comuniste stanche dei vecchi elefanti, in qualche vecchio repubblicano (leggi Enzo Bianco) la ricerca ossessiva di una personalità da gettare nella mischia.
E questa si è offerta loro nella persona del giovane politico fiorentino sfrontato, ben accudito, dalla parlantina inesauribile. Lo hanno coccolato, spronato, protetto e poi lui , a un certo punto, ha fatto da solo. Fra questi progenitori di Renzi c’è Graziano Delrio.
Ci sono altri nomi, oltre il suo, ma il suo c’è. Quindi immaginare che sia andato al ministero più forte del governo perché sopraffatto da Lotti - che si dice fa a botte con Minniti per parlare con i servizi segreti e con gli sbirri (telefonatemi, vi aiuto io) - fa un po’ ridere.

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