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DETTAGLI 3 Aprile Apr 2015 1911 03 aprile 2015

Decreto Rai, i consiglieri saranno 'licenziabili'

Il governo svela il ddl: anche l'ad può essere allontanato con il voto del Cda. Leggi il pdf.

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Gli uffici della Rai in Viale Mazzini a Roma.

Dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri sono emersi i dettagli sul decreto Rai.
Secondo quanto ha riportato il sito di Palazzo Chigi i consiglieri di amministrazione della nuova televisione pubblica sono «licenziabili» e il loro incarico può essere revocato. Nuovi poteri e prerogative anche per l'amministratore delegato. Leggi il pdf.
ALL'AD LA NOMINA DEI VERTICI. All'amministratore delegato spettano la nomina dei dirigenti apicali, sentito il consiglio d'amministrazione; la firma di atti e contratti (fino a 10 milioni); la gestione del personale dell'azienda; la proposta al consiglio degli atti e contratti di valore strategico, come i piani di trasmissione e produzione; l'attuazione del piano di investimenti, del piano finanziario, del preventivo di spesa annuale, delle politiche del personale e dei piani di ristrutturazione.
Nominato dal consiglio d'amministrazione su proposta dell'assemblea dei soci, l'amministratore delegato non è dipendente Rai, resta in carica per tre anni, «salva la revoca delle deleghe in ogni momento» da parte dello stesso consiglio, «sentita l'assemblea». Una disposizione che di fatto conferma, pur disciplinandola in modo più dettagliato, la normativa attuale, che consente al board di sfiduciare il direttore generale. In caso di revoca, spiega ancora il disegno di legge, l'amministratore delegato deve accontentarsi di un'indennità pari a 3/12 del suo compenso annuo.
CDA REVOCABILE DALL'ASSEMBLEA. Anche i componenti del consiglio d'amministrazione, sette al posto degli attuali nove, possono essere 'revocati' dall'assemblea: un 'licenziamento' che diventa efficace dopo la «valutazione favorevole» della Vigilanza.
Anche oggi il Testo unico della radiotelevisione (che ha 'assorbito' la legge Gasparri) prevede che la Vigilanza possa formulare una delibera con cui chiede all'assemblea dei soci di revocare la nomina di un consigliere; nelle assemblee convocate per la revoca o l'azione di responsabilità, il rappresentante del Tesoro vota in linea con le indicazioni della commissione.
Il presidente viene eletto dal board all'interno dei suoi membri (quattro eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo e uno designato dall'assemblea dei dipendenti). Il consiglio, oltre ai compiti attribuitigli da legge e statuto, approva il piano industriale e quello editoriale, il preventivo di spesa annuale e gli investimenti superiori a 10 milioni di euro. Ad e cda «sono soggetti alle azioni civili di responsabilità previsti dalla disciplina ordinaria delle società di capitali».
LA RIFORMA DEL CANONE ENTRO UN ANNO. Il ddl delega al governo il compito di adottare, entro un anno dall'approvazione della riforma, «uno o più decreti legislativi» che tengano conto, tra l'altro, di alcune esigenze come l'«efficientamento» del finanziamento della Rai in considerazione «del livello di morosità», «dell'incremento delle disdette», «dell'analisi costi-benefici nel perseguimento di politiche finalizzate a perequazione sociale ed effettività delle riscossione».
Il documento che definisce gli obblighi di servizio pubblico dura cinque anni e non più tre. Le linee guida sugli «ulteriori obblighi» legati allo sviluppo dei mercati e al progresso tecnologico oggi vengono fissate dall'Autorità per le comunicazioni d'intesa con il ministro delle Comunicazioni: il ddl prevede che gli indirizzi per il raggiungimento dell'intesa con l'Autorità vengano decisi dal Consiglio dei ministri.
STOP CONCESSIONE SE SI PRIVATIZZA OLTRE 10% CAPITALE. Se il ministero dell'Economia, che detiene il 99.56% della Rai, dovesse vendere una quota di capitale superiore al 10%, verrebbe automaticamente meno la concessione del servizio pubblico. Il provvedimento inizia il suo iter dalla commissione Lavori pubblici del Senato: «Ci sono tutti i presupposti per fare presto come auspicato da Renzi», ha detto la segretaria della commissione, Laura Cantini. «Il Pd chiederà di fare gli straordinari per approvare la riforma in tempi utili per il nuovo Cda».

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